“I FIORI NON CRESCEVANO AD AUSCHWITZ” DI EOIN DEMPSEY – IN LIBRERIA DAL 28 APRILE

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Poteva essere la sua prima settimana sull’isola come il primo giorno, quando la conobbe. Christopher lasciò suo padre a casa insieme allo zio Uli, che era venuto con loro dalla Germania per aiutarli con il trasloco. Alexandra dormiva al piano di sopra. Christopher aprì la porta d’ingresso e corse sulla stradina sterrata, che si allungava per cinquecento metri fino alla spiaggia e al mare. Raccolse una pietra grigia liscia e la scagliò più lontano che poté nell’acqua azzurra, poi ne raccolse un’altra e corse verso i gabbiani che riposavano sulla riva. Gli lanciò la pietra appena spiccarono il volo e li guardò librarsi nel cielo. Si sedette sulla roccia dove prima c’erano gli uccelli, e si passò dei sassolini da una mano all’altra ascoltano il suono che facevano quando si scontravano. […]
All’inizio non capì che rumore fosse, sembrava venire dall’altra parte della staccionata subito oltre la strada che corre lungo la spiaggia. Si infilò i calzini sui piedi bagnati e si rimise le scarpe. Corse sulla spiaggia verso quella specie di lamento. Più si avvicinava, più era convinto si trattasse di un gattino, e si chiese se il padre gliel’avesse fatto tenere. […] Disse qualcosa, in tedesco, poi si ricordò. Il padre gli aveva detto di parlare in inglese, la lingua di sua madre, che era cresciuta lì. Ma in realtà le sue prime parole erano venute fuori in un sussurro che a stento aveva sentito persino lui. Il lamento si placò. Lanciò una voce, e udì un fruscio nel cespuglio davanti a sè. Era troppo alto perché potesse vedere dall’altra parte, così ci si arrampicò sopra e cadde sull’erba ai suoi piedi.
Non era un gattino, ma il pianto di una bambina.

I fiori non crescevano ad Auschwitz di Eoin Dempsey è un romanzo che mi ha colpita sin dalle prime pagine. Uscito in tutte le librerie il 28 aprile e edito da Newton Compton Editori, racconta una storia d’amore in uno dei periodi più bui della nostra storia, quello della Seconda Guerra Mondiale e della deportazione degli ebrei.I protagonisti della storia sono Christopher e Rebecca, due ragazzi destinati ad amarsi ma che sembrano trovare sempre degli ostacoli nella realizzazione di questo sentimento. L’ostacolo più grande – e attorno al quale ruota gran parte della narrazione – arriva quando, durante la guerra, Rebecca, in quanto ebrea, viene deportata in un campo di concentramento. Christopher, di nazionalità tedesca, decide di arruolarsi per farsi mandare a lavorare nel campo di concentramento di Auschwitz in modo da poter cercare la donna della sua vita.

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Sei sempre stato la cosa migliore che mi sia mai capitata in tutta la vita. L’ho sempre saputo, l’ho solo dimenticato per un istante.

Ho iniziato a leggere questo romanzo con la paura di impressionarmi a causa dei racconti sui campi di concentramento – motivo per il quale ho sempre evitato, negli anni, di leggere romanzi sull’argomento. E invece sono stata piacevolmente sorpresa. La storia raccontata è, soprattutto, una storia d’amore. Tutto il resto, seppur importante, rimane in un secondo piano, rendendo perfetto il romanzo. I suoi personaggi, poi, sembrano quelli giusti e al momento giusto. Christopher è un ragazzo innamorato, che lotta per l’amore e per ciò in cui crede, per salvare la sua famiglia e il maggior numero possibile di persone nel campo di concentramento un cui lavora. Rebecca è una ragazza tosta, cresciuta tra mille difficoltà, la quale non si tira indietro di fronte ai problemi e che lotta fino all’ultimo respiro per sopravvivere. E tutti gli altri personaggi secondari sembrano costruiti dallo scrittore in perfetta armonia, creando così intorno ai due protagonisti un mondo che permette loro di esistere.

“Com’è possibile?”, sussurrò il padre. “Tu non sei uno di loro, Christopher. Ascoltami. Tu non sei uno di loro. Sei lì per un motivo ben preciso.”
“Non so se è ancora viva. Non so se posso farcela. Non pensavo che il campo sarebbe stato così. Nessuno reagisce. Sono tutti convinti di essere nel giusto. Non posso fidarmi di nessuno.”

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L’unico appunto che posso fare a questo romanzo riguarda il finale, che secondo me va a rovinare l’intera storia e la sua narrazione. L’ho trovato un tentativo di tirare le somme (non voglio dire troppo al riguardo per non spoilerare nulla) sbagliato rispetto al tono dell’intero libro.  Mi rendo conto che questo elemento è del tutto personale, ma da un romanzo molto scorrevole e a tratti poetico, mi aspettavo un finale che fosse all’altezza di ciò che avevo letto fino a quel momento. Ecco diciamo che più che non piacermi, il finale mi ha delusa. Onestamente, non so quale dei due casi sia il peggiore.

Si chiese se Rebecca l’avrebbe riconosciuto. Persino lui faceva fatica a riconoscersi. I giorni passati nel campo lo avevano cambiato. La sua anima era affollata di volti. Le sue cicatrici erano troppo profonde? Rebecca sarebbe riuscita ad amare l’uomo che era diventato?

Credo comunque che questo sia un romanzo veramente piacevole e coinvolgente. Sono rimasta attaccata alle sue pagine fino a che non l’ho terminato, perdendomi sull’isola di Jersey insieme a Rebecca e vivendo gli orrori del campo di concentramento attraverso gli occhi di Christopher. Quando un romanzo è in grado di fare questo, ossia coinvolgermi ad un livello superiore, credo che ne valga la pena di essere letto.

In collaborazione con Newton Compton Editori.

***DISCLAIMER*** Questo non è un post sponsorizzato. Il libro recensito in questo articolo mi è stato inviato gratuitamente. Le opinioni sono frutto della mia onestà intellettuale e della mia soggettiva esperienza di lettura.


i-fiori-non-crescevano-ad-auschwitz_7716_x1000I fiori non crescevano ad AuschwitzEoin Dempsey
Newton Compton Editori, 285 p.
Formato Kindle     € 4,99
Copertina Rigida  € 8,42

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