“Le notti bianche” di Fedor Dostoevskij

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Domenica ero in giro per negozi con Antonio. Ovviamente ho dato uno sguardo ai libri e quando ho visto Le notti bianche mi sono bloccata. Dopo il discorso di Roberto Saviano potevo non leggerlo??? Quindi, ovviamente l’ho comprato e l’ho letto tutto d’un fiato in un paio di giorni.

“Era un notte incantevole, una di quelle notti che succedono solo se si è giovani, gentile lettore. Il cielo era stellato, sfavillante, tanto che, dopo averlo contemplato, ci si chiedeva involontariamente se sotto un cielo simile potessero vivere uomini irascibili ed irosi.”

Le notti bianche è un romanzo breve di Fëdor Dostoevskij, pubblicato per la prima volta nel 1848. Si tratta di un romanzo giovanile e sentimentale di appena ottanta pagine, ma di una potenza strabiliante. La trama è breve e semplice, e finisce col dissolversi nel nulla così com’è iniziata.

“Io sono un sognatore; ho vissuto così poco la vita reale che attimi come questi non posso non ripeterli nei sogni. Vi sognerò per tutta la notte, per tutta la settimana, per tutto l’anno. Senz’altro domani ritornerò qui, proprio qui, in questo luogo, e proprio a quest’ora, e sarò felice ricordando l’accaduto. Già questo luogo mi è caro.”

Il protagonista non ha un nome. Si definisce, appunto, un “sognatore” e parla di se stesso come di un uomo solitario, che ha sempre vissuto la propria vita da solo nella dimensione dei propri sogni. Sogna, infatti, una vita diversa e un amore romantico e si illude di averli realizzati quando, in una notte bianca, mentre passeggia sul lungofiume, incontra una ragazza con la quale sente subito un’affinità. Uscendo fuori dai suoi schemi, il protagonista decide di conoscerla e così i due trascorrono le successive quattro notti bianche a raccontarsi. Il “sognatore” è felice di aver finalmente deciso di vivere – invece di sognare di vivere – ma la sua gioia svanisce nel momento in cui la ragazza gli confessa di amare un altro uomo e di essere in attesa del suo ritorno da un anno esatto. Ogni gioia dell’uomo viene, quindi, spazzata via nel momento in cui torna ad essere da solo.

“Dio mio! Un minuto intero di beatitudine! E’ forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?…”

Ho apprezzato molto e fin da subito questo romanzo e il pensiero che c’è dietro, ma devo confessarvi che fino a qualche giorno fa io di Dostoevskij non sapevo quasi nulla. Non ho mai studiato letteratura russa e ad oggi i miei approcci nei suoi confronti si limitano ad Anna Karenina e Il dottor Zivago. Capite bene che ho iniziato a leggere Le notti bianche senza nessuna conoscenza a riguardo e la cosa, secondo me, alla fine non è male, perché mi ha dato modo di crearmi un’opinione ancora più personale.

La storia, come dicevo, è veramente semplice e anche il modo in cui è narrata – il narratore è il sognatore e quindi racconta la vicenda in prima persona – permette di seguire bene la vicenda. Durante il racconto ci si perde insieme al sognatore nei suoi pensieri, nei suoi dubbi e nelle sue paure e questo è un elemento che a me piace molto, perché credo dia al lettore la possibilità di crescere insieme al protagonista e capire meglio le sue azioni. Un po’ come se si stesse costruendo insieme la storia, in quel preciso istante. Ed infatti, leggendo l’introduzione e la postfazione a Le notti bianche – nella mia edizione l’introduzione è di Giovanna Spendel e la postfazione è di André Gide – ho capito che questo è un elemento che contraddistingue tutta la produzione di Dostoevskij. Pare che nelle sue storie l’elemento centrale non sia la relazione del uomo con la società, bensì innanzitutto la relazione del uomo con se stesso, con la propria complessità e la propria individualità. D’altronde come dargli torto? Non diciamo sempre che per stare bene con gli altri bisogna prima star bene con se stessi?

Quindi Le notti bianche racconta non tanto l’incontro del sognatore con Nasten’ka, che infatti non porta da nessuna parte, ma la sua relazione intima con se stesso. E in tutto questo documentarmi sono stata anche molto incuriosita dallo scoprire che lo stesso Dostoevskij si definiva un sognatore. Pare, infatti, che quello del “sognatore romantico” fosse un tema che gli stava molto a cuore, perché lo aveva vissuto sulla propria pelle.

Tutto questo non ha fatto che accendere in me una viva curiosità nei confronti di quest’autore, che spero vivamente di riuscire a leggere, sconfiggendo la paura della lunghezza delle sue storie. Ma nel frattempo non posso fare a meno di chiedermi: cosa c’è di male nel essere un sognatore? Nel sognare e immaginare qualcosa di diverso rispetto a quello che già si vive? Immaginare e sognare vuol dire non amare la propria vita o avere il desiderio di migliorarla? Da sognatrice e – purtroppo – eterna insoddisfatta queste domande continuano a ronzarmi in testa. Voi cosa ne pensate?  E, soprattutto, avete letto Le notti bianche?


Le notti bianche - DostoevskijLe notti bianche di Fedor Dostoevskij
Garzanti, 105 p.
Formato Kindle           € 0,99
Copertina Flessibile  € 5,87

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11 pensieri su ““Le notti bianche” di Fedor Dostoevskij

  1. sere1veva ha detto:

    Sognare è essenziale alla vita dell’uomo 🙂 e nelle Notti Bianche questo è evidente, a me è piaciuto molto e anche per me è stato il primo approccio con l’autore. Ma non sarà l’ultimo …bella recensione e complimenti per la foto, bellissima!

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