Viaggio a Venezia – day # 1

 Oggi voglio raccontarvi di un viaggio che io e Antonio abbiamo fatto per San Valentino. E’ una nostra piccola tradizione, quella di fare un viaggetto ogni febbraio con la scusa della festa degli innamorati. Per adesso ci siamo soffermati sull’Italia, perché troppo spesso siamo presi dalla smania di andare all’estero, senza prima conoscere le nostre bellezze. E di città belle ne abbiamo veramente tante. Così, dopo aver visitato Roma, Milano e Firenze, quest’anno abbiamo deciso di andare a Venezia.

Tralasciamo i dettagli sul viaggio (firmato ryanair) e sul fatto che stavamo per perdere l’aereo… Tutto ciò ripagato da giornate meravigliose (nonostante il periodo caratterizzato da costanti piogge, per le quali ci eravamo adeguatamente attrezzati, abbiamo trovato sempre bel tempo) e con un’ottima scelta di albergo. L’hotel Commercio e Pellegrino, si è infatti rivelato un’ottima scelta e lo consiglio vivamente a chiunque volesse fare un viaggio in questa splendida città.Ma, torniamo a noi.
Io avevo dei ricordi vaghi di Venezia, perché ci ero già stata da bambina in gita scolastica accompagnata da mia madre. Ricordavo vialetti nascosti che sfociavano in piccole piazze. Tantissimi negozietti pieni di maschere e tessuti in pizzo. Barchette che sfrecciavano su e giù per la laguna. La costante paura di cadere in acqua. Ma vederla adesso, da grande, mi ha fatto un effetto diverso.
Inutile dire che la vista era mozzafiato. Da lassù si può vedere tutta la laguna. Una cosa molto “buffa” che abbiamo notato, è stato il cimitero di Venezia. Non per il cimitero in sè (ovviamente), ma per le circostanze. Da lontano scorgevamo un isolotto pieno di alberi e ingenuamente abbiamo creduto fosse un parco o qualcosa del genere. Poco dopo, sfogliando la mia guida, ho letto che si tratta di tutt’altro, ossia del cimitero di San Michele, costruito sull’isola omonima per volere di Napoleone, per questioni di igiene e per evitare che si diffondessero malattie in città. Insomma, una bella gaffe. Meno male che intorno avevamo solo stranieri che non hanno capito cosa ci siamo detti.
Una volta tornati in piazza, siamo entrati dentro la Basilica di San Marco. Purtroppo scattare fotografie all’interno è stato impossibile, dato il divieto di portare macchinette fotografiche dentro la Chiesa e anche a causa dell’oscurità (per cui quelle poche fotografie che siamo riusciti a “rubare”, non sono di grande qualità). Ma, a parte questo inconveniente, la Basilica è molto bella e ciò che mi ha colpito di più, a parte le ampie cupole, sono stati i mosaici dorati, che capeggiano su tutto il resto. Molto interessante è stato ammirare il Tesoro della Basilica di San Marco. Anche qui, per quando riguarda le fotografie, è valido il discorso di prima. Quella che segue è una dei pochi scatti veramente belli fatti da Antonio.
Il Tesoro della Basilica di San Marco consiste in una preziosa raccolta d’arte sacra composta principalmente da oggetti orientali datati tra il VI e il XII secolo, portati a Venezia dopo la conquista di Costantinopoli nel 1204, ma anche di opere di oreficeria veneziana e occidentale dei secoli successivi. Il percorso che abbiamo seguito aveva una disposizione cronologica e si snodava fra anfore, vasi, coppe egiziane, romane, asiatiche, icone bizantine, calici in ventro e cristallo di rocca, reliquiari, arredi sacri, rilegature di libri sacri. Uno dei pezzi forti di questa raccolta è la Pala d’Oro, capolavoro dell’oreficeria bizantina e veneziana, realizzata in più fasi tra il X e il XIV secolo.
Dopo una breve sosta alla Piazzetta dei Leoncini, ci siamo soffermati ad ammirare Piazza San Marco, come potete ammirare nelle fotografie sottostanti.
Informandomi su Venezia nei giorni prima della partenza, non avrei detto che fosse tanto grande. Invece, una volta ritrovatami tra i suoi mille vicoli, a dover superare l’ennesimo ponte o finita in una strada chiusa, ho capito che non è per niente una città così piccola come può sembrare dalla cartina.
In realtà la cosa migliore che può succederti a Venezia è quella di perderti. Perché solo così ci si può ritrovare in dei luoghi nuovi, nascosti agli occhi degli altri, tra maschere, incontri buffi, ponti sconosciuti e vicoli segreti.
Finalmente siamo riusciti ad arrivare sul famoso Ponte di Rialto.
Dire che è maestoso è dire poco. Siamo rimasti affascinati dal Canal Grande e dal traffico presente. In primis risaltano le famose gondole, su cui abbiamo rinunciato a fare un giro, dati i prezzi, ma che abbiamo ammirato costantemente.
Dopo esserci dedicati ad un pò di shopping nei mille negozietti presenti sul Ponte di Rialto e aver scattato qualche fotografia, ci siamo rimessi in cammino. Il nostro obiettivo era quello di sorpassare il Ponte dell’Accademia per arrivare fino a Punta della Dogana e ammirare la Basilica di Santa Maria della Salute.
Questa Chiesa ha un’architettura completamente diversa rispetto alla Basilica di San Marco e devo ammettere che mi è piaciuta molto di più. Per la sua forma ottagonale, le sue innumerevoli finestre che permettono alla luce di entrare prepotentemente, i marmi della pavimentazione che danno un’aria del tutto diversa. Questa Basilica mi ha colpita così tanto da essermi soffermata ad accendere una candela. Diciamo che questa è un’altra mia piccola tradizione. Quando entro in una Chiesa che mi colpisce particolarmente, mi soffermo a dire una piccola preghiera e ad accendere una candela. E’ come se fosse un segno del mio passaggio.
Il primo giorno di vacanza è finito con noi che eravamo distrutti e con i piedi doloranti. Ma devo dire che ne è valsa la pena.
Se questo post vi è piaciuto, prossimamente racconterò i restati giorni della nostra mini-vacanza.
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