#citazioni – da “Intervista con la storia” di Oriana Fallaci

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[…] Sconsolato concludi che a dare una svolta anziché un’altra son pochi, a farci prendere una strada anziché un’altra son pochi, a partorire le idee, le scoperte, le rivoluzioni, le guerre, a uccidere i tiranni son pochi. Ancor più sconsolato ti chiedi come siano quei pochi: più intelligenti di noi, più forti di noi, più illuminati di no, più intraprendenti di noi? Oppure individui come noi, né meglio né peggio di noi, creature qualsiasi che non meritano la nostra collera, la nostra ammirazione, la nostra invidia?
La domanda si estende al passato, anzi a un passato remoto di cui conosciamo solo quel che ci hanno imposto affinché ubbidienti lo imparassimo a scuola. Chi ci assicura che a scuola non ci abbiano insegnato menzogne? Chi ci fornisce prove indiscutibili sulla buona fede di Serse, di Giulio Cesare, di Spartaco? Sappiamo tutto sulle loro battaglie e nulla sulla loro dimensione umana, sulle loro debolezze e sulle loro menzogne, sui loro scricchiolii intellettuali e morali. Non abbiamo un documento da cui ci risulti che Vercingetorige fosse una carogna. Ignoriamo perfino se Gesù Cristo fosse alto o basso, bruno o biondo, colto o sempliciotto, se andasse a letto o no con Maria Maddalena, se dicesse davvero le cose che affermano San Luca, San Matteo, San Marco, San Giovanni. Ah, se qualcuno lo avesse intervistato con un magnetofono per fermarne la voce, le idee, le parole! Ah, se qualcuno avesse stenografato ciò che Giovanna d’Arco dichiarò al processo e prima di salire sul rogo! Ah, se qualcuno avesse interrogato con una macchina da presa Cromwell e Napoleone! Io non mi fido delle cronache tramandate a orecchio, dei resoconti stesi troppo tardi e senza facoltà di prova. La storia di ieri è un romanzo pieno di fatti che non posso controllare, di giudizi che non posso contestare.
La storia d’oggi no. Perché la storia d’oggi si scrive nell’attimo stesso del suo divenire. La si può fotografare, filmare, incidere sul nastro come le interviste coi pochi che controllano il mondo o ne mutano il corso. La si può diffondere subito: attraverso la stampa, la radio, la televisione. La si può interpretare, discutere a caldo. Io amo il giornalismo per questo. Temo il giornalismo per questo. Quale altro mestiere ti permette di scriver la storia nell’attimo stesso del suo divenire e anche d’esserne il testimone diretto? Il giornalismo è un privilegio straordinario e terribile. Non a caso, se ne sei consapevole, ti consuma in cento complessi di inadeguatezza. Non a caso, quando mi trovo a vivere un avvenimento o un incontro importante, mi prende come un’angoscia, una paura di non avere abbastanza occhi e abbastanza orecchi e abbastanza cervello per guardare e ascoltare e capire come un tarlo infilato nel legno della storia. Non esagero, sai, quando dico che su ogni esperienza professionale lascio brandelli d’anima. E non m’è facile dirmi: suvvia non c’è bisogno d’essere Erodoto, per male che vada porterai un sassolino utile a comporre il mosaico, darai informazioni utili a far pensare la gente. E se sbagli, pazienza.

tratto da Intervista con la storia di Oriana Fallaci


Intervista con la storia – Oriana Fallaci51GuDBmEoUL
BUR, 892 p.
Formato Kindle € 7,99
Copertina Rigida € 4,90
Copertina Flessibile € 12,33

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