Come l’alba

alba

Riflettevo sul fatto che ieri era il 10 agosto. San Lorenzo. E riflettevo su quanto a volte la vita sia strana. Negli anni passati ero a un barbecue con amici, a una festa o ad ammirare le stelle sulla spiaggia. Ieri, invece, sono stata a lavoro e poi a casa a dividermi tra pulizie e lavatrici. Un perfetto San Lorenzo direi.

Mi sembra così lontana quella mattina, quando all’alba sono uscita dalla tenda in cui avevo dormito qualche ora. Qualcuno, come me, aveva resistito, mentre altri erano tornati a casa. Io invece ero lì, perché dai, vuoi mettere la bellezza di un’alba? E’ come ammirare un dipinto. Il più bello. Il più unico. Come se ogni alba avesse dentro di sè qualcosa di magico e di nuovo e di diverso da quella del giorno prima. Come se ogni alba altro non sia che un piccolo miracolo. Così quando una luce fioca è venuta fuori dall’orizzonte, sono sgattaiolata fuori. Mi sono seduta in riva al mare, stringendomi nella mia felpa, perché l’aria era umida. L’odore della salsedine era talmente forte da far girare la testa. Le cicale cantavano ancora, mai stanche. Di stelle cadenti in realtà non ne avevo viste, ma non ero delusa. Si sa che quelle migliori si vedono nei giorni successici. E poi il mio desiderio era stato già realizzato. Ricordo che ho chiuso gli occhi, ancora assonnati e gli ho stropicciati forte. Non avevo sognato. Ero in quel torpore tra la veglia e il sogno, quando non ricordi chi sei né dove ti trovi. Eppure avevo la sensazione di essere nel posto giusto. Il mio posto. Come se con il mare io avessi un legame di sangue. Perché è lì che ho imparato ad essere chi sono e anche chi non voglio essere. E’ lui che custodisce i miei segreti, nascosti tra le onde lievi e i granelli di sabbia. Ho ammirato quello spettacolo fino a quando il sole non si è alzato nel cielo. E ad un tratto mi sono resa conto che non ero sola. C’era Antonio lì con me e ancora qualche amico. C’erano altre tende sparse per la spiaggia piena di superstiti. I bagnini iniziavano ad arrivare e a sistemare gli stabilimenti per la giornata di lavoro. Per me sarebbe stata un’altra giornata impegnativa, perché era il compleanno di mia sorella. Avrei fatto un tuffo veloce, e poi allestito casa per la festa, cantato “tanti auguri a te” insieme a tante altre bambine e pensato al giorno in cui è nata e a quelli che sarebbero venuti, piene di cose da fare, come accade sempre ad agosto a Otranto.

E adesso mi rendo conto di quanto, al momento, la mia vita sia cambiata. Adesso mi rendo conto di quanto, quella mattina all’alba, sia lontana da me. Io che sono diversa dalla Chiara di quel giorno. E che sarò certamente un’altra Chiara tra un paio di mesi o tra un anno o quando un’altro sconvolgente cambiamento reinventerà la mia vita. Perché troppo spesso mi tormento chiedendomi come sarà il mio futuro, chiedendomi se mai troverò un equilibrio che mi permetta di stare bene, sempre. Ma credo che alla fine questo sia impossibile. E allora il bello, forse, è proprio questo. Perdersi per poi ritrovarsi. Per poi perdersi ancora. E reinventarsi ogni giorno, come l’alba che nasce dopo ogni luna e sembra tingersi sempre di colori nuovi.

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