“D’amore e ombra” di Isabel Allende 

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“Il primo giorno di sole fece evaporare l’umidità accumulata sulla terra dai mesi invernali e riscaldò le fragili ossa degli anziani, cui fu possibile passeggiare lungo i sentieri ortopedici del giardino. Solo il melanconico se ne rimase a letto, perché era inutile portarlo all’aria aperta se i suoi occhi vedevano solo i proprio incubi e le sue orecchie erano sorde allo schiamazzo degli uccelli.”

Come successo per La casa degli spiriti, ho riletto questo romanzo di Isabel Allende a distanza di circa dieci anni. È stato strano perché nonostante gli anni ricordavo bene la trama, ma non le sensazioni che questa storia mi aveva suscitato. Ed è spinta da questi sentimenti che sto rileggendo tutti i suoi romanzi, scoprendomi ancora e sempre innamorata di quest’autrice.

D’amore e ombra è il secondo romanzo scritto da Isabel Allende, pubblicato nel 1984, in cui ci viene raccontata la storia d’amore tra Irene Beltràm e Francisco Leal, due giovani di diversa estrazione sociale (Irene è nobile mentre Francisco è figlio di rivoluzionari spagnoli fuggiti dalla dittatura di Francisco Franco) i quali si conoscono per via del lavoro e finiscono con l’innamorarsi, mentre sullo sfondo della loro storia d’amore, la dittatura miete vittime senza guardare in faccia nessuno. I due si scoprono uniti nel loro sentimento e nella missione di trovare Evangelina Ranquileo, una ragazza scomparsa. E’ da questo momento che le loro vite cambiano per sempre.

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“Avevano cercato Evangelina nel villaggio, visitate a una a una le case dei contadini della regione, fermato le corriere lungo la strada per domandare agli autisti se l’avevano vista, interrogato il pastore protestante, il parroco, il medicone, la mammana e tutti quelli che avevano incontrato, ma nessuno aveva saputo fornir loro una pista. Avevano girato dappertutto, dal fiume sino in cima ai monti senza trovarla, il vento aveva portato il suo nome attraverso dirupi e sentieri e dopo cinque giorni di inutili pellegrinaggi avevano capito che era stata inghiottita dalla violenza.”

Credo che questa sia storia a tratti diversa dal primo romanzo della Allende, a tratti simile. Uguale è lo scenario (la dittatura militare e il Cile), uguali sono i sentimenti (la passione, l’amore per la patria, la famiglia), uguale è la forza delle donne (Irene è in qualche modo paragonabile al personaggio di Alba in La casa degli spiriti). Eppure ci sono delle differenze. Differenze che mi hanno lasciato dentro delle sensazioni completamente diverse.

“Fino ad allora lui aveva badato a tenerla lontana dagli squallori irreparabili, dall’ingiustizia e dalla repressione cui ogni giorno assisteva e che erano argomento consueti di conversazione fra i Leal. Riteneva straordinario che Irene navigasse innocente su quel mare di angosce che opprimevano il paese, presa solo dal lato pittoresco e aneddotico. Si stupiva vedendola fluttuare incontaminata nell’aria delle sue buona intenzioni. Quell’ingiustificato ottimismo, quella pulita e fresca vitalità della sua amica erano come un balsamo versato sui tormenti di cui lui soffriva per non poter cambiare le circostanze. Quel giorno, tuttavia, ebbe la sensazione di afferrarla per le spalle e di scuoterla fino a riportarla con i piedi per terra e aprirle gli occhi sulla verità. Ma osservandola affianco al muro di pietra di casa sua, con le braccia cariche di fiori silvestri per i suoi anziani e i capelli scompigliati dal viaggio in moto, intuì che quella creatura non era fatta per le sordide realtà. La baciò su una guancia il più vicino possibile alle labbra, col desiderio appassionato di rimanerle eternamente accanto per proteggerla dalle ombre. Odorava di erbe e aveva la pelle fresca. Seppe che amarla era il suo destino inesorabile.”

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Innanzitutto questa storia mi ha dato l’impressione di essere più “moderna”, probabilmente perché non si tratta più di una saga familiare, ma solo di un amore semplice, tenero e totalizzante che nasce tra due ragazzi mentre fuori cala quel genere di paura intrisa di silenzio che solo una dittatura può generare. Ed è proprio di questo di cui si parla: di amore e di dittatura, di silenzio e di terrore, ma anche di coraggio e di forza, di ideali e di solidarietà.
La Allende, con il suo stile che in questo secondo romanzo va delineandosi come estremamente personale e suggestivo, ci racconta la storia vera (come ci dice la stessa qui) di un incontro che cambia per sempre le vite dei suoi protagonisti, i quali con coraggio affrontano non solo la dittatura militare ma anche quel sentimento nuovo che invade la loro anima e li spinge oltre loro stessi.

“Francisco giunse a conoscere Irene quanto se stesso. In quelle lunghe notti di insonnia si raccontarono le loro vite. Non avevano più né ricordo del passato, né un sogno del presente, né un progetto per il futuro, che non fosse spartito. Si confidarono ogni segreto, si abbandonarono oltre i limiti fisici, confidandosi pure nello spirito. […] Infransero ogni loro limite, creando fra entrambi un vincolo indissolubile, che li aiutava a tollerare la paura, installata nelle loro vita come una presenza maledetta.”

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La Allende plasma questa storia rendendola irriconoscibile, intrecciando la realtà alla finzione fino a renderle una cosa sola. Con la sua delicatezza ci racconta scene di amore e di passione, così come non nasconde la violenza che quegli anni attanagliava il suo paese. E tra queste righe si legge il suo amore per la patria, quella patria che lei stessa ha dovuto abbandonare senza mai dimenticare, facendola rivivere in ogni storia che prende vita dalle sue mani.

“Si sentivano piccoli, soli, vulnerabili, due naviganti persi in un mare di cime e di nuvole, in un silenzio lunare; ma sentivano pure che il loro amore aveva conquistato una nuova e formidabile dimensione che sarebbe stato l’unica fonte di forza nell’esilio.
Nella luce dorata dell’alba si fermarono per guardare la loro terra un’ultima volta.
– Ritorneremo? – mormorò Irene.
– Ritorneremo – rispose Francisco.”

Ho amato questa storia nello stesso modo in cui si amano le cose che percepiamo come perfette ed essenziali. L’amore tra Irene e Francisco non potrebbe essere diverso da quello che leggiamo e non potrebbero essere altre le parole che lo descrivono.

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Rileggendo i suoi romanzi (sempre in ordine cronologico) sto riscoprendo luoghi immaginari e personaggi incredibili che credevo persi per sempre, perché scoperti in un’età, l’adolescenza, in cui tutto ciò che non abbiamo o che non conosciamo diventa per forza migliore. Oggi mi rendo conto di quanto le sue storie siano il ritratto di se stessa, della vita che ha avuto e di quella che aveva sognato, di tutti i sogni e i rimpianti, di tutte le persone che ha conosciuto e di quelle che ha incrociato nel corso della sua straordinaria vita. Perché forse uno scrittore non può fare altro, se non parlare di quello che conosce. Ma la grandezza della Allende è la capacità di rendere la sua vita irriconoscibile forse anche ai suoi stessi occhi, tingendola sempre di colori nuovi.


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D’amore e ombraIsabel Allende
Feltrinelli, 244 p.
Copertina Flessibile  € 7,23

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