“IL GRANDE GATSBY”

Quando avevo circa 10 anni mio padre mi diede una grande dimostrazione di amore. Mi caricò in macchina insieme a mia cugina e ad un’amica e ci portò al cinema. Dopo mezz’ora di fila fuori dall’ingresso, bagnati da quell’acqua neve che rappresentava un evento storico per il nostro clima, ci siamo seduti su quelle comode poltrone rosse e il film è iniziato. Si trattava di Titanic. Da quel giorno Leonardo Di Caprio è diventato famoso in tutto il mondo e anche nella mia cameretta, dove torreggiava un suo poster che mia madre mi aveva gentilmente concesso di attaccare. Da quel giorno sono passati una quindicina di anni e io ho visto tutti i suoi film. E se seguite il mio profilo instagram, qualche giorno fa avrete notato che ho visto per la prima volta Il grande Gatsby. Me ne sono subito innamorata.

 

La storia viene raccontata tramite Nick Carraway (interpretato da Tobey Maguire, che a me, onestamente, ricorda sempre l’imbranato Peter Parker), un giovane agente di borsa che decide di trascorrere l’estate a Long Island. Qui prende in affitto una piccola casa, il cui giardino confina con la sontuosa villa del miliardario Jay Gatsby, un uomo misterioso, estremamente ricco, che organizza feste sfarzose, ma che poche persone conoscono. In un primo momento credevo che la storia fosse incentrata proprio su Gatsby. Credevo che Nick fosse il tramite che mi avrebbe permesso di entrare nella sua vita. E l’ho creduto soprattutto nel momento in cui Nick è l’unico a ricevere un invito  formale per partecipare ad una delle feste di Gatsby.

“Ricevetti un invito. Fui l’unico a riceverlo. Con questo voglio dire che nessuno all’infuori di me ricevette  mai un vero invito alle feste di Gatsby. Tutti gli altri arrivavano da New York, senza invito. L’intera città si stipava nelle automibili e nei fine settimana, ogni fine settimana, piombava da Gatsby. Tutti, ma proprio tutti, di ogni ceto sociale e da ogni angolo di New York. Un carnevale caleidoscopico si riversava a casa di Gatsby.”

Credevo che lo scopo del film fosse quello di farmi conoscere questa figura, quest’uomo carismatico, della cui vita ognuno diceva la propria opinione, senza però sapere chi fosse, da dove venisse e, soprattutto, dove stesse andando.

Perché importante è in Gatsby proprio questo. Sapere dove sta andando. E in un batter d’occhio ci rendiamo conto che l’unico motivo per cui ha avvicinato Nick è quello di incontrare di nuovo, dopo cinque anni, Daisy, sua cugina e unica donna che Gatsby abbia mai amato. Ecco perché Gatsby ha acquistato quella villa, perché dall’altra parte della baia abita lei, Daisy. E quella luce verde, al di là della baia, che lampeggia dal molo di lei, rappresenta proprio questo. Rappresenta Daisy, il loro amore passato e quello che c’è ancora, lì, dentro il cuore. Rappresenta quel futuro insieme a cui Gatsby non vuole rinunciare. Per nessun motivo.

“Se Gatsby si fosse accontentato solo di abbracciare Daisy. Ma lui aveva una grande visione della sua vita condivisa con Daisy.”

Chiede, quindi, a Nick di invitare la cugina a casa sua per un thè e al suo arrivo Gatsby si fa trovare lì. I due si rincontrano e si rendono conto che quel sentimento provato cinque anni prima era ancora lì. Trascorrono del tempo insieme, tempo rubato alla famiglia di lei, tempo rubato a quegli anni trascorsi lontani. 

” -Sapevo che baciando quella ragazza sarei stato per sempre sposato a lei. Però  mi fermai. Mi fermai e aspettai. Aspettai ancora un momento.- Sapeva che la sua mente non sarebbe mai più stata libera di spaziare come la mente di un Dio. Che l’innamorarsi avrebbe cambiato il suo destino. Per sempre. -E solo allora mi lasciai andare.- Lei sbocciò per lui come un fiore e l’incarnazione divenne completa.”

Nel corso della narrazione Gatsby spera e crede che Daisy abbandoni suo marito e sua figlia per darsi completamente a lui, in nome di quell’amore mai sopito per entrambi. Ma Daisy decide di non cambiare vita. Forse spinta dalla paura. O forse si è solo resa conto che in quegli anni la sua vita era andata troppo avanti per decidere di tornare indietro. 

“Mi ricordai di come eravamo tutti venuti da Gatsby col sospetto della sua corruzione, mentre lui stava in mezzo a noi nascondendo un sogno incorruttibile. La luna si levò più alta. E mentre me  ne stavo lì a rimuginare su un mondo vecchio e sconosciuto, pensai alla meraviglia di Gatsby, quando per la prima volta aveva scorto la luce verde in fondo al pontile di Daisy. Era venuto da così lontano e il suo sogno deve essergli sembrato così vicino da non credere di non poterlo afferrare. Ma non sapeva di averlo già alle spalle.”

Eppure non è tutto quì. Nel corso del film verranno svelati tanti altri misteri su Gatsby, sulla sua vita sconosciuta, sul suo destino e sul passato. Un passato a cui non può e non vuole sfuggire.

Gatsby credeva nella luce verde, nel futuro orgastico che anno dopo anno si ritira davanti a noi. Ieri c’è sfuggito, ma non importa: domani correremo più forte, allungheremo di più le braccia … e un bel mattino…Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.”

Dire quanto mi sia piaciuto questo film mi riesce difficile. Un film rivisitato nel 2013, che sì, forse non ha quel qualcosa in più delle versioni del 1949 e del 1974, come tutti i film d’epoca, ma che credo sia un grande film che racconta una delle più classiche storie d’amore. Una storia d’amore così profonda da sperare sempre nel lieto fine.

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