#gdli100libri terzo libro: “Dracula” di Bram Stoker

dracula

Dopo un mese di duro lavoro e tentennamenti vari circa le mie opinioni riguardo a questo romanzo, è arrivato il momento di parlarvi del terzo romanzo letto con il gruppo di lettura I 100 libri di Dorfles. Si tratta di Dracula di Bram Stocker, romanzo pubblicato nel 1897 in cui si sviluppa per una delle prime volte la figura del vampiro, che ha poi ispirato altri romanzi, ma anche i film e i telefilm più disparati (il mio preferito di sempre è Buffy l’ammazzavampiri).

“3 maggio, Bistrita. Lasciato Monaco alle 20.35 del 1° maggio, giunto a Vienna il mattino dopo presto; saremmo dovuti arrivare alle 6.46, ma il treno aveva un’ora di ritardo. Stando al poco che ho potuto vederne dal treno e percorrendone brevemente le strade, Budapest mi sembra una bellissima città. Non ho osato allontanarmi troppo dalla stazione, poiché, giunti in ritardo, saremmo però ripartiti quanto più possibile in orario. Ne ho ricavato l’impressione che, abbandonato l’Occidente, stessimo entrando nell’Oriente, e infatti anche il più occidentale degli splendidi ponti sul Danubio, che qui è maestosamente ampio e profondo, ci richiamava alle tradizioni della dominazione turca.”

Dracula racconta l’incontro/scontro del Conte Dracula con Jonathan Harker, il quale si reca presso il suo castello in Transilvania per curare l’acquisto di una casa a Londra da parte del nobile. A partire da questo incontro, Jonathan intuisce la vera natura del Conte e cerca di scappare dal castello, dov’è tenuto prigioniero. La narrazione si sposta poi a Londra, dove la fidanzata dell’uomo, Mina Murray, aspetta il suo ritorno. Dai diari della donna e della sua amica Lucy Westenra, scopriamo che il Conte Dracula è arrivato in Inghilterra. Lucy stessa è vittima del Conte e il suo amico medico John Seward, il quale ha cercato di curarla invano insieme al dottor Van Helsing, con il suo fidanzato Arthur Holmwood e il pretendente Quincey Morris, insieme a Jonathan e Mina, decideranno di combattere il Conte.

“Che razza di uomo è questi, o che specie di creatura è sotto sembianze umane? Il terrore di questo luogo orribile mi sovrasta;  sono in preda alla paura, a una paura schiacciante, e per me non c’è scampo; sono accerchiato da terrori ai quali non oso neppure pensare….”

Quando ho iniziato a leggere questo romanzo credevo, ingenuamente, di conoscere la storia. In realtà fin dalle prime pagine mi sono accorta che non ne sapevo un bel niente.

Ma procediamo con ordine.

Punto primo: parliamo del protagonista. Nel mio immaginario Dracula avrebbe narrato la storia del Conte Dracula. D’altronde, perché intitolarlo così se non perché racconta del suo protagonista? E invece no. Il Conte (presunto protagonista della storia), al di là delle prime cinquanta pagine (in cui Jonathan Harker è nel suo castello in Transilvania), praticamente non compare. Quella di Dracula è una presenza che si esprime nella sua assenza. Noi non lo vediamo mai in fattezze umane, ma solo come nebbia, cane, pipistrello, ossia nelle altre forme che egli può assumere, e, tra l’altro, sempre per rari momenti. Se all’inizio questa particolarità mi ha incuriosita, alla fine mi ha stancata. E la cosa, a mio avviso, è assurda perché ho letto il romanzo in attesa del momento in cui avrei potuto conoscere il Conte Dracula, ma quel momento non è mai arrivato. Ci sono rari riferimenti a chi era il Conte prima di diventare un vampiro. Ma come ha avuto luogo la sua trasformazione? Quando è accaduta? Ha trasformato lui le sue mogli? Qual era esattamente il suo piano? Queste sono solo alcune delle domande che sono rimaste nella mia testa. E onestamente ne sono rimasta molto delusa.

“Poi, fuori , tra i cespugli, ho sentito una sorta di ululato, come di cane, ma più feroce e cupo. Sono andata alla finestra e ho guardato fuori, ma non ho visto nulla, a parte un grosso pipistrello che evidentemente sbatteva le ali contro i vetri.  […] Di lì a poco, riecco il sommerso ululato tra i cespugli, e un stante dopo un urto contro la finestra e una pioggia di vetri sul pavimento. La tendina è stata spostata da una folata di vento, e nell’apertura è apparsa la testa scarna di un grosso lupo grigio. […] Tenevo gli occhi fissi alla finestra, ma il lupo ha ritratto il capo, e una vera e propria miriade di puntolini è sembrata penetrare attraverso il vetro rotto, girando e vorticando come quelle colonne di sabbia che, a detta dei viaggiatori, si levano dal deserto quando soffia il simun. […] L’aria sembra piena di puntolini che aleggiano e roteano nello spiffero della finestra, e tutte le luci si azzurrano e impallidiscono. Che fare? Dio, proteggimi questa notte dal male!”

Punto secondo: parliamo della modalità di narrazione. Stoker ha scelto di raccontare questa storia attraverso passi di diari, lettere personali e stralci di giornali. Questo, per me, ha generato diversi problemi. Innanzitutto i vari cambiamenti di punti di vista se da una parte arricchiscono la narrazione, dando al lettore la possibilità di sapere tutto, dall’altra la rendono dispersiva e noiosa. Ci sono pagine e pagine di diari in cui si raccontano anche i minimi dettagli delle giornate dei protagonisti. Sì, è vero, a un certo punto tutto prende senso, come quando si mettono insieme i pezzi di un puzzle. Ma una volta arrivata a metà del romanzo (se non prima), non riesci più seguire il filo del discorso. Per non parlare delle pagine scritte dal dottor Van Helsing, con i suoi mille errori grammaticali. Certe volte ho addirittura dovuto fare un respiro e poi semplicemente rileggere. In secondo luogo, la narrazione di fatti che apparentemente non c’entrano niente l’uno con l’altro, acquisiscono un senso solo a metà del romanzo, quando cioè capisci chi sono i veri protagonisti del romanzo e come questo sono correlati tra loro. Prima della metà, continui a chiederti “ma cosa cavolo sta succedendo?” (o almeno questo è quello che è successo a me).

“Volgendomi indietro ho scorto, stagliata contro il cielo, la sagoma irta di Castel Dracula; eravamo infatti ai piedi del colle, così erto sopra di noi, che la cerchia dei Carpazi sembrava assai più bassa di esso. Vedevamo l’edificio in tutta la sua grandiosità, appollaiato in cima a un rapidissimo precipizio di trecento metri, e un’enorme distanza sembrava dividerlo dai versanti dei monti adiacenti da ogni lato. C’era qualcosa di selvaggio e inquietante in quel luogo. Ci giungeva all’orecchio il remoto ululare dei lupi. Erano lontani, ma quel suono, sebbene giungesse attutito dalla neve, era foriero di terrori.”

Punto terzo: parliamo della lunghezza del racconto. Sì, parliamone, vi prego, perché a mio avviso è veramente sconsiderata. Credo che si potesse raccontare la stessa storia nella metà delle pagine, rendendola anche un pò più interessante. Com’è possibile che un romanzo di 400 e rotte pagine si basi su un protagonista che non c’è e di cui non conosciamo il passato né i pensieri? Durante la discussione sul romanzo avvenuta a metà lettura (che trovate qui) una ragazza ha detto di aver avuto l’impressione che Stoker volesse di proposito “allungare il brodo”, considerando che all’epoca era pratica comune quella di pubblicare i romanzi a puntate. A quanto mi risulta questo non è il caso di Dracula (nel senso che dalle mie ricerche non risulta che fu pubblicato a puntate), ma sarei molto felice se qualcuno potesse smentire questa mia informazione, perché mi darebbe una spiegazione valida per questa lunghezza sconsiderata.

“[…] Sono rimasti colpiti dal fatto che, in tutta quella gran massa di materiale che compone la cronistoria, non vi sia neppure un documento inoppugnabile, null’altro che fogli e fogli dattiloscritti oltre alle ultime annotazioni a mano di Mina, Seward e mie, e il memorandum di Van Helsing. Impossibile chiedere a chicchessia, anche se lo volessimo, di considerarle prove di una vicenda così incredibile.”

Concludendo, che dire? Sembra chiaro che questo romanzo non mi è piaciuto per niente. Se all’inizio mi aveva incuriosita, ad un certo punto mi ha annoiata. Finire la lettura per me è stato veramente impegnativo. Ma al di là di questo, sono contenta di aver letto questo romanzo che, dopo il racconto Il Vampiro di John Polidori (1819) ha dato il via all’immaginario e alla produzione sui vampiri. Di certo, però, non è una lettura che onestamente mi sento di consigliare.

Per leggere le opinione degli altri partecipanti al gruppo di lettura cliccate i seguenti link:


Vi ricordo che il quarto libro estratto da Giorgia (@ifeelbook) è Peter Pan di James Matthew Barrie e la sua lettura inizia il 1 marzo.


Dracula di Bram Stocker

Casa editrice: Feltrinelli 
Lunghezza: 535 p.   
Formato Kindle: € 3,99
Copertina Flessibile: € 8,08
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6 pensieri su “#gdli100libri terzo libro: “Dracula” di Bram Stoker

  1. kisal ha detto:

    Io sono arrivata a capitolo 20 e mi sono un po’ incagliata… sapevo che correre sarebbe significato averne abbastanza e cadere in crisi, ad una certa. Comunque, lo finirò per rispetto del “capolavoro”, ma anche io ho avuto qualche perplessità e difficoltà nella lettura scorrevole.

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