#gdli100libri ventiseiesimo libro: “Madame Bovary” di Gustave Flaubert

Il mio primo approccio con questo romanzo risale a tanti anni fa. Ma purtroppo non finì bene. Ero solo un’adolescente e il mio professore di letteratura francese ci spiegò Flaubert. Per caso trovai una copia di Madame Bovary a casa di mia nonna e mi lanciai in una lettura forse prematura per la mia età. Il risultato fu che abbandonai il romanzo dopo sole cinquanta pagine. Oggi il gruppo di lettura I 100 libri di Dorfles mi ha regalato l’occasione – o la scusa – per riprendere tra le mani questo grande classico e, inaspettatamente, me ne sono innamorata.

Prima di sposarsi Emma aveva creduto di essere innamorata; ma la felicità che avrebbe dovuto scaturire da quell’amore non era venuta, certo doveva essersi sbagliata, pensava. E cercava di scoprire che cosa in realtà intendesse nella vita con le parole felicità, passione ed ebrezza che nei libri le erano parse così belle.

Madame Bovary di Gustave Flaubert è uno dei pilastri della letteratura francese e mondiale. Pubblicato per la prima volta nel 1856, è considerato uno dei maggiori esempi di romanzo realistico. Flaubert, qui, analizza in profondità quello che accade all’interno del matrimonio e delle famiglie, trattando i temi della noia e dell’adulterio. Racconta, in particolare, la storia di Emma Bovary, una donna sposata ad un ufficiale sanitario, la quale, per sfuggire ad una vita infelice, noiosa e al di sotto delle sue aspettative, si da all’adulterio e allo sperpero, fino a portare alla rovina la sua famiglia.

In fondo all’anima, tuttavia, un avvenimento se l’aspettava. Come i marinai in pericolo, lanciava sguardi disperati sulla solitaria distesa della sua vita, cercando in lontananza qualche vela bianca fra le brume dell’orizzonte. Ignorava di quale caso potesse trattarsi, quale vento l’avrebbe spinto nella sua direzione, verso che riva l’avrebbe  portata; se fosse una scialuppa o un vascello a triplo ponte, carico di angosce o colmo di felicitò fino a murate. Ma ogni mattina, al risveglio, lo sperava per quel giorno  stesso e tendeva l’orecchio a ogni rumore, si alzava di soprassalto, era stupita che non fosse giunto; poi, al tramonto, sempre più triste, desiderava fosse già il giorno dopo.

La grande forza di questo romanzo credo siano i suoi personaggi, grazie ai quali Flaubert ha rappresentato il mondo borghese in tutte le sue sfaccettature. Gli indiscussi protagonisti del romanzo sono i coniugi Bovary. Tralasciando il personaggio di Charles Bovary, uomo semplice e ordinario, talmente innamorato e dedito a sua moglie da non riuscire a capire quello che sta accadendo sotto il suo naso, il mio preferito è sicuramente Emma Bovary, nonostante tutti gli aspetti negativi del suo comportamento.

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Non nascondeva più, del resto, il disprezzo che tutto e tutti le ispiravano; e a volte tirava fuori opinioni ben strane criticava quanto veniva approvato da tutti, e approvava cose perverse o immorali: da far sgranare tanto d’occhi al marito.
Sarebbe durata per sempre quella desolazione? Non avrebbe trovato una via d’uscita? Eppure non valeva meno di tutte quelle che vivevano felici!

Emma è una donna che vive la vita che sogna e non quella che il destino le ha donato. Nella sua testa si è creata un mondo tutto suo grazie ai romanzi con i quali si è nutrita da adolescente: il suo sogno è quello di vivere nella ricchezza, far parte dell’alta società e provare mille passioni. Si è ritrovata, invece, a vivere in un anonimo paese di provincia e sposata ad un uomo che scopre di non amare. Vive, dunque, in un perenne stato d’animo d’inquietudine e di disprezzo per tutto ciò che la circonda. Neanche la nascita della figlia Berthe sembra darle conforto o riuscire a farle provare una qualche forma di amore. L’unica via d’uscita, grazie alla quale riesce a sentirsi viva, sembra essere quella dell’adulterio. Solo con il suo amante Emma ha la sensazione di essere felice, di provare sentimenti, di vivere la vita che ha sempre sognato.

Si ripeteva: “Ho un amante, un amante!”, deliziandosi all’idea, come a quella di una nuova pubertà. Avrebbe dunque posseduto quelle gioie amorose, quella febbrile felicità di cui aveva perso la speranza. Entrava in uno spazio magico dove tutto sarebbe stato passione, estasi, delirio. Una glauca immensità l’avvolgeva, le vette del sentimento rifulgevano sotto il suo pensiero, l’esistenza quotidiana non appariva che laggiù, in lontananza, nell’ombra, negli intervalli di quelle cime.
Ripensò allora alle eroine dei libri che aveva letto, e la lirica legione di quelle adultere prese a cantarle nella memoria con fraterni e deliziosi accenti… Era lei, lei, carne viva di quelle fantasie, e realizzava il lungo sogno della sua giovinezza riconoscendosi in quel tipo di innamorata che aveva tanto invidiato. E del resto non era un po’, per Emma, l’abrezza della vendetta? Quanto aveva sofferto. Ma era giunta l’ora del trionfo, e l’amore così a lungo represso scaturiva tutto con voluttuosa effervescenza. Lei lo assaporava senza rimorsi, senza inquietudine, senza turbamento.

In realtà la sua inquietudine e la sua noia la porteranno a volere sempre di più e a distruggere tutto. Architetterà addirittura di fuggire con l’amante, senza di rendersi conto di quanto impossibile sia questo piano e senza porsi il minimo problema sulla fine che avrebbe fatto la figlia. Spingerà il marito a tentare un’operazione impossibile, credendo che l’avrebbe finalmente amato se si fosse dimostrato un uomo colto e ambizioso, portandolo invece alla rovina. Finirà con l’avvelenarsi per fuggire a tutta la sofferenza e le delusioni, ad una vita che non sente propria e che non rispecchia i suoi desideri.

Emma riandava al giorno del suo matrimonio; si rivedeva laggiù, fra il grano, quando camminavano sul sentierino verso la chiesa. Perché mai non aveva resistito, supplicato come Lucia? Anzi, era allegra, e non si accorgeva dell’abisso in cui stava precipitando… Ah! se nella sua fresca bellezza, prima delle sozzure del matrimonio e delle delusioni dell’adulterio, avesse potuto affidare la sua vita a qualche grande cuore saldo, allora, confondendosi insieme virtù, tenerezza, voluta e dovere, mai sarebbe scesa da una felicità così eccelsa. Ma tale stato di grazia era probabilmente una menzogna inventata per la disperazione di ogni desiderio. Ormai conosceva la miseria delle passioni che l’arte enfatizzava.

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Nonostante tutto, mi sento in qualche modo di comprendere Emma. Durante tutta la lettura del romanzo l’ho vista distruggere la sua vita e quella delle persone che la circondano, ho visto i suoi difetti portati all’estrema potenza ma anche assistito ai suoi azzardati tentativi di amare Charles, sua figlia e quella vita non all’altezza delle sue aspettative. I sogni e i desideri di Emma che esista qualcosa di più rispetto alla vita che si è ritrovata a vivere, dipendono dalle letture che ha fatto da adolescente. E sì, molto probabilmente è da ingenui credere che la vita raccontata nei romanzi possa esistere per davvero. Ma l’insoddisfazione non fa forse parte della natura umana? Nessuno di voi si è mai sentito prigioniero di una routine nella quale non si sentiva a proprio agio? Credo che la vita di Emma potrebbe essere quella di qualunque altra donna che si trova nella sua stessa situazione. E il lettore vede la sua storia – insieme a quella della sua famiglia – evaporare nel nulla. Semplicemente svanisce così com’è iniziata.

Credo che questo romanzo vada assolutamente letto. E’ un pezzo di storia, ricco di spunti di riflessioni e di un mondo lontano che noi mai consoceremo, ma che mi ha sempre affascinata.

Per leggere tutte le opinioni dei partecipanti al gruppo di lettura potete cliccare qui.

Vi comunico, infine, che la prossima lettura del #gdli100libri è Diario di Anna Frank, che avrà luogo dal 1 al 20 giugno.


MADAME BOVARY - Gustave FlaubertMadame Bovary – Gustave Flaubert

Casa editrice: Mondadori
Lunghezza: 464 p.  
Formato Kindle: € 2,99
Copertina Flessibile: € 7,00
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