“Splendore”, l’ultimo libro di Margaret Mazzantini

splendore

Quando penso a Margaret Mazzantini penso a delle storie travolgenti. Storie completamente diverse tra di loro. Storie che stupiscono. Cosa posso dire? Ancora una volta, questa donna ha colpito nel segno.

“Era il figlio del portiere. Suo padre aveva le chiavi di casa nostra, quando partivamo innaffiava le piante di mia madre. Per un periodo si furono due nastri azzurri sullo stesso portone, il suo più scolorito del mio perché era più vecchio di qualche mese. C’incontrammo durante tutta l’infanzia, lui scendeva io salivo. C’era il divieto di giocare in cortile dove una grande palma spazzolava la quiete dei vecchi inquilini. Un casamento d’epoca fascista accanto al Tevere. Lo vedevo dalla finestra, mentre scivolava con il pallone sotto il braccio nel canneto lungo il fiume.”

Splendore è l’ultimo romanzo di Margaret Mazzantini, pubblicato nel 2013 dalla Mondadori. Mi è stato regalato a Natale dalle mie sorelle e mi ha lasciato dentro mille domande, con una potenza che solo alcune storie possiedono.

“E non posso dire altro, soltanto che ero felice, e che era una felicità sessuale e metafisica, una felicità assoluta e assurda. Avevo visto il suo sangue, il suo furore. Avevo risentito il suo profumo e lui il mio, quel profumo che nasce da dentro, come l’acqua dalla roccia. Mi sputò negli occhi e io li riaprì. E per un attimo sperai che m’uccidesse per non vedere il mio futuro.”

In questo romanzo Guido racconta il suo destino. Un destino che, fin da quando era bambino, si intreccia con quello di Costantino, figlio del portiere del palazzo in cui abita. I due bambini diventano ragazzi, poi uomini e nelle loro diversità si incontrano, ancora e ancora. Tra i due si instaura un legame che loro stessi non riescono a definire. A tratti non vogliono. In altri hanno semplicemente paura. Non è solo amicizia. E’ qualcosa di più. Forse si tratta di amore.

“E davvero accadde, e fu contro natura, e davvero vorrei sapere cos’è la natura, quell’insieme di alberi e stelle, di sussulti terresti, di limpide acque, quel genio che ti abita, che ti porta a fronteggiare a mani nude le tue stesse mani e tutte le forze del mondo.
Allora fu natura, la nostra natura che esplose e trovò l’espressione più dolce e benevola. Ci trovammo. Come il vento che organizza il mondo, lo rade al suolo e lo riedifica lentamente. Constantino non voleva, neppure io volevo, almeno così credo di ricordare. Ma cosa so io, che poi la vita e il suo desiderio non abbiano contraddetto?”

Ma Splendore non è solo una storia di amore. E’ innanzitutto una storia di accettazione di se stessi e del proprio destino. Perché un destino c’è sempre e non è detto che sia quello che desideriamo. Guido e Constantino vengono spesso allontanati dal correre degli eventi e il momento per stare insieme sembra sempre sfuggirli tra le dita. E la conclusione è che la vita va avanti, a discapito di tutto, dei silenzi, degli anni, delle incomprensioni, e con essa arrivano gli incontri, i matrimoni, la famiglia.

“Allora hai teso la mano per togliergli quella lacrima e ti sei fermato su quell’occhio bellissimo, che solo tu sai quant’è bello, che solo tu hai visto morire e rinascere e sai che non ha avuto molto e sai che merita tutto, sai che non siete più giovani, ma non definitivamente fottuti, e tu vuoi dargli tutto ma non sai come darglielo, allora gli stringi quel braccialetto al polso e gli dici «ecco, è su questo tavolo di metallo sporco che si consuma l’amore, è su questo mare silenzioso e rapito come noi, è tutto questo il nostro splendore.»”

Il destino, o la vita, sembrano prendersi gioco di loro. Continuamente. E alla fine, semplicemente, è troppo tardi. Come nelle grandi storie d’amore, Guido e Costantino si amano profondamente, ma inciampano spesso nell’ingombrante segreto che si portano dietro da sempre. Il momento per uscire fuori, per dire la verità, il momento per stare insieme e non lasciarsi mai più non arriva mai. Forse non era quello il loro destino.

Cosa sento? Nulla, credo, solo un tiepido sussurro di labbra, e l’ultimo raggio è criptato. La fragile mitomania di ogni vita che si seppellisce. Le parole tacciono, rovesciate. Dovrei tornare nel punto dove la mia vita cominciò, la serratura cadde e la porta si aprì. Nell’estate della bellezza. Vedo un mazzo di mimose, è questo che vedo in fondo alla stanza, dove le ultime cose vanno e vengono isteriche come donne che devono partire. Sai come chiamano le mimose, ragazzo? Il fiore che si vergogna. Sono di buon augurio a chi si mette in viaggio. Adesso scendono nell’acqua, battezzano il blu. Ma tu non vergognarti del viaggio. La vita, credimi, non è un fascio di speranze perdute, un puzzolente ricamo di mimose, la vita raglia e cavalca nel suo incessante splendore.

Ma nonostante tutto, la vita per Guido rimane qualcosa di meraviglioso. Con tutte le esperienze e le cadute, con i ricordi e i rimpianti, con tutto ciò che si riesce ad ottenere e quello che rimane solo un desiderio. Perché, come dice Geena, “la parte migliore della vita è anche quella che non possiamo vivere“, quella che abbiamo solo sognato e immaginato nella solitudine di un amore considerato sbagliato.

Trovo che la Mazzantini abbia raccontato, in queste pagine, una storia veramente complessa. Una storia in cui si può leggere di tutto. C’è una storia d’amore tormentata; ci sono due uomini che si scoprono omosessuali e vivono tutta la vita nascondendosi, senza sapere poi da cosa; c’è la paura di aver vissuto una vita senza essere mai davvero stati se stessi; c’è la presa di coscienza che arrivati ad un certo punto non si può più tornare indietro e iniziare d’accapo; c’è la consapevolezza che la vita, nel suo immenso splendore, è un viaggio meraviglioso.

Il tema focale è senza dubbio quello dell’omosessualità. E la Mazzantini lo affronta con un’intelligenza e una profondità di sentimenti tale da non lasciare spazio a nessuna polemica. Si finisce col fare il tifo per Guido e Costantino nonostante le proprie opinioni personali. Si finisce col credere che l’amore vince sempre, perché in fondo è così che ci hanno sempre detto. Ma allo stesso tempo Splendore da la sensazione di trovarsi di fronte alla realtà vera, dove spesso i desideri rimangono tali e si finisce per rifugiarsi nella bellezza di una vita mai vissuta.

“La vita è mortificante e geniale.”

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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. kisal ha detto:

    Azz. E mo m’hai incuriosito molto!!

    Mi piace

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