“Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Ho comprato questo libro qualcosa tipo quattro anni fa. Ha trascorso tutto questo tempo sulla mensola, insieme a tutti i libri comprati e mai letti. Ma non potevo accettare di non aver mai letto Il Gattopardo, così è volato con me qui a Mestre. Ho impiegato più di un mese per leggere solo 300 pagine. Già questo la dice lunga su quanto mi sia piaciuto questo romanzo. D’altronde non credo di essere nessuno per distruggere questo libro, che di certo ha i suoi pregi e il suo valore considerandolo in relazione al tema principale, ossia la decadenza dell’aristocrazia con l’Unità d’Italia. Un romanzo talmente importante da aver ispirato il film di Luchino Visconti e l’opera musicale di Angelo  Musco.

In sostanza Il Gattopardo può essere considerato un romanzo storico in quanto racconta la storia della famiglia Salina, e in particolare del principe Fabrizio Salina, a partire dal 1860, ossia a ridosso dell’Unità d’Italia, e la decadenza della loro classe sociale. Ma Tomasi di Lampedusa tralascia eventi così importanti a livello storico da rendersi conto, ad un secondo esame, che questa dicitura (quella appunto di romanzo storico) può essere sbagliata. Anche perché, a livello strettamente narrativo, il romanzo è suddiviso in blocchi che non narrano eventi storici, ma episodi della vita privata della famiglia Salina, tra l’altro non necessariamente correlati l’uno all’altro. A mio avviso, è come se Tomasi di Lampedusa ci stia dando l’opportunità di affacciarci nella vita di questa famiglia profondamente ancorata ai valori aristocratici e di renderci conto di come il loro potere si affievolisca con il passare del tempo e con il susseguirsi degli eventi, come viene più volte ripetuto. Ecco che il tema principale del romanzo diventa la decadenza di una classe sociale, che si palesa nella morte del suo protagonista, il principe Fabrizio.
“Era inutile sforzarsi a credere il contrario, l’ultimo Salina era lui, il gigante sparuto che adesso agonizzava sul balcone di un albergo. Perché il significato di un casato nobile è tutto nelle tradizioni, nei ricordi vitali; e lui era l’ultimo a possedere dei ricordi inconsueti, distinti da quelli delle altre famiglie.”
Questa è, infatti, la parte del romanzo che ho preferito, perché mi ha lasciato qualcosa e nella quale ho visto quel minimo di poesia e sentimento che io personalmente cerco in un libro.
“Faceva il bilancio consuntivo della sua vita, voleva raggranellare fuori dall’immenso mucchio di cenere delle passività le pagliuzze d’oro dei momenti felici: eccoli. Due settimane prima del suo matrimonio, sei settimane dopo; mezz’ora in occasione della nascita di Paolo, quando sentì l’orologio di aver prolungato di un rametto l’albero di casa Salina. […]; alcune conversazioni con Giovanni prima che questo scomparisse, alcuni monologhi, per esser veritieri, durante i quali aveva creduto scoprire nel ragazzo un animo simile al suo; molte ore in osservatorio assorte nell’astrazione dei calcoli e nell’inseguimento dell’irraggiungibile; ma queste ore potevano davvero esser collocate nell’attivo della vita? Non erano forse un’elargizione anticipata delle beatitudini mortuarie? Non importava, c’erano state.
«Ho settantatrè anni, all’ingrosso ne avrò vissuto, veramente vissuto, un totale di due… tre al massimo. » E i dolori, la noia, quanto erano stati? Inutile sforzarsi a contare: tutto il resto. Settant’anni.”
Non so cosa mi aspettassi da questo libro. Avevo deciso di leggerlo semplicemente perché la mia tesi di laurea triennale, su Giangiacomo Feltrinelli, mi aveva portata ad incappare in questo titolo e in tutta la vicenda editoriale della sua pubblicazione. Il romanzo, infatti, fu sottoposto prima all’attenzione della Mondadori e poi della Einaudi, dalle quali subì un rifiuto. Fu solo Feltrinelli a pubblicarlo nel 1958, grazie al lavoro dell’editore Giorgio Bassani e alla loro ferma convinzione che si trattasse di un grande romanzo, di una grande opera letteraria. Certamente non lo metto in dubbio. La mia cara prof di Lettere del liceo sarà fiera di sapere che mi sono data a questo tipo di letture. Ma di certo non posso dire che sia il tipo ideale di libro con cui passare una serata rilassante, quando fuori piove, il buio scende e tu vorresti solo lasciarti andare.


3cb8e-101621Il Gattopardo – Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Casa editrice: Feltrinelli
Lunghezza: 299 p.
Formato Kindle € 5,99
Copertina Flessibile € 8,08
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2 pensieri su ““Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

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