"La grande bellezza"

La sera in cui La grande bellezza è stato mandato in onda, mi sono seduta davanti al televisore priva di qualsiasi pregiudizio. Anzi, ero piena di curiosità nei confronti di questo film che ha vinto il Premio Oscar come Miglior Film Straniero. E pronta anche a capire se mi sarebbe piaciuto di più o di meno di La vita è bella, premettendo che Benigni a me non piace più di tanto (tranne che quando recita La Divina Commedia) e che La vita è bella lo reputo sì un bel film, ma più di tanto non mi fa entusiasmare (sarà l’argomento che tratta o il fatto di essere stata costretta a vederlo a scuola più e più volte). Dopo circa un’ora di proiezione i commenti sui social network erano sostanzialmente di due tipi: da una parte c’era chi, come me, era sul punto di abbioccarsi, e dall’altra parte c’era chi elogiava il film di Sorrentino dando dell’ignorante e dell’insensibile a chiunque lo stesse criticando (me compresa). In entrambi i casi si trattava di persone che di “critica cinematografica” non ne sanno niente, me compresa, insieme al 90% della popolazione italiana.

 
Personalmente, sono colpita dai film che narrano una bella storia. Non una storia necessariamente a lieto fine. Semplicemente una bella storia, una storia che ti lasci qualcosa dentro, come quella sensazione strana che ti avvolge quando finisci di leggere un libro e poi te lo porti dietro per un pò, o come quei film che quando finiscono ti chiedi: “e poi cosa succede?”. Ecco, a me piacciono questo tipo di film. Film che vedrei mille volte, senza mai stancarmi. Non film che mi fanno addormentare o che a fine primo tempo mi fanno rendere conto di non averci capito nulla. Non ho mai studiato cinema. Per esempio non ho mai visto 2001:Odissea nello spazio di Kubric, film che una mia professoressa universitaria (amante del cinema e grande intenditrice) esaltava a dismisura, citandolo tra i 10 film che chiunque dovrebbe vedere almeno una volta nella vita. Ecco, io ci ho provato. Dopo mezz’ora ho spento il pc.
 
Non volendo dare un giudizio affrettato, mi sono informata. Ho visto due volte il film. Ho letto recensioni, articoli, critiche, ho ascoltato le opinioni della “gente comune” che si è chiesta quale fosse esattamente la trama del film. Perché, diciamoci la verità, il film, anche se bello, è un pò noioso.

 

In sostanza il film consiste nell’osservazione di un popolo, quello italiano, che a noi tutti sembra lontanissimo. Un popolo fatto di mondanità, di ricchezza, di ostentazione, di vacuità, di superficialità. Tutto questo viene raccontato tramite il protagonista, il giornalista “re dei mondani” Jep Gambardella e la sua cerchia di “amici”. Tutti personaggi totalmente negativizzati, che rappresentano una decadenza sì presente nella nostra società ma che rappresentata in questo film ha lasciato un pò tutti a bocca aperta. E’ veramente quella l’Italia? E questa osservazione del popolo italiano viene effettuata tramite Roma, che funge da sfondo, se non addirittura da co-protagonista. Una Roma da tutti considerata “La città eterna”, ricca di storia e di opere d’arte inestimabili, culla della cultura e della civiltà italiana. Una Roma di cui gli uomini moderni spesso non riescono a coglierne la bellezza, dandola forse per scontata, e ad eguagliare, perdendosi tra party esclusivi e discorsi vuoti, finti, come se i fantasmi del passato siano dei modelli troppo alti per chi vive il presente, dei modelli irragiungibili. E Jep sembra rendersi improvvisamente conto di tutto questo in occasione del suo 65° compleanno e della notizia della morte di Elisa, il suo primo (e forse unico) amore. Questi eventi lo spingono a rivalutare la sua vita, se stesso e il mondo che lo circonda.

“Finisce sempre così: con la morte. Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. E’ tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l’emozione e la paura, gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile, tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo. Bla bla bla bla. Altrove c’è l’altrove. Io non mi occupo dell’altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo è solo un trucco. Sì, è solo un trucco.”

Questa è la frase con cui termina il film. Una frase molto bella, così come bella è l’intenzione narrativa di Sorrentino. Ma le domande che lascia aperte sono molte, troppe a mio avviso. La prima fa tutte è: cos’è, infine, questa “grande bellezza” di cui Jep va alla ricerca? E questa domanda senza risposta per me sovrasta le splendide immagini e le musiche senza tempo che accompagnano il film. 

Quindi, vi chiedo, secondo voi cos’è “La Grande Bellezza”?

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