Scoprendo Oriana Fallaci – #4 “Gli antipatici” (1963)

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“Natalia Levi/Gunzburg: «I dolori non guariscono mai: però a un certo punto si guardano con distacco. Io non riesco ancora a guardarvi con distacco: ecco.»”

Dopo tanta attesa sono riuscita finalmente a leggere il quarto libro di Oriana Fallaci. Anche questa volta non si tratta di un romanzo, ma di una raccolta di interviste che la giornalista realizzò negli anni ’60 per L’Europeo e che, in un secondo momento, decise di raccogliere in un volume intitolato Gli antipatici. Il libro fu pubblicato nel 1963 da Rizzoli ed ebbe un successo immediato: pensate che solamente fino al 1970 ne furono stampate ben cinque edizioni.

“Non mi sentivo mai a posto quando rileggevo su «L’Europeo» queste interviste: perché mi accorgevo sempre di aver detto tutto su di loro. Ora che ho detto tutto, anche quello che avevo taciuto, se lo avevo taciuto, mi sento leggera come se avessi tolto un peso dal cuore. Mi sento linda, pronta a volare in paradiso: nel caso che uno di essi mi sfidi a quello e spari più veloce di me.”

Ovviamente vi starete chiedendo: perché questo titolo? E, soprattutto, chi sono questi “antipatici”? Si tratta personaggi famosi (attori, registi, calciatori, toreri, nobili, scrittori, ecc) che popolavano le cronache rosa dell’epoca e dei quali si parlava fino all’ossessione, tanto da renderli, appunto, “antipatici” alla maggior parte delle persone.

“Ovunque si parla di loro, ovunque si discute di loro, delle loro gesta, dei loro amori, delle loro corride, delle loro poesie, dei loro gol, della loro musica, dei loro comizi, dei loro film, dei loro miliardi, della loro miseria, e la celebrità è così vasta, così rumorosa, così esasperante che ci ossessiona, ci tormenta, ci soffoca al punto da farci esclamare «Dio che rompiscatole! Dio che antipatici!».”

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Le diciotto interviste pubblicate sono state scelte tra quelle che la Fallaci aveva scritto per L’Europeo. Più che altro si tratta di chiacchierate che la giornalista registrò con il magnetofono  – aggeggio che terrorizzava i più – per poi trascriverle e completarle, nel libro, con un’introduzione in cui viene raccontato il modo in avvenne l’intervista e le impressioni generali.

“Arletty: «Il mio letto era un cocktail di libri: uno ne lasciavo e uno ne prendevo. Leggere è importante come guardare: e i miei occhi bevevano le parole come bevevano il mondo.»”

Tra gli intervistati ci sono Catherine Spaak e Anna Magnani (attrici), Leonilde Iotti (politica), Federico Fellici e Hitchcock (registi), Salvatore Quasimodo e Natalia Levi/Ginzburg (scrittori), Giancarlo Menotti (musicista e compositore), Gianni Rivera (calciatore), Antonio Ordòñez (torero) e altri. E su tutti Oriana Fallaci esprime inevitabilmente il suo giudizio personale: se da una parte c’è chi come Hitchcock la delude profondamente, dall’altra c’è chi, come Natalia Levi, non fa che confermare un’ammirazione nata tanti anni prima. 

“Oriana Fallaci: «Senta, don Antonio, lo sa cosa pensavo?»
Antonio Ordòñez: «Jesùs! Cosa pensava?! Sentiamo cosa pensava.»
Oriana fallaci: »Che lei è un uomo felice. Forse l’unico uomo famoso, fra quanti ne ho conosciuti, che sia anche felice. La gente famosa, di solito, è sempre un poco più infelice dell’altra. Lei, no.»
Antonio Ordòñez: «Hombre! certo che sono un uomo felice. Muy felicissimo. Io, quando qualcuno mi dice, Antonio, la felicità non esiste, la felicità cosa è?, rispondo: guarda, la felicità è quella che tengo: la gioventù, una posizione, una famiglia. i miei amigos, uno sputo sopra il denaro. La felicità… è fatta di una cosa grande: apprezzare la vita sapendo che dopo viene la morte. […]»”

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Ovviamente non si può paragonare questo libro al romanzo Penelope alla guerra: stiamo parlando di due generi diametralmente opposti. Ma non si può negare che in queste pagine raramente ciò che esce fuori è la personalità degli intervistati. Ciò che colpisce e spicca più di tutto è l’intelligenza di Oriana Fallaci, la sua arguzia nel porre domande spesso scomode, l’ironia con cui, a volte sottilmente e altre pesantemente, prende in giro i suoi intervistati senza che loro se ne rendano conto. In altre parole, ciò che esce fuori è la sua capacità in quanto giornalista. Concordo in pieno con Laura Laurenzi la quale, nella prefazione, afferma che in queste interviste si intravede la grande Oriana Fallaci che intervistò i grandi della terra, da Indira Ghandi a Gheddafi allo Scià. E come se questa raccolta altro non fosse che un tassello nella sua formazione. Un tassello che chi, come me, la sta scoprendo – e la sta amando – non può fare a meno di leggere.

Avevo compreso che nel mestiere di scrivere non esistono insegnamenti o consigli, bisogna scrivere soli, senza imitare nessuno, attingendo scoperte dai nostri errori e dalla nostra fatica che è la fatica più solitaria del mondo.


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Gli antipaticiOriana Fallaci
BUR, 379 p.
Formato Kindle          € 5,99
Copertina Rigida        € 6,00
Copertina Flessibile  € 9,35

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