Scoprendo Oriana Fallaci – #6 “Niente e così sia” (1969)

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Era entrata con piccoli passi esitanti, la prudenza dei bambini quando voglion qualcosa. Appoggiata ad una valigia, s’era messa a fissarmi dondolando un piede su e giù. Fuori era novembre, il vento invernale gelava i boschi della mia Toscana.
“E’ vero che parti?”
“Sì, Elisabetta.”
“Allora resto a dormire con te.”
Le avevo detto va bene, era corsa a prendere il pigiama e il suo libro dal titolo “La vita delle piante”, poi m’era venuta accanto nel letto: minuscola, indifesa, contenta. Fra qualche mese avrebbe compiuto i cinque anni. Tenendola stretta m’ero messa a leggerle il libro, d’un tratto m’aveva puntato gli occhi negli occhi e posto quella domanda.
La vita, cos’è?

Dopo una pausa abbastanza lunga sono tornata a leggere Oriana Fallaci e, come sempre, non sapevo bene cosa aspettarmi. Che dire? Ancora una volta questa donna mi ha stupita.

L’indomani ero partita per il Vietnam. C’era la guerra inVietnam e se uno faceva il giornalista finiva prima o poi per andarci. Perché ce lo mandavano, o perché lo chiedeva. Io l’avevo chiesto. Per dare a me stessa la risposta che non sapevo dare a Elisabetta, la vita cos’è, per ricercare i giorni in cui avevo troppo presto imparato che i morti non rinascono mai a primavera. Ed ora mi trovavo a Saigon e i miei occhi vagavan sorpresi senza vedere la guerra: dov’era la guerra? Nell’aeroporto di Than Son Nhut i caccia a reazione, gli elicotteri con le mitraglie pesanti, i rimorchi con le bombe al naplam si allineavano insieme ai soldati dall’aria triste. Ma questa non era ancora la guerra. […] C’era un caos quasi allegro a Saigon nel novembre 1967, ricordi? Tu giungevi a Saigon, nel novembre del 1967, ricordi, e non ti accorgevi molto della guerra. Essa sembrava semmai un dopoguerra: coi negozi pieni di cibo, le gioiellerie piene d’oro, i ristoranti aperti, ed il sole. […]
Poi, all’improvviso, era notte, la guerra mi lacerò gli orecchi. Con un colpo di cannone. E poi un altro, ed un altro. Le mura tremarono sotto le scosse, i vetri tintinnarono fin quasi a spaccarsi, la lampada in mezzo alla stanza paurosamente oscillò. Corsi alla finestra, il cielo all’orizzonte era rosso, e riconobbi la guerra in cui avevo troppo presto imparato che non si rinasce più a primavera. E pensai che in quel momento, nel resto del mondo, la polemica infuriava sui trapianti del cuore: la gente, nel resto del mondo, si chiedeva se fosse lecito togliere il cuore a un malato cui restano dieci minuti di respiro per darlo a un altro cui restano dieci mesi di vita, qui invece nessuno si chiedeva se fosse lecito togliere l’intera esistenza a un intero popolo di creature giovani, sane, col cuore a posto. E l’ira mi avvolse penetrandomi sotto la pelle, bucandomi fino al cervello, e promisi di scrivere questa incoerenza, e da questa incoerenza crebbe un diario per te, Elisabetta.

Niente e così sia diventa, di diritto, uno tra i miei libri preferiti di Oriana Fallaci. Pubblicato nel  1969 da Rizzoli, si tratta di un saggio in forma di diario, in cui la giornalista racconta la sua esperienza della guerra in Vietnam. Nelle vesti di corrispondente di guerra la Fallaci trascorse in guerra un intero anno della sua vita, a cavallo era il 1967 e il 1968, tornando in Vietnam per ben tre volte. Come sempre, il suo racconto non è per niente asettico, ma ricco di esperienze personali e riflessioni profonde. Ciò che mi ha colpita, infatti, di questo libro è un elemento che trovo sempre presente (almeno fino ad ora) nella sua produzione: qualcosa di estremamente e profondamente personale. In ogni esperienza che la Fallaci racconta al suo lettore, troviamo sempre una parte di lei. Se, ad esempio, in Se il sole muore il racconto si sviluppava in un continuo dialogo con il padre, in questo caso siamo di fronte ad una riflessione sul senso della vita che viene stimolata da una domanda della sorella minore. L’intero libro è quindi dedicato a lei, a quella domanda che la Fallaci non sa togliersi dalla testa perché non sa darle una risposta. La guerra, la morte, l’ingiustizia le servono per capire cosa vuol dire vivere, cosa vuol dire essere un uomo e cosa vuol dire morire.

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Io voglio una storia dove un uomo conta perché è un uomo e non un vincitore. Una storia dove le creature non sono numeri, non sono carne da macello, sono persone la cui morte, ogni morte, merita furia e dolore e incendi e saccheggi.

Le domande che la Fallaci si pone in questo percorso di conoscenza sono numerose e sempre diverse, e il lettore risponde ad ognuna di queste domande insieme a lei, passo dopo passo. Nella guerra in Vietnam chi è che ha ragione? Perché i soldati americani accettano di andare in un altro paese e combattere? Cos’è la guerra e perché gli uomini non riescono a farne a meno? Forse in qualche modo ne vengono affascinati o ubbidiscono semplicemente ad un ordine? E’ meglio sopravvivere o morire? E’ giusto combattere per il proprio paese e per la propria libertà anche se questo vuol dire uccidere milioni di persone? Queste e molte altre sono le domande che troverete in questo libro e la risposta non è mai quella che vi aspettate.

[..] Ma come facevo a non amare gli uomini, questi uomini sempre maltrattati, sempre insultati, sempre crocifissi, ma come facevo a dire che è tutto inutile e a cosa serve nascere e a cosa serve morire? Serve ad essere uomini anziché alberi e pesci, serve a cercare il giusto perché il giusto esiste, se non esiste bisogna farlo esistere, e allora l’importante non è morire, è morire dalla parte giusta, e io muoio dalla parte giusta, perdio, accanto a Mosè che è sempre stato povero e maltrattato e insultato e crocifisso […]

Quello che leggiamo in Niente e così sia è un saggio sugli uomini, sulle loro  mille imperfezioni e sulle loro scelte, su ciò in cui credono e sui loro sbagli.  Quello che alla fine la Fallaci sembra capire è che gli uomini sono degli esseri imperfettibili ma non per questo bisogna voltar loro le spalle. Tutto ciò che posseggono, in fondo, è solo la loro e ciò che possono fare è viverla al meglio, rispettando ciò in cui credono. Allora, forse, non c’è nessun modo sbagliato di vivere, nessuna idea sbagliata da sostenere.

“La vita cos’è Francois?”
“Non lo so. Ma a volte mi domando se non sia un palcoscenico dove ti buttano di prepotenza, e quando ti ci hanno buttato devi attraversarlo, e per attraversarlo ci son tanti modi, quello dell’indiano, quello dell’americano, quello del vietcong…”
“E quando l’hai attraversato?”
“Quando l’hai attraversato, basta. Hai vissuto. Esci di scena e muori.”
“E se muori subito?”
“E’ lo stesso: il palcoscenico puoi attraversarlo più o meno alla svelta. Non conta il tempo che ci metti, conta il modo in cui lo attraversi. L’importante, quindi, è attraversarlo bene.”
“E cosa significa attraversarlo bene?”
“Significa non cadere nel buco del suggeritore. Significa battersi. Come un vietcong. Non lasciarsi sgozzare,,non addormentarsi al sole, non paralizzarsi nella puntura, non chiacchierare e basta come fanno gli ipocriti e, tutto sommato, anche noi. Significa credere in qualcosa e battersi. Come un vietcong.”
“E se sbagli?”
“Pazienza. L’errore è sempre meglio del nulla.

Mi sento assolutamente di consigliare questo libro. Non parla solo di guerra e di morte e di distruzione. Parla anche di vita. Ed è meraviglioso il modo in cui questa donna non ha paura di affrontare i rischi, cambiare idea e guardare in faccia la verità.

[…] la vita, Francois, è una condanna a morte. Però hai ragione a non dirmelo. E proprio perché siamo condannati a morte bisogna attraversarla bene, riempirla senza sprecare un passo, senza addormentarci un secondo, senza temere di sbagliare, di romperci, noi che siamo uomini, né angeli né bestie ma uomini. Vieni qua, Elisabetta, sorella mia. Un giorno mi chiedesti cos’è la vita: vuoi ancora saperlo?
“Sì, la vita, cos’è?”
“E’ una cosa da riempire bene, senza perdere tempo. Anche se a riempirla bene si rompe.”
“E quando è rotta?”
“Non serve più a niente. Niente e così sia.”


 

Niente e così sia - Oriana Fallaci

 Niente e così sia Oriana Fallaci
BUR Biblioteca Universale Rizozli, 444 p.
Formato Kindle         € 6,99
Copertina Rigida       € 9,35
Copertina Flessibile  € 3,50

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