LITORANEA OTRANTO – SANTA CESAREA TERME

Se mi seguite su Instagram saprete che io e Antonio abbiamo preso qualche giorno di ferie per tornare a casa la prima settimana di maggio. Settimana che è letteralmente volata. Come tutte le cose belle. La mattina prima di partire abbiamo deciso di salire in macchina e percorrere la litoranea che collega Otranto a Santa Cesarea Terme. Per questioni di tempo non abbiamo potuto proseguire fino a Santa Maria di Leuca (cosa che vi consiglio di fare se siete in zona). 
 Come prima tappa ci siamo fermati al faro della Palascia. Un faro a picco sul mare, che ho scoperto qualche anno fa pur vivendo lì da sempre. Per chi non lo conosce è, infatti, quasi impossibile da trovare. Dalla strada praticamente non si vede e ci si arriva tramite un piccolo sentiero scosceso. E’ il faro più a est d’Italia, il punto in cui, si dice, sorge per prima l’alba. Ecco perché la maggior parte dei miei veglioni di Capodanno sono finiti qui, in macchina, sotto la coperta, le calze strappate dopo essere stata a qualche festa, le scarpe col tacco sotto il sedile, il trucco sbavato. Ricordo ancora la prima volta che ho percorso il piccolo sentiero. Ricordo il vento tagliente sul viso. Il profumo della salsedine. Il rumore delle onde che si infrangono contro gli scogli. 

“I pescatori del tratto di mare tra la Torre del Serpe e la Palascìa raccontano che in certe giornate, quando le nuvole in cielo sono gonfie di pioggia e il sole le illumina come fossero vele, sulla superficie dell’acqua si può scorgere un brillio: i riflessi dorati di qualcosa di simile a una tromba.”
 
Proseguendo si trova Torre Sant’Emiliano, una torre che risale al XVI secolo e comodamente visibile dalla strada. Non mi sono mai addentrata nei campi per poterla visitare. Credo ci sia un sentiero, ma non l’ho mai percorso. Spero di poterlo fare la prossima volta che tornerò a casa e magari riuscire a fare anche un bel bagno!
 
Dopo essere stati fermi un quarto d’ora per riuscire a fare questo scatto con la nave da crociera, abbiamo proseguito per Porto Badisco, una località balneare molto piccola che fa sempre parte del Comune di Otranto. Pensate che è composta solo da qualche casa, due ristoranti, un bar sulla strada principale (nonché l’unica) e da un piccolo chiosco sul mare, dove ricordo caffè in ghiaccio ricchi di chiacchiere tra amiche, passeggiate nei pomeriggi invernali e compleanni di 18 anni interminabili. Inoltre, la leggenda narra che Enea sia approdato proprio qui quando arrivò in Italia fuggendo da Troia, come viene raccontato nell’Eneide di Virgilio. 
 
Dopo la sosta a Porto Badisco, ci siamo rimessi in macchina per raggiungere Santa Cesarea Terme. Abbiamo, però, colto l’occasione per fermarci a Torre Minervino, un’altra torre costruita lungo il litorale con finalità chiaramente difensive. La vista da questa torre è spettacolare. Si è praticamente al bordo di un precipizio. Il mare è di quel blu intenso e scuro che riempie gli occhi. E poi c’è il vento che muovendo i fiori crea un fruscio melodioso. Sono rimasta piacevolmente sorpresa nel trovare dei turisti stranieri che si sono fermati a fotografare una natura forse così diversa dalla loro e ad ammirare un paesaggio come questo, che ti fa sentire al confine del mondo. Come se oltre quel mare possa esserci qualunque cosa. Per davvero.
 
 
Ultima tappa è stata Santa Cesarea Terme, la stazione idrotermale per eccellenza nel Salento. Una città a cui sono legati tanti ricordi e che ho sempre trovato particolare per questa sua architettura un pò arabeggiante. 
 
Proprio quest’ultimo scatto, che io adoro, rappresenta “Villa Sticchi”, piena espressione dello stile moresco di cui vi parlavo. Uno stile che ha preso piede in questa terra che si estende sul mare blu, tra il cielo disseminato di nuvole e il sole sempre presente. Una terra che sembra essere ai confini del mondo, dove tutto scorre lento, dove tutto sembra sempre uguale, dove le albe e i tramonti sono magici ogni giorno di più, come se fossero tanti piccoli miracoli che riempiono la vita di cose belle. Forse perché in fondo sono proprio questo. Dei piccoli miracoli. 

Mi dispiace non poter raccontare tutto ciò che i miei occhi hanno visto. Tutti gli spettacoli di cui si sono riempiti, come stessero a digiuno da mesi. Mi dispiace non potervi far sentire la salsedine che inonda la strada, un profumo tanto intenso quanto delicato, che per me sa di tante cose. Sa di tutte le cose belle che mi sono successe. E chissà perché poi, per me tutte le cose belle hanno questo profumo. Sanno di mare, di aria umida, di rumori in lontananza, di onde. I baci, i pianti di neonato, i primi passi e le prime parole, le mani che si intrecciano, ballare fino all’alba, la nostra canzone, un bagno al tramonto per stemperare l’ansia pre-esame, le cadute che fanno male, i libri più belli, cantare a squarciagola, i giri in bicicletta e quelli a piedi, nascondere il mio viso nel suo collo, quell’alba indimenticabile che è stata un’inizio, le mille storie che mi sono raccontata nella mia testa.

Non so perché, ma questo posto per me sa di magia. 

Fotografie di Antonio Bruno Photography.

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