#gdli100libri ottavo libro: “Il barone rampante” di Italo Calvino

Quando è stato estratto Il barone rampante di Italo Calvino come ottavo libro da leggere con il #gdli100libri ero veramente felice, perché prima d’ora non avevo mai letto niente di Calvino (sì, me ne vergogno abbastanza). Devo ammettere che la lettura di questo romanzo non è stata semplice, sia perché ad un certo punto la storia mi era diventata troppo noiosa, sia perché è capitato in un periodo non proprio positivo. Ma vabbè, comunque, in un modo o in un altro, ne ho terminato la lettura.

“Fu il 5 giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d’Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a quell’ora, nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco mattiniera Corte di Francia, d’andare a desinare a metà del pomeriggio. Tirava vento dal mare, ricordo, e si muovevano le foglie. Cosimo disse: – Ho detto che non voglio e non voglio! – e respinse il piatto di lumache. Mai s’era vista disubbidienza più grave.”

Il barone rampante è stato pubblicato nel 1957 ed è il secondo capitolo della trilogia araldica I nostri antenati – preceduto da Il visconte dimezzato (1952) e succeduto da Il cavaliere inesistente (1959). Trilogia composta da questi tre romanzi che, per dichiarazione stessa di Calvino, devono essere considerati come collegati e ci dice:

Il racconto nasce dall’immagine, non da una tesi che io voglia dimostrare; l’immagine si sviluppa in una storia secondo una sua logica interna; la storia prende dei significati, o meglio: intorno all’immagine s’estende una serie di significati che restano sempre un po’ fluttuanti, senza imporsi in un’interpretazione unica e obbligatoria. Si tratta più che altro di temi morali che l’immagine centrale suggerisce e che trovano un’esemplificazione anche nelle storie secondarie: nel “Visconte” storie d’incompletezza, di parzialità, di mancata realizzazione d’una pienezza umana; nel “Barone” storie d’isolamento, di distanza, di difficoltà di rapporto col prossimo; nel “Cavaliere” storie di formalismi vuoti e di concretezza del vivere, di presa di coscienza d’essere al mondo e autocostruzione d’un destino, oppure d’indifferenziazione dal tutto.”

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La storia raccontata in questo capitolo è molto inverosimile, eppure pensate che Calvino prese spunto da Salvatore Scarpitta, il quale gli raccontò la sua avventura di dodicenne sull’albero di pepe. Infatti, il protagonista del romanzo è Cosimo Piovasco di Rondò, un ragazzino appartenente ad famiglia nobile dei Rondò, il quale, in seguito ad un litigio con il padre, decide di rifugiarsi sugli alberi e di non scendere mai più.
La storia viene raccontata dal fratello Biagio, il quale le avventure vissute da Cosimo nella sua lunga vita trascorsa sugli alberi.

“Cosimo salì fino alla forcella d’un grosso ramo dove poteva stare comodo, e si sedette lì, a gambe penzoloni, a braccia incrociate con le mani sotto le ascelle, la testa insaccata nelle spalle, il tricorno calcato sulla fronte.
Nostro padre si sporse dal davanzale. – Quando sarai stanco di di star lì cambierai idea! – gli gridò.
– Non cambierò mai idea, – fece mio fratello, dal ramo.
– Ti farò vedere io, appena scendi!
– E io non scenderò più! – E mantenne la parola.”

Come diceva prima Calvino, questa storia è nata da un’immagine che l’autore aveva nella sua mente e dalla quale ha sviluppato una serie di tematiche. In questo caso, la curiosa vicenda di Cosimo diventa l’esemplificazione di una difficoltà relazionale con il mondo circostante. Una distanza dal mondo che però è anche una presenza, perché vivendo sugli alberi Cosimo trova di fatto il modo di partecipare alla vita della comunità di Ombrosa, paese in cui egli vive. Alcune volte viene considerato matto, in altre viene rispettato (forse più per il suo titolo di Barone che per altro), vive la sua vita adattando gli alberi alle sue esigenze, svolge qualche lavoro e intraprende anche delle relazioni amorose. Vive, per quel che può, una vita “normale”, mantenendo fede, fino alla fine, alla sua promessa di non scendere dagli alberi.

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Personalmente non ho amato questo romanzo. Ma, devo ammettere, che ho iniziato a leggerlo non sapendo niente al riguardo. Mi ha incuriosita e all’inizio mi aveva anche presa, ma dopo un pò è diventato di una noia mortale. Di fatto non c’è un evoluzione della trama, né un colpo di scena che tenga alta l’attenzione. E’ questo il motivo per cui questo romanzo non mi ha particolarmente colpita.

Per leggere le opinione degli altri partecipanti al gruppo di lettura cliccate i seguenti link:


Colgo l’occazione per dirvi che il nono libro estratto è Il mondo nuovo / Ritorno al  mondo nuovo di Aldous Huxley, il quale sarà letto dal 1 al 15 maggio.


 

Il barone rampante – Italo Calvino

Casa editrice: Mondadori,
Lunghezza: 319 p.    
Copertina Flessibile  € 8,50
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3 pensieri su “#gdli100libri ottavo libro: “Il barone rampante” di Italo Calvino

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