“SMITH & WESSON” DI ALESSANDRO BARICCO

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“RACHEL: Son qui perché se mi arrendo questa volta mi arrenderò tutta la vita.”

Voi tutti conoscete il mio recente interesse per Alessandro Baricco. Sto praticamente leggendo tutta la sua produzione e non potrei che esserne più soddisfatta. Quindi, quando ho saputo dell’uscita del suo nuovo romanzo il 29 ottobre 2014 non ho potuto fare a meno di chiederlo come regalo di Natale. E, puntuale, è arrivato. (Grazie ad Antonio per il regalo!)

“RACHEL: E adesso riassumo: ci aspettavamo un sacco di cose dalla vita, non abbiamo combinato niente, stiamo scivolando giù nel nulla e lo stiamo facendo in un buco di culo dove una splendida cascata ogni giorno ci ricorda che la miseria è un’invenzione degli uomini e la grandezza il normale andazzo del mondo.”

Smith & Wesson  in realtà non è un romanzo. Si tratta di una storia scritta per il teatro, come accadde con Novecento  esattamente vent’anni fa. E dopo vent’anni ecco che Baricco ritorna, con una storia che non si stenta a credere che sia reale.
Questa volta ci troviamo alla cascate del Niagara. L’anno è il 1902. I protagonisti della storia sono tre, o forse quattro. Abbiamo Jerry Wesson, chiamato Il Pescatore, un uomo che ha sempre vissuto tra le cascate, cresciuto all’ombra del padre considerato da tutti un eroe in quanto salvava le persone che si buttavano dalle cascare ripescandole vive, mentre lui le ripesca ormai morte. Tom Smith, metereologo e inventore, in fuga dalla legge, il quale si reca alle cascate del Niagara per completare la sua tabella statistica sul meteo della zona. Rachel Green, giovane giornalista alla ricerca di una notizia talmente sensazionale che le permetta di fare un salto di qualità nel suo lavoro.

“WESSON: Volare giù dalle cascate e non morire… nessuno lo dice, ma qui è il sogno di tutti.”

Rachel arriva alle cascate del Niagara con un’idea: sarà lei a creare la notizia che la renderà una vera giornalista e per fare questo ha bisogno di Wesson, grande conoscitore delle cascate, e di Smith, inventore. La notizia che la ragazza dovrà raccontare sarà la seguente: proprio lei, Rachel Green, il 21 giugno si lancerà dalle cascate del Niagara. E non lo farà per morire. Bensì per vivere.

“RACHEL: Perché è un sogno. E’ un sogno che hanno fatto in tanti, e io ho ventitré anni e lo farò per tutti loro. E per diventare famosa. E per zittire un sacco di gente che parla, parla, parla… A me sarebbe anche bastato stare da quella parte, a fare le domande, era già un sogno quello, ma evidentemente non si poteva fare, non le mollate le vostre sedie, vero?, non le volete mollare a una ragazza di ventitré anni, e allora eccomi qui, da questa parte. Potevo essere una vostra collega, adesso sono il vostro lavoro. [Domanda] E perché dovrei? Io non morirò. [Domanda] Gliel’ho detto, non morirò. [Domanda] Piuttosto prima, ecco, prima sì, morivo ogni giorno un pò, quello era morire. Ma in un modo che, francamente, non fa per me.

Ho letto Wesson & Smith in un paio d’ore. Ero immersa nella lettura, quando una ragazza ha commentato questa mia foto su Instagram dicendo che il libro era per lei stato una grande delusione e io le ho risposto dicendo che in realtà neanche a me stava entusiasmando più di tanto. Poi sono arrivata alla fine del libro e ho cambiato idea. In particolare ho letto questo passaggio ed ecco che tutto il senso della storia mi si è rivelato. La voglia di vivere e di cambiare. La capacità di accettare il nostro destino, anche quando questo non ci piace. Il lusso di godersi la propria vita e tutte le piccole cose che di essa amiamo. Il coraggio di affrontare le proprie paure e di viverle pur di sentirci vivi.

“Le avrei dovuto dire che tanti saltano nello stesso modo via dalla loro vita, oltre se stessi, rischiando tutto per sentirsi vivi. Avrei dovuto dirle che tutti lo fanno chiusi nelle loro paure, chiusi dentro la botte mefitica delle loro paure. Un posto piccolissimo, molto nero, dove sei solo, e fai fatica a respirare. Nn c’è nulla che si possa fare per cambiare le cose e già si è fortunati se qualcuno ha avuto per noi l’attenzione di mettere una piccola musica, là dentro; o se capita di avere un amico ad aspettarci in un’ansa del fiume per riportarci a casa, in una qualche casa. Questo, le avrei dovuto dire.”

In questa storia ho letto rassegnazione alla vita. Ma anche la capacità di reagire e di rischiare tutto pur di ottenere ciò che si vuole. E’ un pò strano come questi due elementi riescono a convivere in questa storia. Eppure è così.
Non posso dire di aver amato questo libro come mi è accaduto per gli altri romanzi di Baricco. Ho trovato i toni un pò troppo grotteschi e la struttura del testo a tratti mi disturbava. Ho, però, amato l’idea di fondo che è presente in ogni battuta del testo. L’idea di cercare qualcos’altro quando ciò che abbiamo ci fa morire ogni giorno, un pò. E credo che per fare ciò ci voglia veramente tanto coraggio.

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