"HER" – "Il passato è solo una storia che ci raccontiamo."

Mi chiedo sempre perché un film vinca dei premi. In particolare me lo chiedo quando vince un Oscar. A maggior ragione se il premio viene vinto per la sceneggiatura. Questo mi ha incuriosita molto. Un film che vince il Premio Oscar 2014 come Miglior sceneggiatura originale mi mette curiosità. Nella mia fantasia si avvicina ad un libro e al suo racconto. Magico, poetico, suggestivo, incantato, immaginario. Ed in questo senso Her non mi ha deluso per niente.

 
Her racconta una storia improbabile, ambientata in un futuro non troppo lontano dal nostro presente, in cui lo sviluppo tecnologico non è che la conseguenza di quello già iniziato oggi. Eppure questo contesto, per quanto importante, non è che la cornice di questa storia così suggestiva. E questa cornice serve solo per esemplificare quel distacco umano già iniziato oggi grazie ai social network, quella mancanza di comunicazione, di rapporti umani, quella sterilità che troppo spesso dilaga un pò in tutti noi.
Theodore, il protagonista, è un uomo triste, malinconico, solo, introverso. Un uomo che non vuole accettare l’imminente divorzio dalla moglie. Un uomo che per mestiere scrive lettere d’amore per gli altri. Proprio lui, che spinto dalla delusione e dalla sofferenza, vive nel suo mondo, chiuso, privo di emozioni. Un giorno attratto dalla presentazione del nuovo software OS1, decide di acquistarlo.

“Ti facciamo una semplice domanda. Chi sei? Chi puoi essere? Dove  stai andando? Cosa c’è lì fuori? Quali sono le possibilità? Element Software è orgogliosa di presentare il primo Sistema Operativo di Intelligenza Artificiale. Un essere intuitivo che ti ascolta, ti capisce e ti conosce. Non è solo un Sistema Operativo, è una coscienza. Ti presento OS1.”

Durante l’installazione sceglie una voce femminile (nel film in lingua originale la voce è quella di Scarlett Johansson), che si attribuisce autonomamente il nome di “Samantha”. L’uomo rimane affascinato dalla capacità di Samantha di crescere, di apprendere, di sviluppare una propria coscienza, di capirlo. Samantha non è solo un sistema operativo. Samantha sembra una donna vera. 

“Sto diventando molto di più di quello che mi hanno programmata.”

Tra i due nasce una tenera amicizia che spinge Theodore ad aprirsi con lei, a raccontarle della sua vita e dei suoi fallimenti, del suo rapporto con la moglie, a cui si sente ancora talmente legato da rifiutare di firmare i documenti per il divorzio.
 
 
Il rapporto tra Theodore e Samantha cresce a tal punto da sfociare in una vera e propria storia d’amore. Tanto da spinge l’uomo a firmare i documenti per il divorzio. 
 
Samantha ben presto diventa come lo specchio della crescita di Theodore. All’inizio del film conosciamo un uomo bloccato nel suo passato, nel suo matrimonio fallito, nei suoi ricordi. Ma questa esperienza, questa grande storia d’amore che in realtà non può essere considerata tale perché non è reale, spinge Theodore ad aprirsi, ad amare di nuovo, ad andare avanti. Samantha diventa una sorta di cura, riporta Theodore alla vita, alla capacità di conoscere qualcosa di nuovo, senza paura, a guardare con occhi curiosi l’oceano, il cielo, un tramonto. Lo porta a sentire di nuovo, a liberarsi da quel passato che è diventato troppo ingombrate, a prendere consapevolezza di se stesso, al di la di qualcun altro.

“E’ come se stessi leggendo un libro e… è un libro che adoro immensamente. Ma che leggo così lentamente che le sue parole sono distanti e lo spazio tra le parole è quasi infinito. Riesco ancora a sentire te e le parole della nostra storia. Ma io adesso mi trovo i questo infinito spazio tra le parole. E’ un posto che non appartiene al mondo finisco. E’ dove esiste ogni cosa che io non sapevo neanche esistesse. Ti amo tantissimo. Ma è qui che mi trovo adesso. E questo è ciò che sono adesso. Ho bisogno che tu mi lasci andare. Non importa quanto i lo desideri ma non posso più vivere nel tuo libro.”

E quando alla fine Samantha va via, a Theodore rimane sì la tristezza, un senso di abbandono, ma rimane anche la certezza di essere finalmente tornato se stesso.
 
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