"Mr Gwyn" – Alessandro Baricco

Ho letto questo libro tutto d’un fiato. Ieri. Sono tornata da lavoro di corsa. E mentre lui dormiva al mio fianco, mi sono immersa in questo libro così bello, un pò misterioso e un pò strano, poetico e affascinante.

L’unico libro che avevo letto di Baricco era Seta e mi sono piacevolmente accorta di riconoscere la sua mano anche in questa storia. Il suo modo di scrivere è, secondo me, magistrale. Ha qualcosa di antico e musicale che pochi scrittori possiedono. Una di queste è Isabel Allende. Non per altro, questa è la mia scrittrice preferita.
Mr Gwyn racconta  magistralmente la storia di Jasper Gwyn, uno scrittore che di grande successo che a 43 anni decide di smettere di scrivere.

“Così finì per capire che si trovava in una situazione nota a molti umani, ma non per questo meno dolorosa: ciò che, solo, li fa sentire vivi, è qualcosa che però, lentamente, è destinato ad ammazzarli. I figli per i genitori, il successo per gli artisti, le montagne troppo alte per gli alpinisti. Scrivere libri, per Jasper Gwyn.”

Ma portare avanti questa decisione gli riesce più difficile di quanto pensava.

“Quel che accadde, tuttavia, fu di ritrovarsi addosso, col passare dei giorni, una singolare forma di disagio che all’inizio fece fatica a comprendere e che solo dopo un pò imparò a riconoscere: per quanto fosse seccante ammetterlo, gli mancava il gesto dello scrivere, e la quotidiana cura con cui mettere in ordine pensieri nella forma rettilinea di una frase.”

Per cercare di placare quel malessere che aumentava giorno dopo giorno, fino a portarlo a farsi prescrivere degli esami in ospedale per assicurarsi che stesse bene, Jasper Gwyn doveva semplicemente trovare il modo di compensare a questa mancanza ed iniziò a farlo scrivendo mentalmente frasi, pensieri, piccole scene, pagine intere, tutte scritte nella sua mente nei momenti più impensabili e ripetute a memoria più e più volte. Ma nella vita di Jasper Gwyn accadono due eventi che gli cambiano la vita, o meglio, che gli permettono di capire che ciò che doveva fare non era smettere di scrivere, ma semplicemente cambiare prospettiva. Il primo evento è l’incontro con una vecchia donna in un ambulatorio, alla quale Jasper Gwyn confessò di voler fare il copista da quel momento in poi.

“- Fare il copista c’entra col copiare qualcosa, no? chiese.– Probabilmente.– Ecco. Ma non atti notarili o numeri, la prego.– Cercherò di evitare.– Veda se trova qualcosa tipo copiare la gente.– Sì.– Come sono fatti.– Le verrà bene.– Sì.”

Il secondo evento accade qualche mese dopo l’incontro con la vecchietta, il giorno in cui Jasper Gwyn andò a cercarla ma scoprì che era morta. Sulla strada del ritorno, colpito dalla pioggia, si trovò davanti ad una galleria d’arte e decise di entrarci per ripararsi dall’acqua. In questa galleria erano esposti quadri tutti uguali. Tutto rappresentavano una persona completamente nuda in una stanza vuota. Sfogliando il catalogo della mostra, Jasper Gwyn notò che il pittore aveva lavorato per anni a quei quadri e fu colpito da alcune fotografie fatte mentre il pittore lavorava nel suo studio. Continuò a guardare le fotografie e poi i quadri, per cercare di coglierne la differenza, di coglierne il ritratto di quegli uomini, quel “ricondurre a casa” tramite un’opera. Fu così che Jasper Gwyn capì che doveva “scrivere ritratti“.

“Jasper Gwyn si era immaginato che la gente avrebbe portato a casa quelle pagine scritte, e se le sarebbe tenute chiuse in un cassetto, o appoggiate su un tavolo basso. Come avrebbe potuto tenere una fotografia, o appendere un quadro alla parete. Questo era un aspetto della faccenda che lo entusiasmava. Niente più cinquantadue cose, solo un accordo tra lui e quelle persone. Era come fargli un tavolo, o lavargli la macchina. Un mestiere. Avrebbe scritto cos’erano, tutto lì. Sarebbe stato, per loro, un copista.”

Per il primo ritratto, decise di ingaggiare qualcuno. Per sapere se questo suo nuovo mestiere avrebbe funzionato e se sì, come avrebbe dovuto farlo. Ingaggia Rebecca, la stagista del suo agente letterario, colei che poi diventerà la sua segretaria e lo aiuterà a portare avanti il suo lavoro, “con rabbiosa devozione“. A questo punto i personaggi della storia diventano due. Rebecca e Jasper. Baricco li muove magistralmente all’interno di questa storia, fino a far sparire Jasper Gwyn e lasciare a Rebecca il compito di custodire il suo mistero e di capirlo fino in fondo.
Vorrei tanto  trascrivere dei punti cruciali. Come quello in cui Rebecca spiega ad un vecchio artigiano che aveva confezionato delle lampadine per Jasper Gwyn, il suo mistero, cosa significa di fatto scrivere dei ritratti, come questo sia possibile. Vorrei tanto trascrivere questa parti, per dirvi quanto tutto questo mi sia sembrato assurdo e al tempo stesso esatto. Vorrei tanto trascrivere queste parti, per dirvi come al mondo possano esistere persone un pò strambe, come Jasper Gwyn, ma che hanno la capacità, o meglio il talento, di entrare dentro le cose e le persone, e vedere quella bellezza che troppo spesso passa inosservata.
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