“Il dolore perfetto” di Ugo Riccarelli: il viaggio dentro un dolore profondo e perfetto chiamato vita

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Quando il Maestro arrivò al Colle, verso la pianura stavano finendo di costruire la stazione, e attorno a quella già nascevano le prime case del nuovo borgo. Nascevano come funghi, e la gente sembrava citata dall’arrivo della ferrovia che avrebbe portato il treno e il progresso. Ancora l’edificio principale non era pronto, cosicché i passeggeri dovevano scendere molto più indietro, verso il Padule Lungo, e potevano raggiungere Colle Alto cogliendo al volo qualche rara carrozza o la gentilezza di un contadino per un passaggio su un carro trainato dai buoi.

La prima volta che ho letto questo romanzo avevo quindici anni. Era il 2004. Frequentavo il secondo anno del liceo, mia sorella compiva un anno portandomi con se in un viaggio stupendo fatto di un amore sottile e totale che fino a quel momento non avevo mai conosciuto e Il dolore perfetto aveva regalato al suo autore il Premio Strega.  Lo lessi tutto d’un fiato, come quando fai un tuffo nell’acqua fredda di inizio estate e per un momento trattieni il fiato. In quel momento, in quel respiro che viene meno, si è posizionata, per me, questa storia. Una storia fatta di un passato che in qualche modo ho sentito mio fin dall’inizio, come se in quei personaggi io avessi sentito il profumo di una casa profondamente diversa e al tempo stesso sempre uguale a sé stessa.

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Il dolore perfetto di Ugo Riccarelli è stato uno dei primi libri che ho amato follemente. Mi piace definirlo una saga familiare e dopo l’amore viscerale per La casa degli spiriti di Isabel Allende, inizio a pensare di avere un debole per questo genere di storie. Questa volta siamo di fronte a due famiglie che finisco col mischiarsi il sangue e le ossa: quella creata dal Maestro e dalla vedova Bartoli e quella creta dalla Rosa insieme a l’Ulisse Bertorelli. Da una parte un amore profondo e sincero, talmente grande da non avere il tempo di goderselo (ma forse quel tempo sarebbe sempre stato troppo poco) e dall’altro un amore che nasce a stenti, forzato, forse malato. Le vicende di queste famiglie si mischiano con quelle del Colle, in Toscana, dove è ambientata la vicenda, un posto magico e fiabesco i cui personaggi e le cui storie vengono narrate di generazione in generazione e si scontrano con due guerre mondiali, con il progresso che avanza, con i socialisti e i fascisti, i tedeschi, la febbre spagnola, la crisi, la distruzione e i cambiamenti che il passare del tempo porta inevitabilmente con sè.

Pensieri, fantasie e cose sognate, ma anche realtà, il sangue, l’odore dell’uomo. Parevano opposti, eppure, quel giorno, lei li sentì uguali. Due facce del mondo, materia e astrazione. Merda e ragione con cui siamo fatti. Ma poi vide una lacrima scivolare dagli occhi della Rosa che pareva assopita, distesa sul prato tra le urla sconciate. Volse ancora lo sguardo, l’Annina, e vide suo padre, giù in basso, che si era fermato e adesso, alzata la testa, la puntava in silenzio. E fu in quell’istante, in quel preciso momento, che comprese l’abisso totale non tra due mondi, ma tra le persone. Le cose son cose, hanno una vita loro, hanno forme, pensieri, hanno età e persino un colore. Siamo noi a dividere, a costruire barriere, ad alzare, abbassare, a dire chi è buono e cosa invece è peggiore. L’Annina capì così la distanza tra la madre e l’Ulisse. La sentì forte, batterle il petto. Una botta improvvisa, una crepa al cuore. La ferita bruciante di un dolore perfetto.

Ciò che offre questo romanzo è un viaggio dentro un dolore sordo e acuto, profondo, dal quale si trova sempre, in qualche modo, la forza di ricominciare. La “morale” alla base è forse semplice e scontata, ma al tempo stesso ha una potenza tale da colpire il lettore dritto in faccia: nonostante tutto la vita è un fiume in piena e va vissuta al meglio, tra dolori e sofferenze, perdite e amori appena sfiorati ma non per questo meno veri. E di tutto questo l’Annina diventa il simbolo di questa perdite, di questa paura di rimanere da sola, ancora e ancora. Prima la madre, poi il padre, poi l’uomo che ama e infine il figlio: la sua vita sembra una continua perdita, ma niente riesce a spazzare via la sua forza e i ricordi, a volte dolorosi, diventano l’espediente, insieme ai sogni, per rifugiarsi in un mondo passato, di cui forse riconosciamo la bellezza solo una volta che l’abbiamo perso. Per me questa è stata una grande lezione.

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Natalia era esterrefatta: sull’enorme disegno del progetto, accanto all’intrigo di linee, si poteva leggere con chiarezza i nomi di tutti i Bertuelli, della gente del Prataio e persino della Piana e di quello che una volta era stato il Padule. C’erano la Mena e il Mero, c’erano l’Ulisse, Telemaco e l’Ettore, e poi l’Isolina, e tutti i loro figli, anche quelli morti di spagnola, e la vedova Bartoli, il Maestro con i suoi figli e persino la Rosa e il medico dei balocchi, e ogni pezzo era collegato all’altro secondo una logica, come in un enorme albero genealogico d’acciaio.
«Qui c’è tutta la vita del Colle, e quando tu metti in moto il meccanismo» le disse Sole dando un giro alla manovella «ogni pezzo fa la sua parte.»

Come tanti piccoli granelli, i personaggi di questa storia diventano i pezzi che tengono insieme il tutto: il Colle, la Storia e, più semplicemente, la Vita. Leggere queste pagine è come rendersi conto di quanto insignificanti possiamo essere noi persone, con i nostri piccoli drammi e le gioie immense, con i dolori e gli acciacchi e i sorrisi. Come quel sentirsi speciali o quel pensare irrimediabilmente che tutto sia finito è in fondo un po’ da tutti.

Credo sia palese che Il dolore perfetto di Ugo Riccarelli è una lettura che consiglio a tutti, soprattutto a chi ama, come me, gli intrecci di parole che diventano storie e ti si legano dentro.


_MG_0184Il dolore perfettoUgo Riccarelli
Mondadori, 325 p.
Formato Kindle           € 6,99
Copertina Rigida        € 16,40
Copertina Flessibile  € 8,08

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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. annaecamilla ha detto:

    Ma lo sai che lo posseggo ma non l’ho mai letto? grazie a te ora lo farò!

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    1. Chiara Nicolazzo ha detto:

      Mi fa molto piacere! Credo che ne valga veramente la pena! Fammi sapere cosa ne pensi!

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      1. annaecamilla ha detto:

        Ok! appena lo faccio ti dirò!

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