“Quando all’alba saremo vicini” di Kristin Harmel

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«Sai, mi piace pensare che aver perso mio fratello mi abbia reso l’uomo che sono oggi. Riconoscerlo è un po’ come onorare la sua memoria, non so se mi spiego», mi confessa Andrew.
«Cosa intendi?»
«Voglio dire… una tragedia ha il potere di cambiarti, giusto? Insomma, non credo proprio che sarei stato qui stasera, a passeggiare con te, non credo che avrei lavorato con i bambini ipoacusici, se non fosse stato per Kevin. Quando lui è morto, si è aperto come un vuoto nella mia vita, e ogni volta che si crea un vuoto si riempie di qualcosa che ti rende diverso da quello che eri prima. Cambia il corso della tua vita.»

Quando il sito con cui collaboro RecensioniLibri.org mi ha proposto di leggere questo romanzo edito Garzanti non stavo più nella pelle. E’ strana da descrivere la sensazione di tenere tra le mani un romanzo che ha fatto un viaggio per arrivare proprio da te, trovarlo sulla porta di casa dopo una giornata interminabile, il tuo nome scritto sulla busta, scartarlo e annusarne le pagine. Tra i libri che ho ricevuto quel giorno (ve ne ho parlato qui), questo è sicuramente il migliore e oggi finalmente sono pronta a parlarvene.

Erano le 23.04 quando Patrick varcò la soglia di casa per l’ultima volta quella sera di dodici anni fa.
Ricordo i numeri rossi che brillavano quasi con rabbia sulla sveglia digitale accanto al nostro letto, e la sua chiave che girava nella serratura. Rivedo la sua espressione impacciata, il velo di barba incolta che gli copriva le guance, la camicia stropicciata, mentre stava fermo sulla porta. Ricordo come pronunciò il mio nome, «Kate», in un tono che voleva essere una scusa e un ringraziamento insieme.

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Quando all’alba saremo vicini di Kristin Harmel è un romanzo pubblicato l’8 ottobre da Garzanti, il quale sta avendo un grande successo. D’altronde, come non potrebbe? Racconta una storia nata per conquistare i lettori. Con un tono mai lagnoso o deprimente affronta quello che secondo me è uno dei temi più difficili da trattare: il lutto. La protagonista del romanzo si chiama Kate, è una musicoterapeuta di quarant’anni la quale, dopo la morte del marito Patrick dodici anni prima (a causa di un incidente stradale) decide di andare avanti con la sua vita dicendo sì alla proposta di matrimonio del suo fidanzato Dan. Succede però che quello che doveva essere il momento più bello della sua vita, diventa il momento in cui deve fare i conti con il suo dolore, zittito negli anni ma mai affrontato per davvero. Patrick torna nella sua vita sotto forma di sogni che la ossessionano, mostrandole la vita che avrebbero avuto se lui non fosse morto. E sono quella vita e quei sogni a dare la forza a Kate di affrontare il suo passato, godersi il presente e sognare il futuro.

«Senti, la morte di tuo marito ti ha cambiato per sempre, proprio come quella di mio fratello ha cambiato me», dice, e stavolta lo ascolto sul serio, perché mi pare un consiglio diverso dal solito. «Perciò non puoi confrontare il presente con il passato, perché tu sei una persona diversa rispetto a quando Patrick era vivo. Tu devi guardare avanti, alle cose che desideri adesso,  non indietro, alle cose che avevi un tempo. »
Mi sento gli occhi gonfi di lacrime. «Come hai fatto a diventare così saggio?»
Lui scoppia a ridere. «Per prova ed errore. Soprattutto per errore.»

Ho divorato questo romanzo in un paio di giorni, pur essendo consapevole che non si tratta del romanzo del secolo. Ma, come dire, dopo la sofferenza che ho provato con Cuore di Edmondo De Amicis – di cui trovate la recensione qui – me lo dovevo. Credo che Quando all’alba saremo vicini sia una storia coinvolgente e appassionante, triste ma delicata e, in qualche modo, giusta. Giusta perché io faccio parte di quella corrente di pensiero secondo cui tutto ciò che accade nella nostra vita ha un senso ben preciso. E va bene se spesso fatichiamo a comprenderlo, soprattutto all’inizio, ma io vedo la vita come un incrociarsi continuo di eventi, situazioni, persone e possibilità che alla fine ti condurranno nell’esatto posto in cui dovresti essere. E credo che il romanzo, in fondo dica proprio questo. Non avere paura, amare, soffrire, godersi i giorni che, al di là di tutto, non torneranno mai, rischiare, sbagliare, piacersi e a volte odiarsi, tornare sui propri passi, donarsi agli altri, purché tutto questo significhi vivere per davvero, qualcosa di cui Kate sembrava essersi dimenticata. Quello di cui leggiamo è un percorso di guarigione della protagonista, la quale capisce che andare avanti vuol dire, inevitabilmente, affrontare il dolore, lasciarsi attraversare la pelle dal suo male e poi rinascere, diversa, ma, in qualche modo, migliore.

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Patrick una volta mi ha detto: «Secondo me, una vita in cui non si rischia il cuore per le cose che contano davvero, non è una vita degna di essere vissuta». Mi sento rimbombare le sue parole in testa, come se fosse Patrick in persona a sussurrarmele all’orecchio. Strano che sia la sua voce a spingermi verso Andrew. Ma forse Gina ha ragione. Forse è quello che lui vorrebbe per me. Felicità. Una vita vissuta pienamente.
[…] Prendo un respiro profondo, sapendo che con le mie prossime parole sto per lanciarmi in una nuova fase della mia vita, in cui le mie decisioni contano di nuovo, in cui il mio cuore è coinvolto, in cui sto vivendo – vivendo davvero – per la prima volta dopo tanti anni. Vincere, perdere o pareggiare, sono di nuovo in gioco.

In collaborazione con Garzanti e RecensioniLibri.org.


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Quando all’alba saremo viciniKristin Harmel
Garzanti, 316 p.
Formato kindle    € 9,99
Copertina rigida  € 13,94

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