Scoprendo Oriana Fallaci – #2 “Il sesso inutile” (1961)

Copia di IMG_9415
Continua il mio viaggio alla scoperta di Oriana Fallaci con uno dei libri più belli che io abbia mai letto. E poco importa se non si tratta di un romanzo, perché questo libro mi ha dato l’occasione di riflettere su qualcosa che già mi ribolliva dentro, forse da sempre.

“Mi venne in mente che i problemi fondamentali degli uomini nascono da questioni economiche, razziali, sociali, ma i problemi fondamentali delle donne nascono anche e soprattutto da questo: il fatto d’essere donne.”

Il sesso inutile è il secondo libro scritto della Fallaci. Pubblicato nel 1961, fu il risultato di un reportage sulle donne che la giornalista scrisse per L’Europeo, il giornale per il quale lavorava. Il viaggio di Oriana alla scoperta delle condizioni delle donne iniziò in Pakistan, per poi terminare a New York, passando attraverso l’India, la Malesia, la Cina, il Giappone e le Hawaii. E’ un libro, questo, che ti prende mano e ti porta con sé di fronte ad una scoperta sensazionale eppure al tempo stesso così scontata da sembrare, a tratti, ridicola. Perché ciò che la Fallaci capisce, e che io condivido a pieno, è che tutte le donne del mondo, per quanto possano essere diverse tra di loro per colore della pelle, cultura ed estrazione sociale, in fondo sono tutte uguali, perché sono tutte irrimediabilmente condannate ad un’infelicità cronica e dalla quale non c’è scampo per nessuna.

“«Mia cara, le donne sono tutte uguali nel mondo, a qualsiasi razza o clima o religione appartengano, poiché è la natura umana che è uguale.»”

Questo libro è arrivato in un momento della mia vita in cui certe domande, prima silenziose, si vanno facendo più forti. Non credo sia vero che questa infelicità sia dovuta al “non accontentarsi”. Credo, piuttosto, che dipenda da una certa mentalità che ci è stata inculcata da sempre. E quando abbiamo il coraggio di scappare da questa mentalità, qualunque essa sia, fa capolino il senso di colpa. In occidente, per esempio, una donna che vuole realizzarsi non rinuncerebbe mai al lavoro per crescere i propri figli. In fondo c’è il marito ad aiutarla, una rete familiare o, in alternativa, baby sitter o asili nido. Eppure credo che la maggior parte delle donne che si trovano in questa situazione siano quotidianamente annientate da un timido senso di colpa. Ma, al tempo stesso, sarebbe profondamente infelice se dovesse rinunciare al proprio lavoro per crescere questi bambini. E allora qual’è la soluzione? Ahimè, credo che non esista. Per natura siamo abitate da sentimenti ambivalenti, spesso contrastanti, motivo per cui siamo spesso definite “lunatiche”. E si tratta di sentimenti che se da una parte ci arricchiscono, dall’altra ci impediscono, in qualche modo, di vivere serenamente la nostra vita, cosa che, invece, riesce abbastanza bene a qualsiasi uomo.

Credo, dunque, che ogni donna debba leggere questo libro. Penso che l’aiuterebbe (sempre ammesso che questo sia possibile) a sentirsi un po’ meno imperfetta, un po’ meno in colpa, un po’ più parte di un mondo, quello delle donne, che troppo spesso si da addosso senza mai farsi una carezza.

Clicca qui per acquistare il libro “Il sesso inutile” di Oriana Fallaci

Copia di IMG_9421

Il viaggio di Oriana Fallaci è, quindi, forse un tentativo di scoprire quale sia la ricetta per questa fantomatica felicità di cui tutti parlano. Che io poi non ho ancora ben capito cosa sia o come si raggiunga. Eppure continuiamo tutte a correrle dietro, come se fosse questo, alla fine, lo scopo della nostra esistenza. Quello di essere felici.

“C’è molto sole sui paesi dell’Islam: un sole bianco, violento, che accieca. Ma le donne musulmane non lo vedono mai: i loro occhi sono abituati all’ombra come gli occhi delle talpe. Dal buio del ventre materno esse passano al buio della casa coniugale, da questa al buio della tomba. E in quel buio nessuno si accorge di loro.”

In Pakistan la Fallaci si scontra subito con una realtà che fin da quel momento non condivide. Spose bambine che vanno incontro ad un uomo che non hanno mai visto, donne con la testa china al cospetto degli uomini che popolano le loro vite (e che le gestiscono), milioni di veli che camminano per strada rispettando, ciecamente, le leggi di Maometto. La Fallaci qui non ha nessun dubbio. Secondo lei queste sono le donne più infelici del mondo. Eppure, paradossalmente, non si pongono nessun problema. Loro non sanno di essere infelici, “perché non sanno cosa esiste al di là del lenzuolo che le imprigiona“.

“La notte era calda, fuggendo da loro ripensavo a Jamila, alle farfalle di ferro, alla donna che voleva bruciare sul rogo del proprio marito, alla maharani Jaipur tormentata dall’idea di sapermi nella sua camera da duecento rupie. E questa era l’India che ci sarebbe rimasta nella memoria e nel cuore: tanto diversa da quella che avevamo sognato, bambini, e tanto sciupata. Ma tutto il mondo è sciupato, ormai. Col progresso abbiamo distrutto l’unico strumento per combattere la noia: quel difetto squisito che si chiama fantasia.”

In India non riesce a capire che tipo di donne ha di fronte, semplicemente perché “le donne indiane sono piene di contraddizioni come il paese che la ha generate.” Così se da un parte ci sono le cosiddette “farfalle di ferro“, cioè donne che lottano per i propri diritti e cercano di promuovere un miglioramento del paese, dall’altra ci sono ancora mamme-bambine, donne che non vogliono risposarsi dopo la morte del marito (perché in India diventare vedova è la sorte peggiore che possa spettare ad una donna) o donne che accettano di vivere con altre mogli, anche se ormai queste pratiche sono vietate dalla legge. Questo perché “il tempo scivola più lento che altrove sulla sonnolenza antica dell’India“, ma “le farfalle di ferro conoscono il valore della pazienza, e ottengono sempre quello che vogliono“.

“Ming Sen rideva come sanno ridere solo i malesi che dietro il ridere nascondono tutto: odio, indignazione, sorpresa. E non voleva credermi quando dicevo che le matriarche non sono necessariamente cattive, vivono solo in modo diverso dalle sue concubine: comandano i mariti come lui comanda le concubine, ecco tutto.”

In Malesia Oriana va alla ricerca delle “matriarche”, donne fuori dal tempo, che vivono nella giungla, restando fedeli all’antico sistema matriarcale (o matrilineare) e alla loro terra, simbolo del loro potere. Sono donne indipendenti, possidenti di terre che si tramandano di figlia in figlia e, qui, in mezzo a un pezzo di natura incontaminata, la giornalista è convinta che siano proprio queste  le donne più felici del mondo.

“Non si può capire le cinesi di oggi se non si incomincia il discorso da quei piedi fasciati che ancora oggi si vedono nella Cina Rossa e ad Hong Kong. “

In Cina la giornalista scopre un paese diviso a metà: da una parte ci sono le donne di Hong Kong e dall’altra quelle della Cina Rossa, e sono donne così evidentemente diverse eppure allo stesso tempo simili, unite da una metamorfosi iniziata con l’abolizione della pratica dei piedi fasciati e divise solamente dal ponte di Sham Chun. Se da una parte il progresso è minore ed esistono ancora donne chiamate “Tan-Ka, le Intoccabili, nascono vivono muoiono senza mai scendere a terra; da duemila anni“, dall’altra le donne della città inseguono i cambiamenti, ricoprendo cariche prestigiose, inseguendo i propri sogni e costruendo le proprie carriere. Eppure, nonostante il progresso, le donne soffrono di un complesso di inferiorità che le terrorizza, temendo di non essere all’altezza dei tempi, perché i cambiamenti sono stati troppi e repentini, l’amore continua ad essere un tabù e il rispetto per la famiglia e per il matrimonio rimane un vincolo profondo per tutte le donne.

“Pensai che forse non avevamo capito abbastanza di queste donne un pò misteriose perché non avevamo capito abbastanza dei loro uomini. Forse i loro uomini erano troppo freddi, troppo esigenti, troppo incapaci di emozioni perché esse riuscissero ad esser perfette come dice il proverbio.”

In Giappone la Fallaci si trova completamente spiazzata, perché “è difficile capire Tokio come è difficile capire le giapponesi“. Si tratta di donne apparentemente fragili e delicate, le quali abbandonato il chimono diventano donne forti e spavalde, come le europee. “Eppure esse rimangono l’espressione più poetica di questo antico, saggio, civile paese“. Sono donne vincitrici di una guerra che ha distrutto la loro immagine di esseri inutili e puramente estetici, generando donne intelligenti e ribelli che ricoprono ruoli importanti all’interno della società, pur sempre rispettando i vecchi costumi e le vecchie tradizioni. Ma il mistero più grande che la Fallaci si trova a dover svelare è quello delle Geishe, immergendosi in un mondo, quello di Kyoto, dove il tempo sembra essersi fermato. Qui scopre che dietro a quel mondo di silenzi e di raffinatezze, di canti fiochi e visi nascosti dietro tinte e parrucche, si nascondono rinunce e fatiche che lasciano ben poco spazio al fascino che queste donne dovrebbero suscitare.

“«Vedi, gente. Un tempo questo mare scoppiava di pesci. Ora i pesci non ci sono più. Dove sono andati i pesci, mi dico. Un tempo questo cielo palpitava di uccelli. Ora gli uccelli non ci sono più. Dove sono andati gli uccelli, mi dico. Le vere donne hawaiane non esistono più: come i pesci e gli uccelli.»”

Alle Hawaii la ricerca della giornalista fallisce miseramente e la delusione, forse, è ancora più forte di quella provata nei confronti delle Geishe. Lì dove prima vivevano le donne più libere e felici del mondo, ora vivono “le donne più nuove del mondo“, vittime di una cultura, quella americana, che ha invaso le loro terre, spazzando via la loro essenza. La hula, per esempio, non è più “un linguaggio femminile e fantastico che coi gesti narrava una storia” ma è diventato lo sculettare sconcio dei villaggi turistici. Il risultato è un insieme di donne malinconiche, che, come le americane e le europee, preferiscono rimanere da sole pur di realizzarsi.

“La donna americana incomincia a comandare l’uomo americano dal momento in cui egli apre gli occhi sul mondo al momento in cui li chiude per sempre. L’uomo americano apprende d’essere una creatura inferiore quando è bambino e la mamma lo protegge e lo coccola. Se ne accerta quando va a scuola e la maestra gli insegna a rispettar le bambine. Se ne convince quando diviene adulto e una ragazza lo sposa o gli ruba il posto in ufficio. La donna americana è un uomo.”

A New York termina il viaggio di Oriana Fallaci e lì, nella metropoli più grande del mondo, la verità le si sfrantuma  addosso con una violenza spropositata. In un paese in cui la donna ha raggiunto un’importanza tale da essere tutelata più di un uomo, tutte le conquiste che ha ottenuto le si sono rivoltate contro. La solitudine è il prezzo da pagare per queste donne forti e potenti, che combattono ogni giorno la guerra contro gli uomini sempre più deboli e avviliti.

“Da un capo all’altro della terra le donne vivono in un modo sbagliato: o segregate come bestie in uno zoo, guardando il cielo e la gente da un lenzuolo che le avvolge come il sudario avvolge il cadavere, o scatenate come guerrieri ambiziosi, guadagnando medaglie nelle gare di tiro coi maschi. E io non sapevo se la pena più profonda l’avessi provata dinanzi alla piccola sposa di Karachi o dinanzi alla brutta soldatessa di Ankara. Io non sapevo se mi avesse spaventato di più la vecchia cinese coi piedi facciate o questa americana impegnata a trattenere un italiano che sbadigliava di sonno. Tutte, risposi a Laureen, erano più o meno consapevolmente lanciate verso qualcosa che non può provocar che dolore, un dolore sempre più complicato. Il grande ritornello che scuote le donne dell’intero globo terrestre si chiama Emancipazione e Progresso: ogni volta che sbarcavo in un nuovo paese mi trovavo dinanzi queste due parolone e e donne se ne riempivan la bocca quasi si fosse trattato di chewing-gum. Gliele abbiamo insegnate noi donne evolute, come a masticare chewing-gum, ma non gli abbiamo detto he il chewing-gum può far male allo stomaco. […] Girando come Caino intorno alla luna, ero tornata in ogni senso al medesimo punto da cui ero partita. E in quel girare avevo seguito la marcia delle donne intorno a una cupa, stupidissima infelicità.”

Dopo tutto questo parlare e girare per il mondo, una domanda mi viene spontanea: Oriana era felice?


Copia di IMG_9440

Il sesso inutileOriana Fallaci
BUR, 219 p.
Formato Kindle    € 7,49
Copertina Rigida  € 7,50

Annunci

7 pensieri su “Scoprendo Oriana Fallaci – #2 “Il sesso inutile” (1961)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...