“Un amore” di Dino Buzzati

Eppure, per una di quelle intuizioni dell’animo, apparentemente assurde, che magari al momento non ci si bada ma rimangono dentro, per poi ridestarsi a distanza di mesi e di anni, quando il meccanismo del destino scatterà, Antonio ebbe un presentimento: come se quell’incontro avesse importanza nella sua vita, come se il coincidere rapidissimo degli sguardi avesse stabilito fra loro due un legame che non si sarebbe spezzato mai più, a loro stessa insaputa. Già in passato, più di una volta, aveva constatato la incredibile potenza dell’amore, capace di riannodare, con infinita sagacia e pazienza, attraverso vertiginose catene di apparenti casi, due sottilissimi fili che si erano persi nella confusione della vita, da un capo all’altro del mondo.
Ma poi i giorni, il lavoro, i viaggi, la gente. Antonio non ci aveva pensato più, la conturbante figuretta dimenticata e sepolta nei profondi sotterranei della memoria.

Quando qualcuno di voi mi ha consigliato di leggere questo romanzo – dopo aver visto che avevo adorato Il deserto dei tartari, di cui vi parlai qui – sono corsa a scriverlo nella mia lunghissima lista dei libri da leggere. Dopo un bel po’ di tempo sono riuscita ad acquistarlo (siano fatti santi i saldi nelle librerie) e dopo un altro bel po’ di tempo sono riuscita a leggerlo. Ma devo dire che questa volta l’attesa ne è valsa la pena.

Mezz’ora, un’ora al massimo con lui, un paio di volte alla settimana. Ma il resto? Tutte le ore della giornata e della notte? Dove andava? Chi frequentava? La sua vera vita, speranze, divertimenti, gioie, vanità, amori, era altrove, non nel brevissimo tempo trascorso con Antonio. Laggiù era lei veramente, laggiù era tutto quello ch’egli avrebbe voluto sapere di lei. laggiù era il misterioso affascinante, forse anche turpe e squallido mondo a lui vietato.

Un amore di Dino Buzzati è un romanzo pubblicato nel 1963 dalla Mondadori, profondamente diverso dalla produzione di questo autore spesso sottovalutato. Il libro racconta in prima persona l’esperienza di Antonio Dorigo, un uomo sulla cinquantina che ha l’abitudine di frequentare la casa di appuntamenti della Signora Ermelina, in quanto non è mai stato in grado di instaurare un rapporto vero con una donna. Qui incontra Laide, una diciannovenne ballerina della Scala di Milano, della quale Antonio si innamora perdutamente, facendone addirittura la sua mantenuta, nonostante sia chiaro che la ragazza non provi alcun tipo di sentimento per lui. La ragazza, infatti, riempie Antonio di bugie nel tentativo di sfuggire alla sua morbosa gelosia, il quale è talmente innamorato da non voler guardare in faccia la realtà e da non riuscire a liberarsi da questo sentimento assurdo che tuttavia gli ha riempito la vita. Nel momento, però, in cui Antonio accetta di affrontare Laide e di guardare le cose per quelle che sono, ecco che Buzzati ci offre un gran bel colpo di scena.

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Lui la amava per se stessa, per quello che rappresentava di femmina, di capriccio, di giovinezza, di genuinità popolana, di malizia, di inverecondia, di sfrontatezza, di libertà, di mistero. Era il simbolo di un mondo plebeo, notturno, gaio, vizioso, scelleratamente intrepido e sicuro di sé che fermentava di insaziabile vita intorno alla noia e alla rispettabilità dei borghesi. Era l’ignoto, l’avventura, il fiore dell’antica città spuntato nel cortile di una vecchia casa malfamata fra i ricordi, le leggende, le miserie, i peccati, le ombre e i segreti di Milano. E benché molti non ci avessero camminato sopra, era ancora fresco, gentile e profumato.

Ho amato questo libro per diversi motivi. Innanzitutto per il modo in cui ci viene raccontato come una donna – e l’amore per lei – possano travolgere la vita di un uomo. E non pensate al fatto che Laide sia una prostituta bugiarda che approfitta di Antonio. Per un momento cercate di mettere tutto ciò da parte – come ho fatto io che, lo ammetto, sono sempre pronta a sparare giudizi morali su tutti. Nonostante tutto, Antonio si sente rinato grazie a questa ragazza e finalmente vive, in un modo in cui probabilmente non ha mai fatto. E ciò che noi lettori leggiamo non è solo il racconto di un amore, ma è soprattutto ciò che accade nella sua testa, la sua lotta interiore per la consapevolezza di essere attratto da qualcosa che non fa per lui, la sua paura di essere abbandonato e di tornare al punto di partenza, solo. Nonostante tutto, Laide ha coinvolto Antonio in un’avventura angosciosa e dolce senza precedenti. E per lui, in quel momento della sua vita, in cui si accorge di aver perso solo tempo, questo è impagabile.

Aveva un vestito color lilla di tessuto a grossa trama, teso sul busto, serrato da una cintura in vita, la gonna corta e gonfia. Sorrise, nell’estasi del moto, le sottili labbra socchiuse e piegate in fuori come petali, maliziosamente. Lui seduto la guardava scoraggiato. Come era vera, come era genuina, come era bella. Lui non l’avrebbe mai raggiunta. Lei era fuori, era straniera, apparteneva ad un’umanità diversa, irraggiungibile, era l’incarnazione di… di… della del… maledizione di tutto quello che lui finora non ha avuto finora e idiotamente disprezzava, della follia, delle notti spavalde e condannate, delle cosiddette avventure le quali sono fatte di sussurri nell’angolo proibito, di corridoi di grand hotel, porte che si schiudono senza scricchiolii, parole sommesse sul bordo del letto, quelle trasparenze sessuali, la vorticosa storia che la affascina, la risata, il braccio che cinge alla vita e lei si abbandona, lentamente oh sì, sì, lentamente mentre al di fuori, sul giardino, in completo silenzio, posa la luna.

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Un altro elemento che ho adorato è il modo in cui la città, Milano, con i suoi sobborghi popolari e i suoi scenari grigi, diventa co-protagonista della storia. Milano non ha solo la funzione di cornice, ma è il teatro in cui si consuma questa storia ed è anche l’artefice di Laide e delle sue scelte, del suo destino sbagliato, del suo modo di agire.

Era una di quelle giornate grigie di Milano, però senza la pioggia, con quel cielo incomprensibile che non si capiva se fossero nubi o soltanto nebbia al di là della quale il sole, forse. Oppure semplicemente caligine uscita dai camini, dagli sfiatatoi delle caldaie a nafta, dalle ciminiere delle raffinerie Coloradi, dai camion ruggenti, dalle fogne, dai cumuli di detriti immondi rovesciati sulle aree fabbricabili della periferie, dalla trachea dei milioni e milioni – erano tanti? – assembrati fra cemento, asfalto e rabbia intorno a lui.

Milano, che da tanto a chi, come Antonio, ha tanto, e mette in difficoltà chi, come Laide, ha poco e deve lottare ogni giorno per sopravvivere. In qualche modo Milano giustifica le scelte di Laide, il vendere il suo corpo, il gettarsi via ancora ragazzina, senza provare apparenti rimorsi. E tu lettore, con la tua alta moralità, piano piano arrivi a capire ciò che lei, semplicemente, è.

Te lo sei mai chiesto dove è nata Laide, in che ambiente è cresciuta, fra che gente è vissuta, che educazione ha avuto, chi le ha voluto bene veramente quando era una bambina? […] Hai mai provato a metterti nei suoi panni? Sforza un po’ le meningi. Tu sei una ragazzetta che tira avanti alla meno peggio a colpi di marchette. Tu incontri un uomo già anziano che dice di essersi innamorato di te, uno scapolo, mica ricco ma che guadagna bene. E quest’uomo non ti propone mica di sposarti no, perché questo non starebbe né in cielo né in terra. Le convenienze sociali e balle del genere. Lui ti propone di diventare la sua amante fissa e ti offre uno stipendio. Chiede di comprarti, in poche parole. Tu fai i tuoi calcoli, valuti la convenienza e accetti. Lui ti paga e perché lui ti paga tu devi uscire con lui, andare a spasso con lui, andare in letto con lui. Perché ti paga. Per di più è innamorato sul serio, quindi è geloso, sospettoso, noioso. Ma tu non sei la sua donna, sei soltanto l’amichetta clandestina, la piccola mantenuta. Non sei ammessa in casa sua, non frequenti le case dei suoi amici, lui conduce una vita a parte, nella sua vera vita, quella che conta, tu non ci metti il naso. Resa l’idea? E adesso mi sai dire come tu, ragazza, gli puoi volere veramente bene. […] Tu la comperavi a rate mensili. Lei ti vendeva il corpo tu pretendevi anche l’anima. Lo capisci che per una ragazzina non ci può essere niente di peggio?”

L’ultimo aspetto che mi ha colpito di questo romanzo è il modo in cui questo amore fa crescere Antonio e lo rende consapevole di se stesso, dei suoi errori, del mondo che lo circonda e di ciò che vuole dal futuro.

Antonio è ira, rabbia, odio, eccitazione alla lotta. Un disperato e drammatico vento lo porta. E’ la vita, lui non se ne accorge eppure mai in così brevi ore egli ha vissuto tanto così. Sconfitto, svillaneggiato, ingannato, tradito, eppure vivo, idiota, ingenuo, misero, vile sì ma vivo. Precipitando si dibatte, è la prima volta che si mette a lottare così.

E’ un viaggio lungo duecentosessantadue pagine ma nel quale il lettore viene totalmente coinvolto, anche grazie allo stile narrativo utilizzato da Buzzati. Uno stile narrativo intimo e profondo, che sembra quasi un vomitare parole dall’anima e che ti toglie il fiato se provi a leggere ad alta voce anche solo una pagina. Antonio è sì un uomo maturo, un borghese a cui la vita non ha mai fatto mancare nulla, ma è un uomo che è stato incapace di vivere davvero la sua vita, di costruirsi un futuro, di innamorarsi. E se ne rende conto solo grazie a Laide, all’amore che prova per lei, all’avventura e al dolore nei quali lei lo ha trascinato. Ciò che fa Buzzati è analizzare un sentimento, portarlo ai suoi estremi e alla fine ergerlo a fonte di verità. Ed è proprio nel momento in cui Antonio lascia andare Laide e quel sentimento che gli ha lacerato lo stomaco, che riesce finalmente a vivere.

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Nella notte si guarda intorno. Dio Dio che cos’è quella torre grande e nera che sovrasta? La vecchia torre che gli era sempre rimasta sprofondata nell’animo da quando era ragazzo. Della terribile torre però poco fa, nel turbine, si era completamente dimenticato, la velocità il precipizio gli avevano fatto dimenticare l’esistenza della grande torre inesorabile nera. Come aveva potuto dimenticare una cosa così importante, la più importante di tutte le cose? Adesso era là di nuovo si ergeva terribile e misteriosa come sempre, anzi sembrava alquanto più grande e più vicina. Sì l’amore gli aveva fatto completamente dimenticare che esisteva la morte.

Se qualcuno mi chiedesse, adesso, “qual’è uno dei libri più belli che tu abbia mai letto?”, io direi sicuramente Un amore di Dino Buzzati. Un romanzo che mi ha coinvolta in un modo che non mi aspettavo assolutamente e che mi ha fatto riflettere in un modo nuovo. Inutile dirvi quanto Buzzati adesso mi incuriosisca e di come io voglia continuare a scoprirlo attraverso le sue parole. Ecco perché vi consiglio davvero di leggere questo libro, ricco di verità ma di vita vera. Perché la vita vera è spesso fatta di cose che preferiamo ignorare, ma che esistono per davvero.

Di colpo egli capì che ciò che dicevano, capì il significato del mondo visibile allorché esso ci fa restare superati e diciamo “che bello” e qualcosa di grande entra nell’animo nostro. Tutta la vita era vissuto senza sospettarne la causa. Tanto volte era rimasto in ammirazione dinanzi a un paesaggio, a un monumento, a uno piazza, a uno scorcio di strada, a un giardino, a un interno di chiesa, a una rupe, a un viottolo, a un deserto. Solo adesso, finalmente, si rendeva conto del segreto.
Un segreto molto semplice: l’amore. Tutto ciò che ci affascina nel mondo inanimato, i boschi, le pianure, i fiumi, le montagne, i mari, le valli, le steppe, di più, di più, le città, i palazzi, le pietre, di più, il cielo, i tramonti, le tempeste, di più, la neve, di più, la notte, le stelle, il vento, tutte queste cose, di per sé vuote e indifferenti, si caricano di significato umano perché, senza che noi lo sospettiamo, contengono un presentimento d’amore.


un amoreUn amoreDino Buzzati
Mondadori, 320 p.
Formato Kindle € 6,99
Copertina all’americana € 7,60
Copertina Flessibile € 11,05

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4 pensieri su ““Un amore” di Dino Buzzati

  1. Athenae Noctua ha detto:

    Non lo definirei uno dei libri più belli che abbia mai letto, ma l’ho molto apprezzato anch’io, trovandomi a contastare pareri molto negativi. Io, però, sono molto legata a a Buzzati, alla sua letteratura ingiustamente messa da parte, quindi mi accorgo che il valore più grande di questo autore è la capacità di variare, altro che imitatore di altri scrittori (come è stato detto di lui). In Un Amore dà forse la prova più grande di questa sua capacità, abbandonando il terreno sicuro della fantasia e addentrandosi in un realismo puro, crudo, estremo… e il risultato è eccezionale, scomodo, potente, passionale. Mi unisco dunque al tuo consiglio, sperando che i lettori riescano ad andare oltre i capricci di Laide e arrivino a quel finale portentoso!

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