#citazioni – da “L’amore ai tempi del colera” di Gabriel Garcìa Màrquez

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Quando udì spegnersi il rumore dei passi nella via solitaria, chiuse la porta molto piano, con la spranga e i catenacci, e affrontò da sola il suo destino. Mai, fino a quel momento, aveva avuto una consapevolezza piena del peso e della grandezza del dramma che lei stessa aveva provocato quando aveva appena diciotto anni, e che l’avrebbe perseguitata fino alla morte. Pianse per la prima volta dopo il pomeriggio del disastro, senza testimoni, che era il suo unico modo di piangere.  Pianse per la morte del marito, per la sua solitudine e la sua rabbia, e quando entrò nella camera da letto vuota pianse per se stessa, perchè molto di rado aveva dormito da sola in quel letto da quando non era più vergine. Tutto quello che era stato del marito le assecondava il pianto: le pantofole di nappa, il pigiama sotto il guanciale, lo spazio senza di lui nella specchiera della toeletta, il suo odore sulla propria pelle. La fece rabbrividire un pensiero vago: “La gente che si ama dovrebbe morire con tutte le sue cose”. Non volle aiuto da nessuno per coricarsi, non vole mangiare nulla prima di dormire. Oppressa dal dolore, chiese a Dio di inviarle la morte quella notte stessa durante il sonno, e con questa illusione si coricò, scalza ma vestita, e si addormentò subito. Dormì senza saperlo, ma sapendo che continuava a essere viva nel sonno, che metà del letto era di troppo, e che giaceva di fianco sul bordo sinistro, come sempre, ma che le mancava il contrappeso dell’altro corpo dall’altra parte. Pensando addormentata pensò che non avrebbe mai più potuto dormire così, e cominciò a singhiozzare nel sonno, e dormì singhiozzando senza cambiare posizione nella sua parte, fino a molto dopo che ebbero finito di cantare i galli e la svegliò il sole indesiderabile del mattino senza di lui. Solo allora si rese conto di aver dormito molto senza morire, singhiozzando nel sonno, e mentre dormiva singhiozzando di avere pensato più a Florentino Ariza che al marito morto.

tratto da L’amore ai tempi del colera di Gabriel Garcia Màrquez

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