“STILL ALICE”

Vi avevo parlato qui di Still Alice, inserendolo in una lista di film che avrei voluto vedere. Sono felice di dirvi che ho tenuto fede alla mia lista: ho cercato online e ho trovato un video abbastanza decente, ho visto il film e mi è piaciuto veramente tanto.

Still Alice è un film che racconta in maniera nuova il morbo di Alzheimer. Dico in maniera nuova perché qui non siamo di fronte a una vittima di una malattia, ma siamo di fronte a una donna di appena cinquant’anni che lotta per rimanere se stessa, per conservare la vera Alice al di là della malattia e delle sue conseguenze.

“-Ma com’è? come ci si sente davvero?
-Mmm vedi, non è sempre lo stesso, voglio dire ho dei giorni buoni e dei giorni brutti. Nei miei giorni buoni mi sento, come dire, come una persona normale e in quelli brutti mi sento come se non riuscissi a ritrovare me stessa. Insomma, io mi sono sempre definita  in base alla mia intelligenza, alla proprietà di linguaggio, alla capacità di argomentare e adesso certe volte ho la sensazione di vedere le parole che galleggiano davanti a me e non riesco a raggiungerle e così mi perdo, non so chi sono e cosa perderò ancora.”

Alice ha appena cinquant’anni quando nota in sè qualcosa di strano. Inizia a dimenticare le cose: parole, appuntamenti, oggetti. E’ una donna che ha vissuto a pieno la sua vita: ha una famiglia fantastica, un marito che la ama come il primo giorno e una carriera di tutto rispetto. La notizia della malattia mina le fondamenta della sua vita. I ricordi, la sua persona, tutto ciò per cui ha lavorato negli anni, verrà spazzato via dall’Alzheimer. E’ una battaglia persa in partenza, una battaglia alla quale Alice decide di non arrendersi fino a quando riesce a ritrovare, nel fondo di se stessa e di chi le sta intorno, la vera Alice.

“[…] In tutta la mia vita ho accumulato una massa di ricordi che sono diventati in un certo senso i più preziosi tra tutti i miei averi. La sera in cui ho conosciuto mio marito, la prima volta in cui ho tenuto tra le mani un libro, la nascita dei miei figli, le amicizie che ho fatto, i viaggi per il mondo. Tutto quello che ho accumulato nella vita, tutto quello per cui ho lavorato con tanto impegno ora inesorabilmente mi viene strappato via. Come potete immaginare, o anche come sapete, questo è atroce. Ma c’è ancora di peggio. Chi ci può più prendere sul serio quando siamo così distanti da quello che eravamo? Il nostro strano comportamento e il nostro parlare incespicante cambia la percezione che gli altri hanno di noi e la nostra percezione di noi stessi. Noi diventiamo ridicoli, incapaci, codici, ma non è questo che noi siamo. Questa è la nostra malattia e come qualunque malattia ha una causa, ha un suo progredire e potrebbe avere una cura. Il mio più grande desiderio è che i miei figli, i nostri figli, la prossima generazione, non debba affrontare quello che io sto affrontando. Ma tornando all’oggi, sono ancora viva. So di essere viva. Ho delle persone che amo profondamente, ho delle cose che voglio fare nella vita. Me la prendo con me stessa perché non riesco a ricordarmi le cose, ma ho ancora dei momenti nella giornata di pura allegria, di gioia, e vi prego non pensate che io stia solo soffrendo. Se pure sto soffrendo, io mi sto battendo, sto lottando per restare parte della realtà, per restare in contatto con quella che ero una volta. Così “vivi il momento” è quello che mi dico. E’ davvero tutto quello che posso fare: vivere il momento e non massacrarmi più del necessario per imparare l’arte di perdere. […]”

Questo film mi ha colpita molto. L’amore che aleggia al suo interno è sorprendente. In ogni momento, al di là di tutto, c’è un unica certezza. L’amore. E, in effetti, l’unica parola che Alice riesce a pronunciare, l’ultima parola del film, quando ormai la malattia è progredita a tal punto da impedirle di parlare, è proprio questa: amore. Per non parlare della forza di questa donna, che lotta fino alla fine per conservare se stessa mentre tutto le scivola via.
Bravissima Julianne Moore nell’interpretare le varie fasi della malattia e le sue conseguenze. Da pilastro della famiglia (e della sua vita) Alice è come se ritornasse bambina. Indifesa, persa, incapace. E l’unica cosa che ha spazio nella sua testa sono solo i ricordi lontani, la sua famiglia di origine, quelle giornate al mare quando tutto sembrava così lontano e impossibile.

Quando il film è finito, sono stata invasa da una profonda tristezza. Una tristezza che mi sono portata dietro per tutto il giorno. E’ difficile da spiegare, ma credo che se una storia riesce a farmi questo allora vuol dire che è raccontata veramente bene. Se ne avete l’occasione, guardate questo film. Ne vale la pena.

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. SognidiRnR ha detto:

    Storia trattata in maniera delicata,dettagliata e quasi personale, sebbene sia un film. L’ho visto appena uscito e sono rimasta stupita perché raramente ho visto trattare argomenti del genere in maniera così perfetta: non era un film che puntava alla lacrima, ma faceva commuovere “combattendo” con i protagonisti. Julianne Moore penso anche io che sia stata impeccabile! Uno di quei film che ti rimane dentro.

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