Scoprendo Oriana Fallaci – #7 “Quel giorno sulla luna” (1970)

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Un uomo, messo acconto a quel razzo, sembra meno di una formica. E’ un razzo così ciclopico che la sua altezza equivale a quella di un grattacielo con trentasei piani, la sua ampiezza è quella di una stanza di sette metri per sette. Pieno di carburante, pesa trentaseimila tonnellate. Per alzarsi, ha bisogno di una spinta pari a quattromila tonnellate. Se ne raggiungi con un ascensore la cima, io l’ho fatto, ti coglie il terrore. E di ciò non ti rendi conto alla televisione o quando lo guardi dal recinto della stampa che è il più vicino alla pista di lancio: un chilometro e mezzo. La torre che lo sostiene è altrettanto grossa, tutto intorno la pianura è deserta: ti mancano i termini di paragone, e solo il boato che segue la fiammata da apocalisse ti riconduce alla realtà. Poi lo spostamento d’aria che ti investe come un mastodontico schiaffo. Ma è una realtà irreale: mentre lui sale dentro l’azzurro sputando come una cometa di fuoco arancione, tuonando l’esplodere di mille bombe, non credi ai tuoi occhi e ti senti quasi offeso nelle tue dimensioni umane. Offeso, ricordi che in fondo è una bomba, nacque da una bomba che si chiamava V2 e non serviva a volare nel cosmo, serviva a distruggere la città, a massacrare gli inermi. Pensaci al momento in cui partita per la Luna, il 16 luglio. La data è il 16 luglio. L’ora le nove e trentadue del mattino. Il luogo, Cape Kennedy in Florida.

Leggere Oriana Fallaci sta diventando, per me, una cura. Non lo credevo possibile, proprio io che a pelle la detestavo e non ho mai voluto avere a che fare con i suoi libri. Sbagliavo. E, per una volta, sono felice di ammetterlo.

[…] Non illudiamoci. Gli uomini continueranno come prima a soffrire, a uccidersi nelle guerre, a offendersi nelle ingiustizie, e con la Luna allargheranno i confini della loro perfidia e del loro dolore. Ma allargheranno anche quelli della loro intelligenza, della loro curiosità, del loro coraggio e, se le insidie non si materializzeranno, può anche darsi che il Grande Spettacolo diventi una buona avventura.

Quel giorno sulla luna, pubblicato nel 1970, è un po’ il seguito di Se il sole muore, di cui vi parlai qui. Nato come edizione scolastica proprio su volontà di Oriana Fallaci, la quale voleva che questa esperienza arrivasse direttamente nelle scuole, è una raccolta di articoli che la giornalista scrisse tra giugno e luglio 1969 per L’Europeo, giornale per il quale lavorava come inviata a Cape Kennedy e a Houston in occasione dello sbarco del Apollo 11 sulla Luna. Nel corso del libro si alternano diversi articoli, nei quali viene spiegata la missione e vengono presentati gli astronauti scelti dalla NASA per andare sulla Luna, a stralci di vera e propria cronaca in diretta. Vengono, infatti, riportate fedelmente sia le conversazione che la Fallaci ebbe con la redazione de L’Europeo nel momento del lancio del Apollo 11, che le conversazioni tra gli astronauti e la base di Houston nel corso di tutta la missione.

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“[…] Il razzo, da qui, si vede benissimo, ce l’ho proprio davanti, Dio com’è bello! Uno degli spettacoli più belli che abbia mai visto perché l’hanno illuminato con una trentina di riflettori, sai, allo stesso modo in cui noi in Europa illuminiamo i monumenti… E’ anche lui un monumento. Un monumento alto come un grattacielo di trentasei piani, tutto in metallo, ma il metallo non si vede: si vede solo la luce. E’ come un unico fascio di luce, un immenso gioiello che brilla nel buio, lanciando bagliori, e… guarda, è commovente. Sì, credo che commovente sia la parola giusta. Commovente come una stella. Sai, verso le due del mattino, quando sono arrivata, m’ha preso come un nodo alla gola. Visto da lontano sembrava proprio una stella caduta sulla Terra: è difficile restare freddi dinanzi a cose del genere. Come sarà difficile restare freddi al momento in cui il razzo partirà. […] E’ da quando l’uomo apparve sulla Terra e alzò gli occhi al cielo e vide il pianeta che chiamiamo Luna, è da allora che l’uomo sogna di andarci… E fra poche ore ci va. Con tutti i suoi difetti, le sue colpe…

Contrariamente a ciò che si può pensare quando si ha a che fare con articoli giornalistici, anche qui la Fallaci ha uno stile unico ed estremamente riconoscibile. Nei suoi articoli sembra di toccare con mano la passione che la anima da sempre, grazie alla quale riesce a rendere poetico un evento che nella realtà aveva solo – o quantomeno principalmente – risvolti politici ed economici. In questo senso, credo sia memorabile la cronaca che la giornalista fece in diretta ed è sicuramente questa la parte del libro che io ho amato di più.

“[…] L’uomo, dice Pascal, non è né angelo né bestia ma angelo e bestia: e questo viaggio sta per essere compiuto dagli uomini, non dagli angeli. Gli uomini sono quello che sono: vogliono far soldi anche su Lourdes e sulla Luna. Non sono buoni, o non spesso. Ma se aspettassimo di diventare buoni per fare le cose, non faremmo mai nulla: sì o no? Tu parli di volgarità, io parlerei piuttosto di bene e di male: lo sai che anniversario è oggi? Lo scoppio della prima bomba atomica ad Alamogordo. Quando Fermi ed Oppenheimer e gli altri provarono l’ordigno terribile che fu usato poi a Hiroshima. Gli uomini sono così: inventano la bomba atomica, uccidono con essa centinaia di migliaia di creature, e poi vanno sulla Luna. Nè angeli né bestie ma angeli e bestie. Io non me ne dimentico neppure quando mi lascio commuovere dall’immensa stella che chiamiamo razzo Saturno. E penso che in questo momento centinaia di creature stanno morendo in Vietnam, e che, nel momento in cui il razzo si staccherà dalla Terra e tutti grideranno al miracolo, almeno una creatura o dieci creature moriranno uccise da una pallottola, da un colpo di mortaio… Meno quattro, meno tre, meno due, meno uno, e il razzo si prepara a partire, un uomo si prepara a morire… E’ atroce. Eppure sulla Luna bisogna andarci lo stesso. E chissà che non serva a migliorare un poco gli uomini, a farli essere un poco più angeli e un po’ meno bestie…

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Mentre si leggono quelle pagine, mi è sembrato quasi di essere tornata indietro nel 1969, essere lì, presente, anche io che all’epoca non ero ancora neanche un lontano pensiero. E’ sensazionale il potere delle sue parole, il modo in cui descrive ciò che aveva davanti agli occhi. Da quelle pagina traspare la speranza che la Fallaci riponeva in quel viaggio, in quella conquista, proprio lei che era una grande sostenitrice dello sviluppo scientifico e che aveva una profonda consapevolezza del fatto che gli uomini, pur nella loro grandezza a volte stupefacente, non sono per niente esseri perfetti, eppure riescono a realizzare cose meravigliose.

“Eccolo, eccoci…meno otto, nove, sei, cinque, sette, quattro, tre, due, uno, fuoco! Dio, Dio, Dio!”
(Alla televisione si vede un gran fumo bianco uscire dal razzo poi il fumo si scurisce e si allarga in corolla).
Lo vedete? Non s’è ancora alzato, ecco, si alza, sale, guarda come sale, bello dritto, che lancio! Mai visto un lancio così! Perfetto! Lo senti il rumore? Qui c’è stato uno spostamento d’aria che ci ha quasi buttato per terra… Guarda come sale… come sale! Dio, ci vorrebbe Omero per descrivervi quello che vedo! Dio, a volte gli uomini sono così belli! Sentilo, il rombo! Sembra un bombardamento, ma non ammazza nessuno, mioddio! Oh, che cosa stupenda… si alza così lentamente, sai, lentamente…va sulla Luna…la Luna… Vorrei che oggi nessuno morisse.”

Per me è stato molto emozionante leggere questo libro, per il semplice fatto di non essere stata testimone, all’epoca, di questa grande conquista degli uomini. Per noi, nati in un momento in cui la Luna era già un pianeta alla nostra portata, credo sia molto istruttivo leggere questo reportage, ricco di spunti di riflessione e di domande spesso senza risposta. La Fallaci, poi, ha  il dono di rendere gradevoli e comprensibili anche i tratti in cui si deve parlare necessariamente per tecnicismi, nei quali noi comuni mortali rischiamo di non sentirci a nostro agio.

[…] All’improvviso ci accorgemmo che l’ora era giunta e tutto cambiò. E non ci importò più che la Luna rappresentasse un volgare scopo politico, non ci importò più che i due uomini scelti dal caso fossero antipatici. La Luna divenne qualcosa di religioso e i due uomini divennero qualcosa di santo: un simbolo di tutti noi, vivi o morti, buoni e cattivi, stupidi e intelligenti, noi pesci che cerchiamo sempre altre spiagge senza sapere perché. […]

Assolutamente consiglio di leggere questo libro a tutti. E’ un pezzo di storia che tutti dovremmo conoscere.


QUEL GIORNO SULLA LUNA - Oriana Fallaci

Quel giorno sulla lunaOriana Fallaci
BIR Biblioteca Universale Rizzoli, 223 p.
Formato Kindle           € 6,99
Copertina Rigida        € 5,00
Copertina Flessibile  € 8,93

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