“L’amante giapponese”: l’ultimo romanzo di Isabel Allende

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Irina Bazili iniziò a lavorare a Lark House, alla periferia di Berkeley, nel 2010, a ventitré anni compiuti e con poche illusioni, perché passava da un impiego all’altro, cambiando di continuo città, da quando ne aveva quindici. Non poteva immaginare che in quella residenza per la terza età avrebbe trovato una nicchia perfetta e che nei tre anni successivi sarebbe tornata a essere felice come durante l’infanzia, quando ancora il destino non le si era scompigliato.

Ok, sapete del mio debole per la Allende e per le sue storie. Sapete che la leggo da più di dieci anni e che ogni volta, incredibilmente, sa toccare le corde giuste. Con il suo penultimo libro, Il gioco di Ripper (di cui trovate qui la mia recensione) mi aveva un po’ delusa. Ma questa volta è tornata con una storia in cui si riconoscono chiaramente i tratti tipici della sua narrazione. E io sono caduta ai suoi piedi. Di nuovo.

Così ebbe inizio il soggiorno di Alma nella grande casa di Sea Cliff, dove avrebbe trascorso, a parte qualche breve parentesi, settant’anni. Durante i primi mesi del 1939 versò la riserva quasi completa delle sue lacrime e poi pianse di nuovo solamente in rarissime occasioni. Imparò a rimuginare sulle sue pene da sola e con dignità, nella convinzione che  a nessuno interessavano i problemi altrui e che i dolori taciuti finissero col diluirsi.

In L’amante giapponese, pubblicato a ottobre del 2015 da Feltrinelli, Isabel Allende ci racconta, come sempre, una bellissima storia d’amore. Ma non solo. Un altro grande tema è quello della vecchiaia, quel momento della vita in cui inevitabilmente si è costretti a fare i conti con il proprio passato, che viene raccontata in maniera positiva, perché per il protagonisti di questo romanzo la morte non è che una tappa fondamentale di una vita vissuta intensamente. Ed è stato proprio questo tema ad avermi emozionata maggiormente, perché riprende alcune riflessioni che occupano la mia mente ormai da un bel po’ di tempo. Spesso mi chiedo: come sarò da anziana? sarò felice? avrò dei rimpianti? sto percorrendo la strada giusta? Proprio di questo ci parla Alma, la protagonista del romanzo, la quale si perde in un racconto del suo passato che vive nella magia del ricordo, dove nulla è sbiadito perché vive ancora, indelebile, nel profondo del cuore.

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A otto anni si era innamorata di Ichimei con l’intensità degli amori dell’infanzia e di Nathaniel con l’amore sereno della vecchiaia. Nel suo cuore entrambi ricoprivano funzioni diverse ed erano ugualmente indispensabili; era certa che senza Ichimei e senza Nathaniel non sarebbe sopravvissuta. Aveva amato Ichimei con veemenza, aveva bisogno di vederlo in ogni momento, di sgattaiolare via con lui nel giardino di Sea Cliff, che si estendeva fino alla spiaggia, pieno di stupendi nascondigli in cui scoprire insieme il linguaggio infallibile delle carezze. Da quando Ichimei era a Topaz, lei si alimentava di ricordi del giardino e delle pagine del suo diario, piene fino ai margini di sospiri in lettere minuscole. A quell’età già dava mostra di una fanatica tenacia in amore. Con Nathaniel, invece, non le sarebbe mai venuto in mente di appartarsi in giardino. Lo amava gelosamente e credeva di conoscerlo come nessun altro, avevano dormito mano nella mano durante le notti in cui lui la tirava fuori dall’armadio, era il suo confidente, il suo amico intimo.

Quello di cui ci racconta la Allende è un amore profondo che vive nel silenzio e che sopravvive al tempo nonostante le avversità. Avversità che hanno a che fare con lo sfondo storico del romanzo, dove si parla di olocausto e di persecuzione dei giapponesi da parte degli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale. Tutte tematiche trattate con tatto e semplicità, come pezzi di un qualcosa che non possiamo cancellare. In questo complesso contesto si colloca Alma, la protagonista, la quale è una donna ricca di difetti, che ha commesso degli sbagli, ma capace di amare follemente e di guardare indietro con gratitudine, nonostante tutto.

Lenny offrì il braccio ad Alma e si avviarono, passando per il porticato di vetro, verso la costruzione principale, l’antica dimora del magnate della cioccolata, sentendosi invecchiati e felici, e domandandosi perché si parlasse così tanto della tristezza e delle indisposizioni e non della felicità. “Cosa farsene di questa felicità che ci giunge senza motivo, questa felicità che non chiede nulla per poter esistere?” domandò Alma. Procedevano a passi brevi e incerti, appoggiandosi l’uno all’altra, infreddoliti perché l’autunno stava per terminare, frastornati dal fiume di ricordi tenaci, ricordi di amore, pervasi da tanta felicità condivisa.

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Questo romanzo mi ha colpita profondamente. E’ arrivato nel momento giusto e mi ha raccontato una storia che ha un sapore antico, con quel fascino che contraddistingue le saghe familiari della Allende. Si tratta di un romanzo corale, in cui ogni personaggio ha, alla fine, un ruolo ben specifico e ogni singolo elemento assume un significato che non può essere diverso da quello che si rivela. Ed è vero quello che si dice: per questa scrittrice non ci sono mezze misure, o si ama o si odia. Indovinate io da quale parte sono?

Se avesse potuto tornare di nuovo giovane, con il bagaglio di conoscenze su se stessa che possedeva ora che era vecchia, avrebbe ripetuto quel che aveva fatto; perché non avrebbe osato fare un passo definitivo con Ichimei; glielo avevano impedito le convenzioni; non era mai stata coraggiosa, si adeguava alle norme. Commise l’unico suo atto di sfida all’età di settantotto anni quando abbandonò la casa di Sea Cliff per stabilirsi a Lark House. A ventidue anni, temendo che il tempo fosse loro nemico, lei e Ichimei si soffocarono d’amore per consumarlo interamente, ma quanto più cercavano di esaurirlo, più violento si faceva il desiderio, e chi sostiene che il fuoco, prima o poi, si spegne da solo, sbaglia: ci sono passioni che divampano come incendi fino a quando il destino non le soffoca con una zampata, ma anche in questi casi rimangono braci calde pronte ad ardere nuovamente non appena ritrovano l’ossigeno. 


"L'AMANTE GIAPPONESE" di Isabel Allende

L’amante giapponeseIsabel Allende
Feltrinelli, 245 p.
Formato Kindle          € 12,99
Copertina Rigida        € 11,50
Copertina Flessibile  € 15,30

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8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Elena Rose ha detto:

    È uno dei libri nella mia lista! Ho letto pareri contrastanti su questo romanzo.

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    1. Chiara Nicolazzo ha detto:

      Beh come sempre il parere è personale. Dipende molto, credo, dal tuo apprezzare o meno la Allende. Se non hai mai letto niente di suo, ti consiglio di scoprirla. Se hai già letto qualcosa, qui ritroverai in tutto il suo stile narrativo.

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      1. Elena Rose ha detto:

        Grazie mille!

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  2. athenabruna ha detto:

    Non è intenso come i miei preferiti (La casa degli spiriti ed Ines) ma l’ho trovato molto romantico e m’è piaciuto.

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    1. Chiara Nicolazzo ha detto:

      Si beh, chi (come me) la conosce bene nota l’evoluzione che ha avuto, sia come donna che come scrittrice. E credo che questo romanzo rispecchi perfettamente la fase della vita che sta vivendo.

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