“THE TRUMAN SHOW”

La prima volta che ho viso The Truman Show è stato un paio di anni fa. Studiavo a Bari e una compagnia di Università mi disse che avrei dovuto vederlo per forza. Aveva ragione. Ho subito pensato a quanto fosse assurdo che io, studentessa di scienze della comunicazione, non lo conoscessi. Sì, perché The Truman Show è ispirato a una tendenza/moda tipica del televisione moderna: raccontare la vita tramite i reality show. Parla, cioè, della nostra tendenza a spiare la vita degli altri. A cosa sarebbe dovuto il successo dei social network, altrimenti? In questo caso, chiaramente, la situazione viene portata all’estremo, fino a diventare paradossale.

Ma torniamo indietro e cominciamo d’accapo.
The Truman Show è l’unico film interpretato da Jim Carrey ad essermi piaciuto. Perché solo qui l’attore si è spogliato della sua più o meno criticabile comicità per contribuire a dare una visione del mondo quasi profetica. Perché il film è uscito nel 1998, quando il fenomeno dei reality show era solo all’inizio. Se pensiamo a quanto è successo dopo, non possiamo fare altro se non accorgersi di quanto sia geniale.
Il film racconta la storia di Truman Burbank, un uomo di trent’anni che vive apparentemente una vita perfetta, ma che in realtà è il protagonista del reality show più seguito al mondo, “The Truman Show” per l’appunto. La sua vita è ripresa in diretta da quando è nato, cioè da quando fu adottato da un network televisivo in quanto frutto di una gravidanza indesiderata. Tutto intorno a lui è costruito e pianificato nei minimi dettagli. L’isolotto su cui vive è in realtà uno studio televisivo dove il regista Christof manovra il tutto dalla cupola che costituisce il cielo. Tutte le persone con cui si relaziona, anche i genitori, la moglie e il migliore amico, sono in realtà degli attori che non provano reali sentimenti per lui. Tutto nella sua vita è finzione: le relazioni umane, le albe e i tramonti, il cielo e tutti i fenomeni atmosferici. Christof, il regista, è così geniale da aver anche costruito a tavolino la paura di Truman per l’acqua in modo che questa gli impedisca di cercare di lasciare l’isola. Eppure tutto è reale perché Truman è reale ed è per questo che migliaia di persone lo seguono, osservano la sua solitudine, che poi non è altro che è la solitudine di ognuno di noi vive quando ci sediamo davanti la tv per spiare la vita degli altri, estraniandoci dal mondo esterno, anziché vivere la propria di vita.
“Siamo veramente stanchi di vedere attori che ci danno false emozioni, esauriti da spettacoli pirotecnici ed effetti speciali. Anche se il mondo in cui si muove è in effetti per certi versi fittizio o simulato, non troverete nulla in Truman che non sia veritiero. Non c’è copione, non esistono gobbi. Non sarà sempre Shakespeare ma è autentico. E’ la sua vita.”
Così il regista spiega il suo programma televisivo e il suo successo. Ma qualcosa in Truman inizia a cambiare il giorno in cui, uscendo di casa, vede un faro di proiezione cadere dal cielo, a causa del deterioramento del set dopo tanti anni di registrazione. A questo evento ne fanno seguito altri, come la presenza sul set di alcune persone del mondo esterno che fanno parte del  gruppo “No Truman Show” che cercano di far capire la verità a Truman o l’apparizione del padre che lui credeva morto (annegato durante una gita in mare con lui). Quel senso di estraniamento con la sua vita che lo ha sempre abitato e la voglia di lasciare quel posto in cui è nato e cresciuto, diventano così sempre più forti, perché niente riesce a placare i dubbi che vivono in lui. Tutti questi errori tecnici che Truman inizia a notare diventano per lui una certezza. Certezza che lo porta a ricordare tanti eventi della sua vita e a leggerli in maniera diversa, come l’incontro con Lauren, una ragazza conosciuta al liceo che lui ha sempre segretamente amato e cercato, ma che era stata allontana dal set in quanto non solo era una semplice comparsa, ma stava anche tentando di rivelargli la verità. E’, dunque, l’amore, quello vero, che spinge Truman a rendersi conto della realtà che lo circonda e che lo spinge ad uscire da quel mondo di falsità nel quale ha sempre vissuto. Questo sentimento lo spinge a vivere il momento apice del film, ossia il suo finale. Truman si avventura su una piccola barca ed affronta il mare, che in un batter d’occhio, su volontà del regista, diventa un mare in burrasca. Ma neanche con quest’ultimo disperato tentativo Christof riesce a bloccare Truman, che in questo modo sta combattendo la sua più grande paura, quella per l’acqua. E una volta arrivato al confine di quel mondo finto, ossia al limite della cupola nella quale ha vissuto tutto la sua vita, toccando il cielo finto che altro non è se non semplice compensato, arriva ad una nuova fase di consapevolezza di se stesso e della sua condizione. Ma la disperazione di sapere che tutto quello che conosceva è in realtà finto non lo blocca. Saluta così il suo pubblico per l’ultima volta, com’era consueto fare.
“Buongiorno! E caso mai non vi rivedessi… buon pomeriggio, buona sera e buona notte!”

E si avvia verso la sua vita, quella vera.The Truman Show non da solo una visione profetica di quella che sarebbe stata la televisione di lì a qualche anno. Tratta anche dei temi filosofici di grande importanza: l’uomo libero, l’uomo vero (“true man” = Truman), l’uomo alla costante ricerca della verità e della libertà, l’uomo artefice del proprio destino, l’uomo che supera le proprie paure, l’uomo che ha il coraggio di prendere in mano la sua vita e farne ciò che sogna.

Tutto questo in un solo film. Non vi sembra fantastico?

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Anonimo ha detto:

    Questo post mi ha particolarmente incuriosita! Così oggi sono finalmente riuscita a vedere il film e devo dire che è veramente bello!!! Dopo aver visto il film ho riletto il post ed è eccezionale il modo in cui parli di ogni minima sfaccettatura di Truman! COMPLIMENTI!

    Mi piace

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