“BISG FISH – LE STORIE DI UNA VITA INCREDIBILE”

“Vi è mai capitato di sentire una barzelletta così tante volte da dimenticare perché é divertente? E poi la sentite di nuovo e improvvisamente è nuova. E vi ricordate perchè vi era piaciuta la prima volta… A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Esse continuano a vivere dopo di lui, e così lui diventa immortale.”
 
Questa citazione riassume alla perfezione il film di cui voglio parlarvi oggi.
 
Devo ammettere la mia ignoranza. Non conoscevo “Big Fish”. L’ho scoperto casualmente sul canale youtube “Non aprite questo tubo” di Claudio Di Biagio, in particolare nella sua rubrica “Il mio cinema”. Mi sono subito accorta che era inutile continuare a guardare la video-recensione non avendo visto il film. Ma mi aveva incuriosita. Mi sono ripromessa di guardarlo e ci sono riuscita solo in questi giorni.
 
“Big Fish” mi ha colpita. Mi ha colpita per le storie fantastiche che lo popolano. Storie a cui non si sa se credere, storie che abbattono il confine tra realtà e fantasia, storie che attraversano una vita intera. Straordinario è anche il modo in cui Tim Burton racconta l’amore, un amore che sconfigge il passare del tempo.
 
Quella notte Carl incontrò il suo destino ed io il mio. Dicono che quando uno incontra l’amore della sua vita il tempo si ferma. Ed è vero. Quello che non dicono è che quando il tempo si rimette in moto va a doppia velocità per recuperare.
 
Mi ha molto colpita il rapporto tra Edward Bloom (il protagonista) e il figlio Will, su cui si basa gran parte della narrazione. Ed è solito narrare storie fantastiche e assurde riguardanti la sua vita, tra lo stupore di chi lo circonda. Suo figlio, crescendo, ha iniziato a non apprezzare più questa caratteristica del padre, fino a che il loro rapporto si è completamente deteriorato. Ma con la malattia di Ed, Will compie un viaggio personale tra le storie del padre, cercando di separare la realtà dalla fantasia e scoprendo così che non tutto ciò che raccontava il padre era frutto della sua immaginazione. Arriverà ad apprezzare il gusto del racconto, tanto che sarà lui stesso a raccontare (e quindi ad inventare) la scena della morte del padre, il quale va via immerso nell’acqua del fiume, mentre tutti i personaggi delle sue storie sono lì per salutarlo e augurargli buon viaggio. Il giorno del funerale del padre, Will incontra in carne e ossa questi personaggi, non riuscendo però a cogliere la differenza tra quelle persone e i personaggi delle storie che era solito ascoltare. Allora Will capisce che il padre non era “poco serio”, ma amava colorare la sua vita con elementi fantastici, per renderla così più interessante. Will riesce quindi a cogliere il gusto del raccontare una storia, tanto che sarà egli stesso a tramandare le storie del padre al proprio figlio, in modo che Ed possa così diventare immortale.
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