#citazioni – da “La figlia della fortuna” di Isabel Allende

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La notizia della scoperta dell’oro in Californi arrivò in Cile in agosto. Dapprima a diffondere la voce furono le bocche allucinate di navigatori ubriachi nei bordelli di El Almendral, ma qualche giorno più tardi il capitano della goletta Adelaida annunciò che a San Francisco metà dei suoi marinai aveva disertato.
“C’è oro dappertutto, si raccoglie a palate, si sono viste pepite grandi come arance! Con un minimo d’intraprendenza si può diventare milionari!” raccontò travolto dall’entusiasmo.
Nel gennaio di quell’anno, nelle vicinanze del mulino di un fattore svizzero, sulle rive dell’American River, un tal Marshall aveva trovato nell’acqua una scheggia d’oro. Quel frammento giallo che avrebbe scatenato la follia fu scoperto nove giorni dopo la firma del Trattato di Guadalupe-Hidalgo che decretò la fine della guerra tra Messico e Stati Uniti. Quando si diffuse la notizia, la California non apparteneva più al Messico. Prima che si venisse a sapere che quel territorio poggiava su un tesoro senza fine, nessuno era particolarmente interessato a esso; per gli americani era una regione di indiani e i pionieri preferivano conquistare l’Oregon, dove erano convinti che l’agricoltura desse frutti migliori. Il Messico lo considerava un covo di ladri e durante la guerra non si degnò si inviare le truppe per difenderlo. Poco tempo dopo Sam Brannan, editore di un giornale e predicatore mormone incaricato di diffondere la fede, percorreva le strade di San Francisco divulgando la buona nuova. Probabilmente non gli avrebbero creduto vista la sua reputazione piuttosto discutibile – girava voce che avesse fatto cattivo uso del denaro di Dio e che quando la Chiesa mormone aveva preteso la restituzione avesse replicato che l’avrebbe reso… in cambio di una ricevuta firmata da Dio -, se le sue parole non fossero state avvallate da una boccetta piena di polvere d’oro, che passò di mano in mano mandando in visibilio la gente. Al grido all’oro! all’oro! tre uomini su quattro abbandonarono tutto e partirono per i giacimenti auriferi. Dovettero chiudere l’unica scuola perché non rimasero nemmeno i bambini. In Cile la notizia produsse lo stesso impatto. Il salario medio era di venti centavos al giorno e i giornali annunciavano che finalmente era stata scoperta El Dorado, la città sognata dai conquistatori, le cui strade erano pavimentate col prezioso metallo: “La ricchezza delle miniere è come quella dei racconti di Simbad o della lampada di Aladino; senza tema di esagerare si valuta che il guadagno giornaliero sia di un’oncia di oro puro,” scrivevano i giornali e aggiungevano che ce n’era a sufficienza per arricchire migliaia di uomini per decenni. Il fuoco dell’avidità divampò immediatamente tra i cileni, che avevano anime da minatori, e il mese successivo iniziò la corsa verso la California. Inoltre si trovavano a metà strada rispetto a qualsiasi altro avventuriero che dovesse solcare l’Atlantico. Ci volevano tre mesi dall’Europa a Valparaìso e altri due per arrivare il California. La distanza tra Valparaìso e San Francisco non raggiungeva le settemila miglia, mentre dalla costa est del Nord America, passando per Capo Horn, erano quasi ventimila. E questo, come calcolo Joaquìn Andieta, era un notevole vantaggio per i cileni, visto che i primi ad arrivare avrebbero preteso i filoni migliori.
[…] Per Joaquìn la California rappresentava l’unica possibilità di lasciarsi alle spalle la miseria, di portare via sua madre da quella casa e di curarle i polmoni malati; di piazzarsi davanti a Jeremy Sommers a testa alta e con le tasche traboccanti a chiedere la mano di Eliza. Oro… oro a portata di mano… Poteva vedere sacchi del metallo in polvere, le ceste di pepite enormi, le banconote in tasca, il palazzo che si sarebbe fatto costruire, più solido e con più marmi del Club dell’Unione, per mettere a tacere i parenti che avevano umiliato sua madre. Si vedeva anche uscire dalla chiesa della Matriz al braccio di Eliza Sommers, gli sposi più felici del pianeta. Era solo questione di rischiare. Che futuro gli offriva il Cile?

tratto da La figlia della fortuna di Isabel Allende


LA FIGLIA DELLA FORTUNA - Isabel Allende

La figlia della fortuna – Isabel Allende
Feltrinelli, 333 p.
Copertina Flessibile € 7,23

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