“L’amore è una cosa meravigliosa” di Han Suyin, nella sua nuova edizione edita Sonzogno

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Ho iniziato a leggere questo romanzo piena di aspettative. Come vi ho raccontato qui, quando la Sonzogno Editori mi ha proposto di leggerlo ero molto entusiasta. Tutta colpa della Fallaci, che parlava di Han Suyin nel suo libro Il sesso inutile, affascinandomi molto. Purtroppo, però, iniziare a leggere un romanzo avendo delle aspettative non è sempre un elemento positivo. Soprattutto quando, come in questo caso, tali aspettative vengono deluse.

“Scriverai un libro su di me?” mi chiese Mark.
Eravamo sdraiati tra l’erba alta della collina, nell’ora che segue l’amore, sotto il sole caldo. Su di noi il cielo si allargava inerme fino all’orizzonte: tutt’intorno solo rocce, prato, felci e cespugli di mirto. Ai piedi della collina c’era il mare, azzurro e increspato, vuoto, senza neppure una vela in quell’interminabile pomeriggio estivo. Parlavamo sereni, come a volerci staccare da noi stessi. Sceglievamo parole prudenti, ponderate. Parlavamo di cose che non facevano più male, in quel momento. Discutevamo della nostra separazione, del fatto che i nostri rispettivi mondi si stavano frammentando in modo ormai irreversibile. Le nostre voci erano pacate ed evanescenti come possono esserlo solo nell’ora che segue l’amore
“Forse scriverò di te” risposi. “Ma non subito. Ora sono troppo felice per poter fare altro che non sia vivere. Forse mi lascerai, e io ne soffrirò. O avrò qualche altra buona ragione per scrivere un libro su di te.”

L’amore è una cosa meravigliosa di Han Suyin è stato pubblicato nel 1952 ed ebbe talmente tanto successo da ispirare il celebre omonimo film hollywoodiano con Jennifer Jones e William Holden e la famosa canzone interpretata da Andy Williams. Oggi la Sonzogno Editori ripropone questa storia ai suoi lettori e io ho avuto la fortuna di poterlo leggere. In questo romanzo la cinese Han Suyin racconta la sua storia d’amore con il giornalista britannico Mark Elliott. Siamo a Hong Kong negli anni cinquanta. La Cina è in piena rivoluzione e la città viene presa d’assalto dai profughi che scappano dalla guerra.

Siamo tutti a Hong Kong: banchieri, uomini d’affari, ricche donne, missionari, profughi; quelli che distruggono mezza collina per costruirsi una casa e quelli che si ammassano su una stuoia per dormire in terra. Siamo tutti vagabondi nostro malgrado. Per me, di passaggio come tutti glia altri, questa è Hong Kong nell’aprile del 1949: un enorme campo profughi. Porto di innumerevoli navi, rifugio di tanta gente venuta via dalla Cina, città al culmine della prosperità.  Hong Kong, dove c’è un incessante viavai di gente, e dove tutti fanno conoscenze superficiali più che in ogni altra parte del mondo. Hong Kong, splendida isola in cui convivono molti mondi, nel grande abbraccio del mare. Hong Kong. E dietro le colline, la Cina.

La relazione tra i due protagonisti inizia in maniera inaspettata: da una parte c’è Han, vedova di guerra e con figlia a carico, convinta che l’amore non farà più parte della sua vita, e dall’altra c’è Mark, sposato, occidentale, alla ricerca di qualcosa che lo faccia sentire vivo.

In quel momento intravidi un uomo attraversare la sala per dirigersi verso la poltroncina alla mia destra. Era snello, non troppo alto, con un completo chiaro e un portamento assai elegante. Incedeva leggero, sollevando appena le ginocchia come un cerbiatto. Improvvisamente il tappeto che le sue suole calpestavano assunse per me un’enorme importanza: era come se vi fossi distesa, e le sue fibre mi graffiassero la pelle. Percepii, più che vederli, i disegni blu sul fondo fulvo: i simboli della felicità nella parte centrale, mentre lungo il bordo si avvicendavano pipistrelli, peonie, fiori di loro, pesche e rampicanti. Era come se mi fossi improvvisamente agitata nel sonno. Come se un dito mi accarezzasse il cuore. Un uccellino assonnato che  arruffava le ali per un istante, ma poi tornava a dormire. Poi fui nuovamente pervasa dalla calma. Non riuscì a spiegarmi quella sensazione: mi sembrava di aver avuto una conoscenza immediata e diretta delle cose, in particolare modo del tappeto, senza bisogno di passare per le parole. Ripresi il contatto con la realtà: la sedia che occupavo, la tazza di caffè che tenevo in mano, le parole di James. Il mondo era bruscamente tornato al suo posto, e io ero calma e sorridente mentre Mark prendeva posto nella poltrona accanto alla mia.

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Nonostante le differenze culturali, tra i due scoppia l’amore. Ed è un amore grande e potente. Talmente grande e potente da portare Mark a chiedere a Han di sposarlo. Ecco allora che i due iniziano a progettare una vita insieme. Sognano di tornare in Cina, una volta finita la guerra, e lavorare lì. Han sogna di presentare il suo amore alla sua grande famiglia, convinta che, nonostante la tradizione e la sua vedovanza, avrebbero capito. Mark, dal canto suo, crede che la moglie lo lascerà andare concedendogli il divorzio, essendo ormai i due intrappolati in un matrimonio vuoto. Ma arriva il momento in cui Mark e Han devono fare i conti con la realtà, con le loro origini e con la loro cultura. Tutto sembra remare loro contro. Il divorzio non arriva e Han si rende conto la Cina non accetterà mai un giornalista britannico e capitalista senza nutrire sospetti su di lui.

“Non si possono mai comprendere fino in fondo gli altri popoli. L’Oriente e l’Occidente si incontrano a fatica, non crede? Saranno sempre divisi: non è possibile essere orientali e occidentali allo stesso tempo. Bisogna scegliere: o l’uno o l’altro.

La loro storia, dunque, è costretta a interrompersi, anche se mai si spegnerà, nei due, la speranza di ritrovarsi, riprendere la loro storia d’amore nel punto in cui avevano lasciato e realizzare il loro sogno d’amore.

“Per ora siamo come gli altri, in balia del destino.  Noi vogliamo andare a Pechino, io come medico e tu come cronista. Ma la possibilità di andarci insieme non dipende da noi. Le nostre sorti dipendono dalla politica, dall’economia e dai mercati, da cose che faccio fatica a capire.

Raccontato così sembra veramente un ottimo romanzo. Di quelli che ti coinvolgono e ti catapultano indietro nel tempo. Però ho parlato anche di aspettative deluse. La verità sulla mia esperienza con L’amore è una cosa meravigliosa è che all’inizio, mentre leggevo questo romanzo, ero totalmente affascinata e presa dalla storia. Ero convinta che ci sarebbe stato un continuo crescendo di emozioni e che sarebbe arrivato il momento in cui mi sarei trovata di fronte alla narrazione potente di un amore fuori dal comune. Ma questo non è accaduto. Il momento in cui, io credevo, sarebbe scoppiato l’amore non è arrivato. Ho avuto, anzi, come l’impressione di leggere di una storia d’amore, della quale però in realtà non si parla tanto. La scrittrice fa lunghi monologhi sulla Cina, sul comunismo, sulla situazione politica del suo paese. Ma di Han e Mark e del loro grande amore sembra parlare molto poco. E quando lo fa,  ho avuto l’impressione di avere di fronte una narrazione fredda e distaccata. Mi dispiace molto dirlo, ma probabilmente la mia opinione su questo romanzo è influenza da quello che mi aspettavo e che, purtroppo, non ho trovato.

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Nonostante questo credo che L’amore è una cosa meravigliosa di Han Suyin sia innanzitutto una grande testimonianza di una storia, quello Orientale, che noi Occidentali spesso snobbiano. Ma soprattutto credo sia un’ottima fonte di riflessione su tematiche come le differenze sociali e culturali, l’accettazione dell’altro, il coraggio di amare e di raccontare la propria storia senza riserve. Perché quella contenuta in questo romanzo è una storia vera.

In collaborazione con Sonzogno Editori.

***DISCLAIMER*** Questo non è un post sponsorizzato. Il libro recensito in questo articolo mi è stato inviato gratuitamente. Le opinioni sono frutto della mia onestà intellettuale e della mia soggettiva esperienza di lettura.


4542615L’amore è una cosa meravigliosaHan Suyin
Sonzogno, 384 p.
Formato Kindle           € 9,99
Copertina Flessibile  € 15,30

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