#citazioni – da “Paula” di Isabel Allende

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Oggi è l’8 gennaio 1992. In un giorno come questo, undici anni fa, ho inizio a Caracas una lettera per prendere congedo da mio nonno che agonizzava con un secolo di lotta alle spalle. Le sue salde ossa continuavano a resistere, anche se da molto tempo si preparava a seguire la Memè. che lo chiamava facendogli cenno dalla soglia. Io non potevo ritornare in Cile e non era il caso di seccarlo col telefono che tanto lo infastidiva, per dirgli che se ne andasse tranquillo perché nulla sarebbe andato perduto del tesoro di aneddoti che mi aveva raccontato durante la nostra amicizia, io non avevo dimenticato niente. Poco dopo il vecchio morì, ma il racconto mi aveva preso e non potei più fermarmi, altre voci parlavano attraverso di me, scrivevo in trance, con la sensazione di andar dipanando un gomitolo di lana, e con la stessa urgenza con cui scrivo adesso. Alla fine dell’anno si erano accumulate cinquecento pagine in una borsa di tela e capii che non era più una lettera; allora annunciai timidamente alla famiglia che avevo scritto un libro. Com’era intitolato? chiese mia madre. Facemmo una lista di titoli ma non riuscimmo a metterci d’accordo su nessuno, e alla fine tu, Paula, lanciasti in aria una moneta per decidere. Così nacque e fu battezzato il mio primo romanzo, La casa degli spiriti, e io mi iniziai al vizio irrinunciabile di narrare storie. Quel libro mi salvò la vita. La scrittura è una lunga introspezione, è un viaggio verso la caverne più oscure della coscienza, una lenta meditazione. Scrivo a tentoni nel silenzio e nel cammino scopro particelle di verità, piccoli cristalli che stanno nel palmo di una mano e giustificano il mio passaggio per questo mondo. Sempre un 8 gennaio iniziai il mio secondo romanzo, e poi non osai più cambiare  quella data fortunata, in parte per superstizione, ma anche per disciplina; ho cominciato tutti i miei libri un 8 gennaio.
Diversi mesi fa ho terminato Il Piano Infinito, il mio romanzo più recente, e da allora mi preparo per questo giorno. Avevo già tutto pronto: argomento, titolo, prima frase, ma non scriverò ancora questa storia, perché da quando ti sei ammalata le forze mi bastano solatanto per farti compagnia, Paula. E’ un mese che dormi, non so come raggiungerti, ti chiamo e ti chiamo, ma il tuo nome si perde nei recessi di questo ospedale. Ho l’anima soffocata di sabbia, la tristezza è un deserto sterile. Non so pregare, non riesco a legare due pensieri, meno che mai potrei immergermi nella creazione di un altro libro. Mi rigiro in queste pagine in un tentativo irrazionale di vincere il mio terrore, mi viene da pensare che se dò forma a questa devastazione potrò aiutarti e aiutarmi, il meticoloso esercizio della scrittrura può essere la nostra salvezza. Undici anni fa scrissi una lettera a mio nonno per dargli l’ultimo saluto nella morte, questo 8 gennaio 1992 ti scrivo, Paula, per riportarti alla vita.

tratto da Paula di Isabel Allende

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