I LIBRI DI FABIO VOLO

Magari può sembrare strano che una come me, che vi ha parlato di Alexandre Dumas e di Elsa Morante, ora vi parli di Fabio Volo. A settembre mi sono incaponita con l’idea di leggere TUTTI i suoi libri per capire cos’abbia di tanto speciale questo personaggio diventato scrittore di cui tutti parlano. Di certo è versatile e questo s’era capito. Dei suoi libri, invece, cosa posso dire? Leggerli rigorosamente in ordine cronologico mi ha dato l’opportunità di cogliere l’evoluzione di questo scrittore. La sua intenzione narrativa l’ho colta fin dal principio, ma è con gli ultimi libri che  riesce a raccontare un mondo interiore nel quale ognuno di noi può immedesimarsi e immergersi. Sicuramente non ci sono paragoni con i grandi autori della letteratura (quella vera), ma alla fine devo ammettere che alcuni dei suoi libri mi sono piaciuti.

Esco a fare due passi – Non c’è dubbio, il primo libro per me è stato una delusione. Non lo so, mi aspettavo qualcosa di diverso. Innanzitutto mi aspettavo una storia, non un monologo. E questo libro è solo un monologo. Nello specifico è una lettera che Nico, il protagonista, scrive al se stesso del futuro, esprimendo tutte le sue paure, i suoi problemi, le sue ansie e quella sensazione fastidiosa che nella sua vita manchi qualcosa. Ma vai a capire cosa. In questo monologo-lettera Fabio Volo tratta diversi argomenti: le relazioni con le donne (basate quasi esclusivamente sul sesso), la propria infanzia, le prime esperienze (dalle canne alle prime “cotte”), il lavoro, gli amici di sempre, la musica (immancabile colonna sonora di qualsiasi vita). Non mi sento di bocciare totalmente questo libro se lo penso in relazione a quelli che seguono e quindi se lo penso come un punto di partenza. Ma una cosa è certa. Quando ho finito di leggerlo mi sono detta: “Se anche gli altri sono così, i prossimi mesi saranno pesanti”.

È una vita che ti aspetto – Con il secondo libro Fabio Volo ha sicuramente fatto un passo in avanti. Innanzitutto c’è una storia. Una storia vera. Anche se i temi trattati sono pressoché gli stessi: l’infanzia, il rapporto con i genitori, le ragazze, gli amici, il lavoro. Anche il leit motiv è sempre lo stesso: Francesco, il protagonista, sente che nella sua vita c’è qualcosa che non va ed inizia a sentirsi depresso, solo, infelice. Durante una visita medica gli viene diagnosticato di essere “malato di non vita”. In sostanza i suoi malori sono dovuti alla sua infelicità, alla mancanza di amore, al suo esistere invece di vivere. Da questo momento Francesco decide di agire cambiando qualcosa nella propria vita, convinto che il cambiamento doveva iniziare da lui e poi tutto il resto sarebbe arrivato di conseguenza.

“Non sono le cose che vengono verso di me, sono io che devo andare verso di esse.”

Così inizia a fare dei piccoli ma significativi cambiamenti nella sua vita. Per esempio, smette di fumare. Poi decide di ridurre il suo orario di lavoro (passando al part-time), riscoprendo così l’amore per il proprio lavoro. Incontra una ragazza, Ilaria, e riscopre con lei il piacere di amare e di lasciarsi amare, il piacere di conoscersi, senza fretta, il piacere di scegliersi e riscegliersi ogni giorno, il piacere di condividere tutto, anche le piccole cose. Alla fine del libro abbiamo un Francesco nuovo, che si gode la vita e che ricerca la felicità nelle piccole cose. Perché la felicità è fatta di “picchi che durano attimi, secondi”.

Un posto nel mondo – Mi piace quando un libro mi fa pensare a qualcosa a cui prima non avevo mai pensato. Fabio Volo con il suo terzo libro mi ha fatto pensare che nella vita bisogna avere il coraggio di essere se stessi e di amarla davvero questa vita qua.

“Non si tratta di essere felici o no, ma di qualcosa di diverso, di un nuovo sentimento che ci fa sentire uniti a qualcosa di misterioso e che non ci abbandona mai. Non so se è felicità, io lo chiamerei star bene. Bene veramente.” 

Se non si è sereni non ci si gode niente della vita, tutto passerebbe sotto il nostro naso mentre noi siamo troppo presi a guardare altrove. E’ vero che a volte è più comodo e rassicurante essere quello che gli altri si aspettano che tu sia o anche quello che tu pensi che gli altri si aspettano da te. Ma a volte è faticoso. E anche un pò triste. D’altra parte è anche difficile prendere una decisione come quella di Michele, il protagonista, ossia lasciare tutto e andare in Costa Rica per nove mesi. Lo so che esistono davvero persone che lo fanno. Ma non credo che faccia per me. Apprezzo molto, però, questo racconto. Il racconto di un uomo che riprende in mano la propria vita grazie ad una perdita e ad un viaggio. Trovare il proprio posto nel mondo sta diventando sempre più difficile. Michele ha avuto il coraggio di cambiare, di mettersi alla prova, di sperimentare, di guardare il mondo con occhi diversi. E alla fine ci è riuscito a trovare il proprio posto nel mondo.

“Le mie lacrime contenevano tutto. Ho pianto per quanto sono stato bene e per quanto sono stato male in tutta questa vita. Questa vita che per fortuna ho avuto il coraggio di amare. Questa vita che mi sono preso e che ho voluto vivere fino a farla stancare al punto di desiderare un pò di riposo, di desiderare d’addormentarmi come da piccolo sul sedile della macchina dopo essere stato dai nonni con la mia famiglia, stravolto per aver giocato tutto il giorno. E addormentato aspettare che mia madre mi prenda ancora una volta in braccio per portarmi finalmente a casa, dopo questa incantevole avventura.”

Il giorno in più – Chiamatemi anche romanticona, ma il quarto libro è quello che mi è piaciuto di più. Sin dalle prime pagine ho riscontrato un’evoluzione di Fabio Volo come scrittore, a cui corrisponde sicuramente un’evoluzione come uomo. C’è un passo in avanti anche a livello stilistico, non più semplice come nei libri precedenti, e anche nel racconto, che diventa più complesso e articolato. Nonostante questo, ho notato ancora dei punti in comune con i libri precedenti. I temi trattati sono sempre li stessi: gli amici d’infanzia, i ricordi legati alla famiglia, i rapporti fugaci con le donne, una sorta di inquietudine di fondo. Forse questi sono tutti elementi così intimamente legati con lo scrittore che per questo non può fare a meno di parlarne, come se facessero parte della sua pelle. In fondo, uno degli aspetti negativi, se vogliamo, dell’essere scrittore, è che in ogni storia e in ogni personaggio ci sarà sempre qualcosa di personale. Ho, però, commesso un grande errore: guardare il film. Tra l’altro prima di finire il libro. Cosa dire? Il film mi ha profondamente delusa. Non solo perché succede sempre così, ma anche perché nel film ci sarà, non lo so, solo il venti per cento del libro. Qui, secondo me, Fabio Volo ha toppato alla grande. Il libro, invece, mi è piaciuto. Belli i personaggi. Bella New York di sottofondo. Ma soprattutto, bella la storia d’amore. Dolce. Entusiasmante. Quasi sussurrata. Una storia d’amore che è innanzitutto un viaggio alla scoperta di se stessi.

“A me piace amare una persona e conoscerla a memoria come una poesia, perché come una poesia non la si può comprendere mai fino in fondo. Infatti ho capito che amando non conoscerai altro che te stesso. Il massimo che puoi capire dell’altro è il massimo che puoi capire di te stesso.”

Il tempo che vorrei – Questo quinto libro è inaspettato. Soprattuto nel finale. Se leggendolo credete di averci capito qualcosa, scoprirete di non averci capito niente. Detto questo, penso che mai come in questa storia Fabio Volo ci abbia messo qualcosa di suo. Della sua vita, intendo. In questa intervista di Pif (se non avete mai visto “Il testimone” dovete assolutamente vederlo) si è raccontato un pò come Lorenzo, il protagonista di questo libro. Un ragazzo cresciuto in difficoltà economiche, che ha lasciato la scuola molto presto iniziando a lavorare giovanissimo, che si è formato grazie ai libri. Un ragazzo che si è fatto da solo e che ad un certo punto della sua vita ha capito che prima di riuscire ad amare una donna, doveva riuscire ad amare suo padre.

“Abbiamo avuto una relazione difficile e il nostro è quel tipo di amore che solamente chi ha avuto il coraggio di odiarsi può conoscere. Quell’amore vero, guadagnato, sudato, cercato, lottato. Per imparare ad amarlo ho dovuto fare il giro del mondo. E più mi allontanavo da lui, più in realtà mi stavo avvicinando.”

Le prime luci del mattino – Dire cosa penso di questo sesto libro mi riesce difficile. Da una parte mi piace che Volo abbia provato a scrivere dal punto di vista femminile e credo che ci sia riuscito. Tra queste pagine sono riuscita ad immedesimarmi in Elena, la protagonista, e nella sua situazione: un matrimonio in crisi che forse non è mai iniziato, una vita passata cerando di fare sempre “la cosa giusta” , la sensazione di vivere nell’idea che gli altri hanno di lei e non essendo se stessa. D’altra parte mi disturba il fatto che per l’ottanta per cento si parli di sesso. E’ questo lo strumento di Elena per capire chi è realmente? Per capire che nella vita può essere qualcos’altro da quello che era abituata ad essere? Per imparare a rischiare, a vivere, a godersi gli attimi, ad avere fiducia in se stessa? Non credo. Lo so che questo è un libro e so anche che molto probabilmente è solo un mezzo, una situazione che le è capitata per poi portarla altrove. So anche che Elena non cercava solo sesso ed infatti finisce con l’innamorarsi del suo amante. Ma, non lo so, c’è qualcosa che non mi ha convinta. Eppure l’incipit del libro mi aveva regalato delle buone aspettative.

“Ci sono momenti in cui la vita regala attimi di bellezza inattesa. Smetti di fare una cosa e ti accorgi che attorno a te tutto è perfetto, il dono di un Dio meno distratto del solito. Tutto sembra sincero. La nascita di una nuova vita, l’alba di un cambiamento, qualcosa di profondo o semplicemente la conferma di un affetto tenuto nascosto, di un sentimento segreto, custodito in silenzio dentro di noi con pudore. O anche la fine di qualcosa, la fine di un momento, di un periodo difficile sempre più faticoso da sostenere. Quando terminano i respiri corti, lasciando spazio a un luogo profondo che riempie e svuota il petto. In quei momento non mi manca nulla.”

La strada verso casa – Il settimo (e al momento ultimo) libro di Fabio Volo mi ha colpita molto. Ma qui il tema principale non è l’amore, bensì la famiglia. I protagonisti di questa storia sono infatti due fratelli, Marco e Andrea, due uomini completamente diversi che hanno l’occasione di riavvicinarsi grazie alla malattia del padre, quando la morte della madre vent’anni prima li aveva allontanati.

“E’ vero, siamo stati una famiglia sgangherata ma è la nostra e va bene così. Lo senti questo legame? Lo stesso che a volte sembra che ti soffochi, che ti tolga il respiro, quello che forse ti ha spinto a vivere lontano. Senti quanto è forte? Quanto è profondo? Io lo rivoglio. Voglio qualcuno vicino a cui poter dire che sono felice.”

Grazie a questa occasione concessali dalla vita, Marco e Andrea vedono la propria vita cadere e pezzi e scoprono di non essere quelli che credevano di essere. Scoprono che vivere significa scegliere: scegliere di amare, di sbagliare, di affrontare il proprio dolore senza paura e anche di tornare indietro se necessario. Ma soprattutto capiscono che vivere significa scegliere di avere coraggio. Coraggio di vedere le cose nella loro realtà, coraggio di vivere un’amore troppo a lungo posticipato, coraggio di rischiare.

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