Scoprendo Oriana Fallaci – #1 “I sette peccati di Hollywood” (1958)

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“La sala aveva le pareti e il soffitto dipinti di rosso, il pavimento di marmo rosso, le poltrone di velluto rosso, i camerieri con le giacche rosse, e le lampade erano spente. Le statue di cera sedevano a tavoli rotondi, illuminate da quelle candele che in chiesa si mettono davanti ai quadri dei santi, e in quella penombra colore del sangue i loro volti spiccavano senza espressione, immobili sotto la cipria.”

Il mio viaggio alla scoperta di Oriana Fallaci è iniziato consultando Wikipedia e guardando la fiction L’Oriana. Ciò che ho imparato è che avrei capito molto di più di questa donna leggendo le sue parole. E quindi, essendo tanto un pò maniaca, ho iniziato la mia scoperta leggendo i suoi libri rigorosamente in ordine cronologico. Eccomi allora a parlarvi del suo primo libro, che ho divorato in un paio di giorni, dividendomi tra studio, nottate in bianco e ristrutturazioni. Ma temo che questa sia un’altra storia.

“[…] le persone intelligenti e ammodo, in America, si vergognano di Hollywood. Se ne vergognano più del razzismo, più dei gangster, più delle gaffes del loro ministro degli Esteri. […] Poichè se ne vergognano, tentano di togliersi da questo imbarazzo. E per togliersi da questo imbarazzo dicono che Hollywood non esiste. Purtroppo esiste: in un punto ben preciso della California, all’altezza del trentaquattresimo parallelo, vicino alla costa del Pacifico.”

I sette peccati di Hollywood è il primo libro scritto da Oriana Fallaci, pubblicato nel 1958 da Longanesi. Non si tratta di un romanzo, ma di un libro che nasce dall’inchiesta che la giornalista scrisse per L’Europeo, giornale per il quale lavorava. Si tratta di un resoconto del suo viaggio in America alla scoperta di Hollywood, avvenuto nel 1955-56, in occasione del quale ebbe l’opportunità di intervistare diversi attori e registi, come Judy Garland, Gene Tierney, Kim Novak, Jayne Mansfield, Yul Brynner, Cecil Blount De Mille, Burt Lancaster, Orson Wells (il quale scrisse anche la prefazione con cui si apre il libro), giusto per citarne alcuni. L’unico personaggio che la Fallaci proprio non riuscì ad intervistare fu Marilyn Monroe, alla cui vicenda la giornalista dedicò il preludio del suo libro, dove dice:

“Chi dice Hollywood pensa subito a Marilyn Monroe. Ma è inutile che cerchiate in questo libretto un ritrattino o una intervista con Marilyn Monroe. Non c’è. […] Infatti la mia avventura con la Monroe, che dura ormai da tre anni, come una specie di scommessa o di maledizione, è la più assurda che possa capitare a una giornalista.”

Ho trovato quest’analisi di Hollywood precisa e contemporanea, nonostante sia stata scritta ben 56 anni fa. La Fallaci, infatti, analizza tutti gli aspetti della patria del cinema condendo il tutto con il suo senso dell’umorismo, attraverso il quale cerca (a mio avviso) di nascondere da una parte lo scetticismo e la pena che prova nei confronti di questi attori, spesso alle prese con un mestiere che non sono in grado di fare e che probabilmente non avrebbero mai immaginato di fare, e dall’altra l’ammirazione per una fabbrica, quella di Hollywood, che nonostante tutto quello che potrà mai accadere, troverà sempre un modo per rialzarsi.

“[…] A ogni crisi, Hollywood rinasce con una medicina qualsiasi: la ragazza platino, il sistema nuovo di produzione, lo schermo gigante, la medicina dei vincitori. E costoro, rimettendo in moto questa pazzesca macchina di illusioni e di quattrini, non fanno che mantenere Hollywood come è sempre stata: con i suoi miti e i suoi peccati. Appena accenna a fermarsi trascinando nella sua corsa tutto quanto ne fa parte veramente, persino i vecchi miti del divismo non si spengono mai. Ecco perché ci sono celebrità quasi ferme nel tempo, ecco perché si respira l’aria macabra di un museo di statue di cera.
Ma i veri morti sono soltanto  la piccola cameriera, fallita star, l’attendente del gas station, fallito divo,  il tassista petulante, fallito caratterista, che non diventeranno mai «qualcuno» e che se ne andranno a invecchiare come tutti gli uomini normali in qualche altro luogo dove morranno. A Hollywood, dove tutto ricorda un cimitero e si sente puzzo di fiori appassiti, non si muore mai.”

Gli aspetti di Hollywood di cui parla l’Oriana sono i più disparati. Partendo da una localizzazione geografica della zona e dalla descrizione delle sue caratteristiche (la moltitudine di automobili, i pozzi di petrolio, l’abbondanza di verde, il cimitero di Forestlaw, il marciapiede del Chinese Theater, le immense case dei divi, Beverly Hills e i suoi negozi), la giornalista racconta i grandi contrasti e i fenomeni che caratterizzano l’industria cinematografica più famosa di sempre: la costante paura in cui vivono i divi di Hollywood, la cui reputazione si basa sulle opinioni delle giornaliste Louella Parsons, Hedda Hopper e Sheila Graham (che è bene tenere dalla propria parte); la mania di trasformare ogni evento della propria vita (come la nascita, matrimonio, maternità, divorzio, morte) in un vero e proprio spettacolo; il fenomeno della glamourizzazione delle star; la nascita del giornale Confidential a opera di Bob Harrison (“Se la gente si divertiva a conoscere le malefatte dei gangsters e dei morfinomani, quanto so sarebbe divertita a leggere le malefatte di personaggi famosi come i miliardari, i cantanti e gli attori di Hollywood?”); la corsa al successo; il fenomeno del successo dei cosiddetti “cattivi ragazzi”.

I sette peccati di Hollywood è stato, per me, una bella scoperta che ha in qualche modo confermato l’immagine che avevo di Oriana Fallaci, ossia quella di una donna forte e decisa, preparata, intelligente e sarcastica, pronta a mettersi alla prova e anche, eventualmente, a cambiare idea. E pensare che all’epoca aveva solo 29 anni.
Ciò che posso dire al momento è che non vedo l’ora di continuare questa scoperta con la lettura del suo secondo libro Il sesso inutile che mi aspetta già sul mio comodino.


Copia di _MG_8390I sette peccati di HollywoodOriana Fallaci
BUR, 218 p.
Formato Kindle          € 5,99
Copertina Flessibile  € 8,93

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