#gdli100libri ventiquattresimo libro: “Le avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain

Voi non sapete niente di me, senza che avete letto un libro intitolato Le avventure di Tom Sawyer, ma non importa. Quel libro l’ha fatto il signor Mark Twain, che ha detto la verità, più o meno. Certe cose le ha esagerate un po’, ma è stato abbastanza sincero. Che è già qualcosa. Non ho mai visto nessuno che una volta o l’altra non ha cacciato qualche balla, a parte zia Polly, o la vedova, o forse Mary. Della zia Polly, che è poi è la zia Polly di Tom, e di Mary, e della vedova Douglas, se ne parla in quel libro, che è un libro quasi vero; con qualche esagerazione, come ho detto.
Ora, quel libro finisce così: che Tom e io abbiamo trovato il tesoro nascosto da quei banditi nella grotta, e siamo diventati ricchi. Ci siamo beccati seimila dollari a testa, dollari d’oro. Era uno spettacolo, vederli ammucchiati l’uno sull’altro. Beh, quel giudice Thatcher li ha presi e ce li ha messi in banca a interesse, e ci fruttavano un dollaro a testa ogni giorno per tutto l’anno, roba che uno non sapeva che farsene. Così la vedova Douglas mi ha adottato come un figlio, sostenendo che voleva incivilizzarmi; ma era dura starsene in casa tutto quel tempo, considerato che la vedova era tremendamente buona ed educata, qualsiasi cosa faceva; così quando ne ho avuto abbastanza me la sono battuta. Mi sono infilato nei vecchi stracci e nella vecchia botte ed eccomi libero, che bellezza. Ma lui, Tom Sawyer, è venuto a cercarmi, e a dirmi che voleva mettere su una banda di furfanti, e che potevo entrarci se me ne tornavo dalla vedova e mi comportavo come si deve. Così sono tornato.

Mark Twain è uno di quegli autori che ho sempre “corteggiato”. Ma da lontano. Nel senso che mi ha sempre affascinata, così, a pelle, ma non ho mai letto niente di suo. E quindi ancora una volta il gruppo di lettura I 100 libri di Dorfles mi ha fatto un regalo, in questo senso.

Una volta che ero nei boschi mi sono seduto e ci ho pensato un bel pò. Mi sono detto, se uno pregando può ottenere tutto quello che vuole, allora perché il diacono Winn non riesce a recuperare i soldi che ha perso con i maiali? E perché la vedova non riesce ad avere indietro la tabacchiera d’argento che gli hanno rubato? E perché la signorina Watson non riesce a mettere su qualche chilo? No, mi sono detto, sono tutte storie. Allora sono andato a dirlo alla vedova, e lei mi ha detto che le cose che uno può ottenere pregando sono “doni spirituali”. Questo era davvero troppo per me, ma lei mi ha spiegato cosa voleva dire: dovevo aiutare il prossimo, e fare tutto quello che potevo per il prossimo, e pensare sempre al prossimo, e mai a me. Questo include anche la signorina Watson, mi è sembrato di capire. Me ne sono andato di nuovo nei boschi e mi ci sono spaccato la testa per un mucchio di tempo, ma non riuscivo a vederci alcun vantaggio, tranne che per il prossimo, così alla fine ho concluso che non ci pensavo più, e che le cose andavano come dovevano andare.

Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain è stato pubblicato nel 1884, ed è preceduto da Le avventure di Tom Sawyer, che io purtroppo non ho ancora letto. Definito un romanzo picaresco per ragazzi, racconta le avventure del ragazzino Huckleberry Finn, il quale, dopo una serie di disavventure, decide di scappare dalla civilizzazione e dal padre violento (mettendo in scena il suo assassinio in modo da liberarsi definitivamente dell’uomo), ritrovandosi a fare un lungo viaggio lungo il fiume Mississippi su di una zattera in compagnia del nero Jim, scappato dalla schiavitù, e ricongiungendosi, verso il finale, con il suo amico Tom Sawyer.

Ogni sera passavamo davanti a qualche paese, certi se ne stavano lontani sui fianchi neri delle colline, non si vedeva che una scia di luci, neppure una casa. La quinta notte abbiamo oltrepassato St. Louis, ed era come se tutto il mondo era illuminato a festa. A St. Petersburg s diceva che a St. Louis c’erano tipo venti o trentamila persone, ma non ci avevo mai creduto, finché non ho visto tutte quelle luci accese alle due di notte, che bellezza. C’era una gran calma,e non si sentiva il minimo rumore; dormivano tutti.

Devo dire che questo romanzo mi ha stupita molto. Nonostante la lentezza della narrazione – unica pecca che io ho riscontrato in questo romanzo, soprattutto nelle scene finali – ho trovato diversi elementi che mi hanno fatto apprezzare Le avventure di Huckleberry Finn :
1. La storia è ricca di personaggi eccentrici e di avventure spesso ai limiti dell’assurdo, nelle quali comunque il lettore non fatica a immedesimarsi. Personalmente sono stata catturata da Huck, il protagonista, il quale racconta le proprie vicende in prima persona, senza malizia o filtri, generando così, in me, una grande curiosità. Un regalo che mi ha fatto Twain è è stato proprio la sensazione tangibile di essere su quella canoa insieme a Huck e Jim. Mentre leggevo, ho sentito l’aria calda del sud e il rumore dell’acqua che sbatteva sulla costa, ho attraversato un pezzo di America e ho vissuto in un tempo che non conoscevo.
2. Una delle caratteristiche più importanti e di spessore di questo romanzo è senza dubbio il linguaggio, sia quello utilizzato da  Huck, il quale è un ragazzo non colto, per raccontare le sue disavventure, che quello usato dallo schivo Jim, il quale non conosce bene la lingua, per esprimersi. Quindi entrambi nel parlare e nel raccontare commettono degli errori madornali, i quali però contribuiscono a rendere questi personaggi ancora più realistici e a trasmettere un ritratto veritiero dell’America dell’epoca. In questo senso, credo che qualunque traduttore si sia avvicinato a questo romanzo abbia avuto a che fare con una sfida parecchio impegnativa. L’obiettivo, traducendo questo romanzo, è infatti quello di lasciare inalterati errori grammaticali che danno la sensazione che la storia sia raccontata da un ragazzino di strada. L’edizione letta da me, edita Feltrinelli, è stata tradotta da Giuseppe Culicchia, il quale credo abbia fatto un ottimo lavoro in questo senso.
3. Un altro elemento che rende unico il romanzo Le avventure di Huckleberry Finn  è  la presenza di un ritratto di una America vera e contraddittoria di fine Ottocento, spesso ricca di pregiudizi, ma anche in grado di guardare alle cose da una prospettiva nuova. Un’America in cui sono presenti la schiavitù, i furfanti, la povertà, le faide famigliari. Un’America ricca di una varietà che la contraddistingue, da sempre, e che credo sia uno dei suoi punti di forza.

Me ne sono andato a dormire, e quand’è arrivato il mio turno Jim non mi ha svegliato. Lo faceva spesso. Quando mi sono alzato, proprio all’alba, se ne stava lì seduto con la testa tra le ginocchia, gemendo e lamentandosi tra sé. Ho fatto finta di niente. Sapevo che cos’aveva. Stava pensando a sua moglie e ai suoi figli, lontani, lassù, e stava male, aveva nostalgia, perché in vita sua non si era mai allontanato da cosa, e credo che voleva bene ai suoi propri come se era un bianco. Lo so che non sembra vero, ma secondo me era così. Gli capitava spesso di gemere e di  lamentarsi a quel modo, la sera, quando pensava ce mi ero addormentato, e diceva: “Povera piccola Elizabeth! Povero piccolo Johnny! E’ dura durissima, quando me pensa che non vede voi più, mai più!”. Era proprio un buon negro, Jim.

Per me Le avventure di Huckleberry Finn è un romanzo promosso a pieni voti e che vi consiglio assolutamente di leggere, qualunque età voi abbiate. E’ un piccolo viaggio e i romanzo che ti regalano un viaggio, sono dei romanzi da leggere e da consigliare.

Per leggere tutte le opinioni dei partecipanti al gruppo di lettura potete cliccare qui.

Vi ricordi, infine, che la prossima lettura del #gdli100libri è Colazione da Tiffany di Truman Capote, che avrà luogo dal 16 al 30 aprile.


LE AVVENTURE DI HUCKLEBERRY FINN - Mark TwainLe avventure di Huckleberry Finn – Mark Twain

Casa editrice: Feltrinelli
Lunghezza: 315 p.  
Formato Kindle: € 1,99
Copertina Flessibile: € 7,23
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3 pensieri su “#gdli100libri ventiquattresimo libro: “Le avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain

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