E’ SOLO UN ALTRO GIORNO

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Sono le 7.00. Le prime luci del mattino fanno capolino dalla tapparella. Ultimamente ho questa abitudine, di lasciarla sempre un po’ aperta. Mi piace respirare l’aria calma della notte e svegliarmi per colpa della luce lieve.
Mi alzo dal letto stropicciandomi gli occhi. Appoggio la mano destra sulle pareti, fredde, perché di notte mi si addormenta sempre. Ogni mattina mi chiedo se sia normale. Poi però si sveglia anche lei e allora io me ne dimentico. Sempre.
Indosso la mia giacca di lana grossa e faccio il giro della casa per alzare tutte le tapparelle. Entra luce, penso, mentre scruto il cielo, anche oggi appannato dalla calura. Faccio una sosta in cucina per accendere il caffè. Non posso neanche pensare di avere a che fare con il mondo prima di aver bevuto la mia tazza di caffè. Mentre il fuoco gorgoglia sotto la moka, vado in bagno e mi guardo allo specchio. Ho gli occhi più piccoli del solito e un po’ gonfi. I capelli arruffati, ancora pieni di sonno. Sulla tempia sinistra mi si è stampata una riga del cuscino. Perfetto. Alzo gli occhi al cielo e sbadiglio. Mi stiro la schiena, sempre un po’ indolenzita. Svuoto la vescica, mi sciacquo la faccia e pettino i capelli con la prima spazzola che mi capita sotto mano. Ecco, va già un po’ meglio, mi dico guardandomi negli occhi.
Mi trascino in cucina, scalza. Bevo il mio caffè e butto giù la mia colazione, mentre il mondo, da fuori, inizia a entrare. Lento. Invio qualche messaggio, guardo un po’ i social, accendo la tv. Il silenzio della casa inizia a lasciare spazio a qualcos’altro. A quella cosa che si chiama vita. Fatta di persone in carne ed ossa. Fatta di impegni da portare a termine e di lavoro. Fatta di cose che mancano. E’ la vita. Semplicemente. Fatta anche da chi non c’è. E allora inizio a carburare. Davanti a me c’è un’altro giorno. Uguale a ieri e, molto probabilmente, uguale anche a domani.
C’è il letto da fare, ci sono le tazze della colazione da lavare, poi devo fare la doccia e prepararmi, aprire il pc e scrivere quel post, rispondere a quella e-mail, e poi, ah sì, devo pensare a cosa cucinare questa sera e poi correre a lavoro. Cerco di sbrigarmi, tenendo tutto in equilibrio, come un giocoliere. Sono le 11.30 ormai. Infilo nella borsa la mia agenda e un nuovo libro da leggere. Prendo le chiavi della macchina e quelle di casa. Frugo nello svuotatasche per cercare un pacco di chewing-gum. Non posso uscire senza. Mentre cerco, gli occhi mi cadono sulle fotografie posizionate sul mobile dell’ingresso. Ci siamo io e Antonio. Insieme. Poi ci siamo noi da bambini. Due storie che a un certo punto si sono incrociate. E poi ci sono io, con i nonni. Improvvisamente, mi viene in mente il sogno della scorsa notte. Sei venuto a trovarmi, nonno. Ma non mi hai parlato. Perché? Nei sogni non parli mai. E io vorrei tanto sentire la tua voce, ancora una volta.
Esco di casa che sono in ritardo. Metto in moto la macchina, sistemo lo specchietto retrovisore, metto la cintura di sicurezza. Mentre aspetto che il motore si scaldi, ripenso al sogno. So che sarò triste tutto il giorno. So che ci penserò di continuo. Forse se non lo racconto a nessuno, magari, non so, magari si avvera. Magari torni.
Dai Chiara, mi dico. In fondo è solo passato un anno.
Sì, lo so. Ma a me quest’anno è sembrato una vita intera.
E’ solo un giorno. Pensala così. E’ solo un altro giorno senza lui.

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Violaerosa ha detto:

    Mi hai commossa…. sei bravissima e mi è sembrato di essere lì e vedere tutti i tuoi gesti e di poter toccare i tuoi pensieri. Forza Chiara :*

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    1. Chiara Nicolazzo ha detto:

      Grazie. Di cuore.

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  2. Cristina ha detto:

    Purtroppo, sì. E’ un altro giorno senza di lui.
    Il tempo è strano, sai? Perché a lungo andare aiuta ma la verità è che assopisce solo i sentimenti. Perché basta una giornata storta, un sogno, una foto o semplicemente un pensiero che la mancanza ti piomba addosso tutta d’un colpo.
    Poi però si assopisce di nuovo, lentamente. Si torna alle cose di ogni giorno. Si va avanti pensando che certe persone non andranno mai via del tutto finché continueremo a pensarle.
    Poi, di solito, io sono più serena.
    Un abbraccio.

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