I giorni, i mesi, gli anni

Mi accorgo solo adesso che nella mia vita ho sempre vissuto ogni giorno con un obiettivo ben preciso in mente. Ogni giorno, ogni mossa, ogni evento era come un pezzo di un puzzle, un pezzo di un progetto che mi ero prefissata. Raggiungere qualcosa. Sempre. Fare un interrogazione, finire il tirocinio, scrivere la tesi. Tutti momenti importanti, ma di cui non mi è rimasto niente. E adesso mi sembra strano vivere così. Vivere senza scadenze. Se solo lo avessi capito prima. Forse i giorni, i mesi, gli anni non sarebbero passati così velocemente. Forse avrei più ricordi a nutrirmi l’anima. Forse avrei vissuto questa vita veramente.

Capisco solo adesso che ogni momento diventerà un ricordo, che serberò per sempre in uno scrigno. Un ricordo che mi aiuterà ad andare avanti. Un ricordo che mi salverà nei momenti difficili. Un ricordo che solo a ripensarci mi farà sorridere. Un ricordo che mi farà rendere conto di quanto sono fortunata.
Le tapparelle che si alzavano. I primi raggi del giorno che entravano nella stanza. Rumore di tazze. I biscotti inzuppati che si rompevano nel latte caldo. Il profumo di caffè mi entrava nel naso e all’epoca un pò mi infastidiva. Fare colazione di fretta, solo noi donne, per poi correre di nuovo a letto. Iniziavano così le nostre domeniche, quando papà lavorava e noi passavamo la giornata nel lettone a fare una scorpacciata di cartoni animati. Anastasia, Il Re Leone, La Bella e la Bestia, Le avventure di Bianca e Bernie. Quelle domeniche sapevano di pigiami tenuti addosso per tutto il giorno, di lenzuola stropicciate, di capelli arruffati, di risate. Giornate che per noi avevano qualcosa di speciale. Solo adesso capisco il perché.
I vetri della macchina erano tutti appannati. Io mi divertivo a fare disegnini sul finestrino e lui mi sgridava. La luna ci guardava e forse ci ha visti anche cambiare. Le parole andavano lontano, come la nostra immaginazione, come i nostri sogni. L’aria era umida, densa. Il riscaldamento acceso per combattere i brividi. La musica suonava. Mi sentivo libera, leggera. Come se tutte le forze del mondo mi avessero spinta ad essere lì, con lui. Non pensavo che anche quei momenti avrebbero contribuito a costruire la nostra storia.


Una giornata primaverile, da legare la giacca ai fianchi e rimanere a maniche corte per la prima volta quell’anno. Abbiamo pedalato sotto al sole, per poi proseguire a piedi. Ci siamo fermati sotto un albero per raccogliere dei fiori, che poi, una volta a casa, abbiamo sistemato in uno di quei bicchieri della nutella con un pò di acqua. E noi tutte fiere. Ricordo le capriole sull’erba, l’odore delle mani sporche di terra, il tumore della carta dei tronky con cui abbiamo fatto merenda. Non so se i miei genitori ricordano questo pomeriggio. Io ce l’ho stampato in testa.

Attimi come questi e come tanti altri. I giorni, i mesi, gli anni. Sono tutti passati così velocemente. E sono elettrizzata al pensiero di come saranno quelli futuri. Chissà cosa succederà. E forse adesso sono anche un pò spaventata.
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