#gdli100libri diciottesimo libro: “Delitto e Castigo” di Fedor Dostoevskij

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All’inizio di un luglio straordinariamente caldo, verso sera, un giovane scese per strada dallo stanzino che aveva preso in affitto in vicolo S., e lentamente, come indeciso, si diresse verso il ponte K.

Mai e poi mai avrei creduto di leggere questo romanzo. E in effetti se fosse dipeso da me questa recensione non ci sarebbe mai stata. Ecco spiegato perché adoro partecipare al gruppo di lettura I 100 libri di Dorfles, anche se spesso mi mette di fronte a letture quasi impossibili. E questo credo che sia l’esempio perfetto. Chi di voi l’ha letto sa di cosa parlo.

Aveva poca strada da percorrere; sapeva persino quanti passi separavano il portone di casa sua dalla sua meta: settecentotrenta esatti. Una volta li aveva contati, un giorno in cui ci aveva fantasticato su parecchio. A quell’epoca non credeva ancora a quei suoi sogni, e si limitava a esasperarsi per la loro spregiudicatezza scandalosa ma seducente. Adesso invece, a un mese di distanza, aveva già cominciato a considerare le cose in tutt’altro modo e, a dispetto di tutti i monologhi pungenti a proposito della propria impotenza e indecisione, s’era ormai quasi controvoglia abituato a considerare quel sogno “scandaloso” come un’impresa, anche se continuava a essere il primo a non avere fiducia in sé. Adesso si stava persino recando a fare una prova di quell’impresa, e a ogni passo la sua agitazione si faceva sempre più violenta.

Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij è un grande classico della letteratura russa e mondiale. Ambientato a Pietroburgo nel 1865  e pubblicato nel 1866, ci regala un ritratto della realtà economica e sociale della Russia dell’epoca. La storia, apparentemente semplice e lineare, nasconde infinite interpretazioni e chiavi di lettura, che il lettore può scegliere e percepire in base alle proprie inclinazioni e alla propria cultura. Il protagonista del romanzo si chiama Rodion Romanovic Raskol’nikov. Si tratta di un giovane ventitreenne, un ex studente che vive in una situazione di povertà, il quale, per risolvere la sua situazione economica, decide di uccidere un’usuraia a cui lui stesso aveva lasciato in pegno dei gioielli di famiglia. L’intero romanzo ruota attorno all’organizzazione e alla realizzazione di questo omicidio ma anche alle conseguenze emotive, fisiche e psicologiche che questo ha sul protagonista e sugli altri personaggi della storia.

“Se effettivamente tutta questa faccenda fosse stata condotta consapevolmente, e non da sciocco, se tu effettivamente avessi avuto uno scopo definito e preciso, come mai fino a quel momento non hai nemmeno dato un’occhiata al borsellino e non sai nemmeno che cosa ti sia procurato, perché mai hai accettato tutti quei tormenti e hai commesso coscientemente un atto così vile, ripugnante e basso? E tu solo poco fa volevi buttare il tutto nell’acqua, e il borsellino assieme alle altre cose, che non avevi ancora nemmeno guardato… Com’è questa storia?”

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Devo ammettere che quando è stato estratto questo romanzo ho avuto molta paura. Di Dostoevskij avevo letto solo Le notti bianche e mi era piaciuto, ma si trattava di un centinaio di pagine. In questo caso, invece, avrei dovuto leggere più di seicento pagine in un solo mese. Ero convinta che non ce l’avrei fatta, soprattutto dopo aver iniziato a leggere il romanzo e aver  trovato una narrazione lenta e una storia che mi ricordava molto quella, da me non letta con piacere, di Il processo di Franz Kafka.  Sapevo però che dovevo finire la lettura e che alla fine avrei avuto tutte le risposte che cercavo. E avevo ragione. Perché i temi affrontati in questo romanzo sono talmente tanti da regalare al lettore infiniti piani di interpretazione. Si può vedere in Delitto e castigo una rappresentazione della realtà sociale attraverso problematiche come la fame, la prostituzione e l’alcolismo o una interpretazione delle grandi questioni etiche affrontate da sempre, e in maniera spesso diversa, dai più grandi autori, come la giustizia e la lotta eterna tra il bene e male. Dostoevskij affronta tutte queste tematiche in maniera estremamente personale, perché la maggior parte le ha vissute sulla propria pelle, e scandagliando i propri personaggi fino nel profondo. In qualche modo il protagonista diventa simbolo di una generazione di giovani privi di un’identità sociale, caduti in una povertà dalla quale dipendono spesso tante anche problematiche (come la fame, la prostituzione, l’alcolismo e, in questo caso, l’omicidio).

[…] Non ho ucciso per aiutare mia madre, questa è una sciocchezza! Non ho ucciso per diventare un benefattore dell’umanità una volta in possesso dei mezzi e del potere. Sciocchezze! Ho ucciso semplicemente; ho ucciso per me, per me solo; e se fossi potuto diventare il benefattore di qualcuno, oppure uno che per tutta la vita, come un ragno, intrappola la gente con la sua ragnatela per succhiar loro il sangue, a me, in quel momento, non me ne sarebbe dovuto importare nulla!… E, soprattutto, non mi erano necessari i soldi, Sonja, quando ho ucciso; non mi erano necessari i soldi, quanto piuttosto qualcos’altro… E tutto questo adesso lo so… Cerca di capirmi: forse, se dovessi ripercorrere la stessa strada, non commetterei più quel delitto. Avevo bisogno di sapere altre cose, era altro che mi incalzava, allora: allora dovevo sapere, e saperlo in fretta, se ero un pidocchio o un essere umano.

Onestamente non mi sento di consigliare la lettura di questo romanzo a tutti. Non si tratta di una lettura piacevole o leggera, perché la narrazione è spesso lenta e credo che si sarebbe potuta raccontare la stessa storia con un bel po’ di pagine in meno. Credo, quindi, che non ci sia nessuna possibilità di svagarsi stringendo tra le mani Delitto e castigo. Si tratta, invece, di una lettura consapevole e impegnata, in cui spesso il lettore non è capace di comprendere tutto ciò che l’autore voleva comunicare. Ecco perché ho apprezzato molto l’introduzione di Serena Prina e la postfazione di Pier Paolo Pasolini, i quali mi hanno aiutata a comprendere aspetti e sfaccettature di questa storia che io non avevo neanche intravisto. Personalmente credo che questo sia un romanzo adatto solo a chi è veramente appassionato di letteratura.  A voi posso assicurare che dopo averlo letto vi sentirete più completi.

Per leggere le opinioni degli altri partecipanti al gruppo di lettura cliccate i seguenti link:
– l’estrazione del romanzo;
– l’inizio della lettura;
– la discussione finale.

Vi comunico che il diciannovesimo libro estratto da Giorgia (@ifeelbook) è Cristo si è fermato a Eboli di Primo Levi, la cui lettura avrà luogo dal 1 al 15 dicembre.


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Casa editrice: Mondadori
Lunghezza: 677 p. 
Formato Kindle: € 2,99
Copertina Flessibile: € 6,60 
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