“SETA” DI ALESSANDRO BARICCO

seta

Benché suo padre avesse immaginato per lui un brillante avvenire nell’esercito, Hervè Joncour aveva finito per guadagnarsi da vivere con un mestiere insolito, cui non era estraneo, per singolare ironia, un tratto a tal punto amabile da tradire una vaga intonazione femminile.
Per vivere Hervè Joncour comprava e vendeva bachi di seta.
Era il 1861. Flaubert stava scrivendo Salammbô, l’illuminazione elettrica era ancora un’ipotesi e Abramo Lincoln, dall’altra parte dell’Oceano, stava combattendo una guerra di cui non avrebbe mai visto la fine.
Hervè Joncour aveva 32 anni.
Comprava e vendeva.
Bachi di seta.

La prima volta che lessi Seta di Alessandro Baricco avevo diciott’anni. Ero appena partita per l’Università e avevo le idee un po’ confuse su chi ero e su chi volevo diventare (sempre ammesso che lo sapessi). Quel grande cambiamento mi aveva paralizzata. E allora mi regalai un week end fuori città con le mie amiche per cercare di svagarmi e ciò che ne guadagnai furono mille risate (e confessioni varie) e questo libro, che divorai sulla strada del ritorno in una città che non sono mai riuscita ad amare.

– E’ uno strano dolore. [..] Morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai.

Seta di Alessandro Baricco è un romanzo pubblicato nel 1996. È una storia che nasce dal nulla e che nel nulla si dissolve, ma che ha la capacità di imprimersi dentro, da una qualche parte, per sempre. E forse è proprio per questo che ho deciso di rileggerlo, a distanza di anni. Avevo bisogno di risentire addosso questa leggerezza. Come se questa potesse spogliarmi di tutto.

– Forse è che la vita, alle volte, ti gira in un modo che on c’è proprio più niente da dire.

Il romanzo racconta la storia di Hervè Joncour e il suo insolito mestiere. Hervè per vivere compra e vende bachi di seta. È un uomo quieto, che guarda la propria vita scorrergli davanti senza esserne davvero il protagonista, e vive una vita tranquilla in un paesino di provincia della Francia nella metà del 1800 insieme alla moglie Hélène.

La sua vita cambia quando l’uomo è costretto a recarsi in Giappone per acquistare i bachi da seta a causa di un’epidemia che sembra esserci diffusa ovunque tranne che in questa terra a loro sconosciuta. Hervé affronta viaggi lunghissimi, grazie ai quali scopre un paese totalmente diverso dalla Francia, ricco di tradizioni e di antiche leggi e rimane affascinato da una ragazza, compagna di Hara Kei, l’uomo da cui Hervè acquista i bachi da seta.

Nella stanza era tutto così silenzioso e immobile che parve un evento immane ciò che accadde all’improvviso, e che pure fu un nulla.
D’un tratto,
senza muoversi minimamente,
quella ragazzina,
aprì gli occhi.
Hervè Joncour non smise di parlare ma abbassò istintivamente lo sguardo su di lei e quel che vide, senza smettere di parlare, fu che quegli occhi non avevano un taglio orientale, e che erano puntati, con un’intensità sconcertante, su di lui: come se fin dall’inizio non avessero fatto altro, da sotto le palpebre.

Di questa ragazza Hervé non conoscerà mai il nome e mai ne udirà la voce. Di lei conserva un bigliettino, che la donna riesce a consegnargli di nascosto in uno dei suoi viaggi e il ricordo di una notte d’amore vissuta al buio di un mondo sconosciuto. Ed è solo per lei che decide di tornare, anche quando scoppia la guerra in Giappone, anche quando partire vuol dire fallire e rischiare. Solo per rivederla.

Hervé Joncour non aveva mai visto quella ragazza, né veramente, la vide mai, quella notte. Nella stanza senza luci sentì la bellezza del suo corpo, e conobbe le sue mani e la sua bocca. La amò per ore, con gesti che non aveva mai fatto, lasciandosi insegnare una lentezza che non conosceva. Nel buio, era un nulla amarla e non amare lei.

Questa storia e il modo in cui Baricco ce la racconta, fa di Seta un racconto sensazionale. Leggerezza, semplicità, magia, mistero. Tutto sembra sfuggente ed elusivo, dai personaggi alla storia in sè, dai pensieri intimi a quelli condivisi.
Continuo ad amare Baricco, il modo in cui mette insieme le parole e inventa personaggi che, nonostante tutto, non si fa fatica a credere reali. Le sue storie sono leggere e delicate, ma non per questo meno profonde. Anzi, al contrario, ti entrano dentro, lasciandoti un segno.

Dicevano che se non fosse stato per il suo parco sarebbero morti di fame, quell’anno. Dicevano che era un truffatore. Dicevano che era un santo. Qualcuno diceva: ha qualcosa addosso, come una specie di infelicità.

Mi piacerebbe sapere cos’ha ispirato Baricco per scrivere questa storia e se, nella sua mente, questo racconto corrisponde a qualcosa, magari a un’immagine, a una persona o a qualcosa che ha sentito raccontare da qualcuno un giorno non meglio definito.
Mi piacerebbe sapere se storie come queste esistono davvero, magari in un tempo passato che noi non conosciamo e che mai conosceremo.

Ogni tanto, nelle giornate di vento, scendeva fino al lago e passava ore a guardarlo, giacché, disegnato sull’acqua, gli pareva di vedere l’inspiegabile spettacolo, lieve, che era stata la sua vita.

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9 commenti Aggiungi il tuo

  1. chiaranicolazzo ha detto:

    Sono pienamente d’accordo con te. Io lo sto adorando sempre di più.

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  2. luna ha detto:

    Io lo adoro.
    Bellissima scrittura.
    Luna

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  3. SognidiRnR ha detto:

    È piaciuto molto anche a me questo libro. Trovo lo stile di Baricco particolare, a volte giudico addirittura “strani” i suoi libri… Però proprio in questa stranezza trovo la bellezza di ciò che scrive. Non mi sono mai pentita di leggerlo 🙂

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