“Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello: un grande classico della letteratura italiana del ‘900

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Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de’ miei amici o conoscenti dimostrava d’aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo:
– Io mi chiamo Mattia Pascal.
– Grazie, caro. Questo lo so.
– E ti par poco?
Non pareva molto, per dir la verità, neanche a me. Ma ignoravo allora che cosa volesse dire il non sapere neppur questo, il non poter più rispondere, cioè, come prima, all’occorrenza:
– Io mi chiamo Mattia Pascal.

Ed eccolo qui, un grande classico della letteratura italiana che ritorna ed è, ancora una volta, una rilettura. Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello è ricomparso nella mia vita dopo circa dieci anni. Lontani i tempi del liceo, si è confermato un romanzo meraviglioso.

La mia fortuna – dovevo convincermene – la mia fortuna consisteva appunto in questo: nell’essermi liberato della moglie, della suocera, dei debiti, delle afflizioni umilianti della mia prima vita. Ora, ero libero del tutto. Non mi bastava? Eh via, avevo ancora tutta una vita innanzi a me.

Il fu Mattia Pascal, pubblicato nel 1904, fu il primo grande successo di Luigi Pirandello. La storia, raccontata in prima persona dal protagonista, Mattia Pascal, è un grande flashback con cui il narratore ci racconta una curiosa vicenda accaduta durante la sua vita. Scappato di casa e da una vita che non aveva mai voluto – esasperato dalla moglie e dalla suocera, dai debiti e della povertà – quando decide di tornare in seguito alla vincita di una grande somma  di denaro al casinò, scopre di essere stato dichiarato morto. Era stato trovato un uomo morto annegato in un mulino di vecchia proprietà dei Pascal e tutti, dalla moglie alla suocera fino ai concittadini l’avevano identificato come Mattia Pascal. Ed ecco che arriva la possibilità della vita: ricominciare daccapo, diventare un’altra persona. Ed ecco che Mattia Pascal diventa Adriano Meis. Ma il tentativo di godere della propria libertà e di diventare un’altra persona incontrerà ostacoli insormontabili, fino a fare di Mattia Pascal “il fu Mattia Pascal”.

Avevo già sperimentato come la mia libertà, che a principio m’era parsa senza limiti, ne avesse purtroppo nella scarsezza del mio denaro; poi m’ero anche accorto ch’essa più propriamente avrebbe potuto chiamarsi solitudine e noia, e che mi condannava a una terribile pena: quella della compagnia di me stesso; mi ero allora accostato agli altri; ma il proponimento di guardarmi bene dal riallacciare, fors’anche debolissimamente, le fila recise, a che era valso? Ecco: s’erano riallacciate da sé, quelle fila; e la vita, per quanto io, già in guardia, mi fossi opposto, la vita mi aveva trascinato, con la sua foga irresistibile: la vita che non era più per me. Ah, ora me n’accorgevo veramente, ora che non potevo più con vani pretesti, con infingimenti quasi puerili, con pietose, meschinissime scuse impedirmi di assumer coscienza del mio sentimento per Adriana, attenuare il valore delle mie intenzioni, delle mia parole, dè miei atti. Troppe cose, senza parlare, le avevo detto, stringendole la mano, inducendola a intrecciar con le mie le sue dita; e un bacio, un bacio infine aveva suggellato il nostro amore. Ora, come risponder coi fatti alla promessa? Potevo far mia Adriana? Ma nella gora del molino, là alla Stìa, ci avevano buttato me quelle due buone donne, Romilda e la vedova Pescatore; non ci s’eran mica buttate loro! E libera dunque era rimasta lei, mia moglie; non io, che m’ero acconciato a fare il morto, lusingando di poter diventare un altro uomo, vivere un’altra vita. Un altr’uomo, sì, ma a patto di non far nulla. E che uomo dunque? Un’ombra di uomo! E che vita?

 

Questo è, a mio avviso, un romanzo che insegna veramente tanto. Anzi no, no è un semplice romanzo, è un capolavoro – e ringrazio infinitamente la mia professoressa di lettere del liceo per avermi quasi costretta a leggerlo. Ma di cosa parla Il fu Mattia Pascal?
Quello principale è in assoluto il tema dell’identità. Chi siamo? Di cosa si costruisce la nostra identità? Chi e cosa definisce la nostra persona? Per Pirandello la risposta è semplice e la vicenda di Mattia Pascal ne è l’emblema: la società e le sue leggi. La nostra identità è tale solo in quanto riconosciuta dalla legge e il protagonista di questa storia, essendo ufficialmente dichiarato morto, non può di fatto esistere: non può denunciare un furto subito né un affronto e tantomeno può sposare la donna di cui è innamorato, tutto perché sulla carta Adriano Meis non è nessuno. Noi siamo esseri umani ed esistiamo in quanto abbiamo un posto definito e riconosciuto nella società nella quale viviamo. Il dramma del protagonista è proprio questo: sia ad Adriano Meis che a Mattia Pascal non spetta nessun posto.
L’altro tema molto importante è quello del caso. Mattia Pascal è vittima degli eventi e la sua vita cambia non per sua volontà – lui infatti aveva deciso di tornare a casa dalla sua famiglia, invece di scappare con i soldi vinti al casinò –  ma viene completamente travolto dal destino. Io ci credo molto a questa teoria. E’ vero, gli esseri umani sono artefici del proprio destino, ma fino a un certo punto. Ci sono eventi, circostanze e coincidenze che inevitabilmente influiscono sulla nostra vita. Voi cosa pensate in proposito?

Ecco quello che restava di Mattia Pascal, morto alla Stìa: la sua ombra per le vie di Roma.
Ma aveva un cuore, quell’ombra, e non poteva amare; aveva denari, quell’ombra, e ciascuno poteva rubarglieli; aveva una testa, ma per pensare e comprendere ch’era la testa di un’ombra, e non l’ombra d’una testa. Proprio così!

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Credo fermamente che questo sia uno di quei romanzi che nella vita va letto almeno una volta. Coinvolge, fa riflettere il lettore e lo mette di fronte a delle verità forse scomode.


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Il fu Mattia Pascal Luigi Pirandello
Mondadori, 368 p.
Formato Kindle          € 0,00
Copertina Flessibile  € 8,08

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Un pensiero su ““Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello: un grande classico della letteratura italiana del ‘900

  1. Athenae Noctua ha detto:

    Pirandello è un maestro nelle descrizioni delle contraddizioni sociali del suo tempo, e non posso fare a meno di chiedermi, ogni volta che penso a lui, cosa direbbe del nostro tempo. Le pagine di questo romanzo, come quelle delle opere teatrali e del mio preferito Uno, nessuno e centomila sono una rivelazione continua, esaminano, in poche pagine, la complessità dei rapporti umani e le assurdità che ne scaturiscono, al punto da negare l’esistenza di una persona in carne ed ossa. Hai detto bene, un capolavoro!

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