Tornare: il porto di Otranto al tramonto

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Il problema è che tornare suscita sempre emozioni contrastanti. Nel momento in cui mi rendo conto che riusciamo a trascorrere qualche giorno giù, inizia quell’eccitazione entusiastica e astratta che si attacca alla semplice idea di tornare, anche se solo per poco. Quando arriva, poi, l’effettivo momento di partire, ecco che si presenta quell’ansia tipica del “e se succede qualcosa/mi rubano a casa/perdiamo l’aereo/buchiamo una ruota della macchina in autostrada”. Quando sono, però, effettivamente tornata e respiro l’aria di casa mia, arriva uno stato di felicità pura, quella che riesco quasi a toccare con mano, tanto è reale. Ma purtroppo il momento passa e quando il tornare giunge alla sua fine,  ecco che mi colpisce la nostalgia, quella che mi attanaglia lo stomaco e la testa, che mi spinge a chiedermi se sto facendo la cosa giusta, se sto perdendo del tempo prezioso con le persone che amo, se ne vale davvero la pena.

Tutto questo per dirvi che lo scorso mese sono stata a Otranto per un paio di giorni e ancora una volta, dopo diversi anni di su e giù e traslochi e vite in affitto, queste sensazioni si sono ripresentate una per una, puntuali. Tornare a casa ormai mi lascia dei sapori nuovi, non tanto piacevoli a dire il vero. Mi ricorda le persone che ho perso nell’ultimo anno, le cose che avrei voluto fare e quelle che avrei voluto chiedere. Ma Otranto riesce ad addolcire anche la più amara delle sensazioni. Lunedì pomeriggio, era il 25 aprile, dopo aver fatto dei giri di routine, una pioggia preannunciata ci ha colti mentre eravamo in giro per il centro storico. Non ci siamo fatti scoraggiare per il semplice fatto che quelli erano i nostri ultimi momenti. Il giorno dopo saremmo ritornati al Nord, a lavoro, alla solita routine a volte un po’ logorante. Dopo aver fatto qualche giro di saluti, ci siamo rimessi in macchina, ma prima di andare a casa dei miei abbiamo deciso di fare un giro al porto. Ed è qui che è avvenuta la magia. Quella magia che solo Otranto, finora, ha saputo regalarmi. Il mare, scuro, era leggermente increspato. Le barche dei pescatori, una dietro l’altra, giacevano immobili, colorate. Il cielo, ancora carico di nuvole che lentamente stavano cercando di dileguarsi, si era tinto di giallo e di azzurro, a tratti di viola e di arancio. La pioggia, a volte, ha il potere di cambiare il volto delle cose. Le rende più belle, anche quando non ce ne sarebbe bisogno.

Questa volta io non ho versato una lacrima. Sono partita con la potenza di queste immagini impresse negli occhi e le ripesco nei momento di nostalgia, che accompagnano le mie giornate. Ma soprattutto sono partita portandomi dietro la strana consapevolezza che esistono ancora, per me, quei momenti in cui il cervello si stacca e mi sento presente, e grata, e felice.

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