#gdli100libri quindicesimo libro: “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati

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«E’ un tratto di frontiera morta» aggiunse Ortiz. «Così non l’hanno mai cambiata, è sempre rimasta come un secolo fa.»
«Come: frontiera morta?»
«Una frontiera che non dà pensiero. Davanti c’è un grande deserto.»
«Un deserto?»
«Un deserto effettivamente, pietre e terra secca, lo chiamano il deserto dei Tartari.»
Drogo domandò: «Perché dei Tartari? C’erano i Tartari?»
«Anticamente, credo. Ma più che altro una leggenda. Nessuno deve essere passato di là, neppure nelle guerre passate.»
«Così la Fortezza non è mai servita a niente?»
«A niente» disse il capitano.

Uno dei regali che mi sono concessa quest’anno è stato partecipare per la prima volta  ad un gruppo di lettura.  I 100 libri di Dorfles mi ha regalato l’occasione di leggere tanti romanzi che, sono onesta, altrimenti non avrei mai letto. Ovviamente non sempre sono state letture piacevoli (ricordate la recensione di Dracula di Bram Stoker?) ma questa volta sono stata conquistata e, vi prego, fidatevi di me, che sono sempre così critica. Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati credo sia il romanzo migliore che sia stato estratto fino ad ora.

Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione.
Si fece svegliare ch’era ancora notte e vestì per la prima volta la divisa di tenente. Come ebbe finito, al lume di una lampada a petrolio si guardò nello specchio, ma senza trovare la letizia che aveva sperato. Nella casa c’era un grande silenzio, si udivano solo piccoli rumori da una stanza vicina; sua mamma stava alzandosi per salutarlo.
Era quello il giorno atteso da anni, il principio della sua vera vita.

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Il deserto dei Tartari, pubblicato nel 1940 da Rizzoli, è il romanzo che consacrò il successo di Dino Buzzati, facendone uno dei grandi scrittoti del Novecento Italiano. La narrazione è ambientata in un luogo e in un tempo imprecisati e racconta la vicenda dell’ufficiale Giovanni Drogo, il quale, salito di grado, si appresta a prendere servizio alla Fortezza Bastiani, ultimo distaccamento militare ai confini dei Regno, affacciato sul deserto dei Tartari. Qui Giovanni arriva ancora ragazzo, pieno di sogni, di progetti e di speranze, convinto di avere di fronte a sé una vita intera. In realtà gli anni passano e l’uomo rimarrà bloccato qui, incantato da questa Fortezza, in attesa di un ipotetico attacco da parte di ipotetici nemici, ormai troppo lontano dalla vita “vera” della città per pensare di tornare. La sua vita non sarà altro che una interminabile attesa di qualcosa che non arriverà mai, fino al giorno in cui finalmente Giovanni si renderà conto che il tempo è passato e la sua occasione di vivere è sfumata.

Quanto tempo davanti! Lunghissimo gli pareva anche un solo anno e gli anni buoni erano appena cominciati; sembravano formare una serie lunghissima, di cui era impossibile scorgere il fondo, un tesoro ancora intatto e così grande da potersi annoiare.

Ho adorato questa storia, che mi ha conquistata pagina dopo pagina, perché credo sia un po’  ciò che accade a tutti. D’altronde, non siamo sempre in attesa di qualcosa? E di cosa poi? Quello che pensa Giovanni, nel corso degli anni che trascorre alla Fortezza, è di avere sempre tempo per uscire e iniziare la sua vera vita. Aspetta i Tartari, che non arriveranno mai, come l’occasione della sua vita, senza rendersi conto che ogni giorno è un’occasione persa. Un’occasione per agire, cambiare o, semplicemente, migliorare. E quando poi un giorno si sveglia e si rende conto di essere ormai grande, ecco che arriva la malattia e l’occasione che aspettava da sempre gli scivola via tra le mani.

Capì Drogo come un’intera generazione si fosse in quel frattempo esaurita, come lui fosse giunto oramai al di là del culmine della vita, dalla parte dei vecchi, dove in quel giorno remoto gli era parso si trovasse Ortiz. E a più di quarant’anni, senza aver fatto nulla di buono, senza figli, veramente solo nel mondo, Giovanni si guardava attorno sgomento, sentendo declinare il proprio destino.

Giovanni Drogo diventa, quindi, il simbolo della condizione umana: quando si è giovani si affronta la vita pieni di speranze e con le ferma convinzione che ci sia sempre tempo, salvo poi ritrovarsi adulti e magari rendersi conto di non aver fatto ciò che veramente si voleva. Nonostante il pessimismo che aleggia soprattutto negli ultimi capitoli del romanzo – parte molto coinvolgente ma a volte un po’ pesante… della serie “abbiamo capito il messaggio, non c’è bisogno che tu lo ripeta per tre lunghi capitoli” – mi sono spesso ritrovata nel protagonista: anch’io ho il brutto vizio di credere spesso che il meglio sia nel futuro, senza accorgermi di ciò che ho adesso, di come il tempo passi in fretta e di quanto meraviglioso sia il presente. Buzzati ne fa, in questo romanzo, una condizione che accomuna tutti gli uomini, questa sorta di eterna insoddisfazione e attesa di qualcosa che non esiste o che comunque non arriverà mai – e qui va da sé pensare ad Aspettando Godot.

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Sono molto soddisfatta di questa lettura, che mi ha toccata nel profondo. Ultimamente rifletto molto sul tempo, su quanto sembri scivolarmi via lasciandomi dei segni addosso che stento a riconoscere e su come le occasioni mancate non tornano indietro. Ho paura di guardarmi un giorno allo specchio e, come Giovanni Drogo, rendermi conto di non aver avuto la vita che desideravo.

La vita dunque si era risolta in una specie di scherzo, per un’orgogliosa scommessa tutto era stato perduto.

Per leggere le opinioni degli altri partecipanti al gruppo di lettura cliccate i seguenti link:
– l’estrazione del romanzo;
– la discussione finale.

Vi comunico che per il mese di settembre il #gdli100libri va in ferie, per riprendere regolarmente a ottobre.


Il deserto dei Tartari – dino buzzati

Casa editrice: Mondadori
Lunghezza: 202 p.
Formato Kindle: € 6,99.  
Copertina Rigida: € 6,00
Copertina Flessibile: € 8,93
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8 pensieri su “#gdli100libri quindicesimo libro: “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati

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