“E nemmeno un rimpianto” di Roberto Cotroneo

IMG_4535

Ciò che andrò a raccontare, per quanto a una prima impressione possa sembrare vertiginoso nonché verosimile, è una realtà che nessuno può smentire. Ma credo sia meglio che io racconti questa storia dall’inizio. Partendo dalla casa in via Salaria.

Devo ammetterlo. Questa volta ho fatto un errore: ho acquistato questo libro presa da un impulso che mi ha impedito di informarmi sulla sua trama. E’ successo questo: ho letto una citazione tratta da questo libro, me ne sono innamorata, l’ho aggiunto nel mio carrello di Amazon e alla fine mi sono fatta un autoregalo estivo. Non sapevo, dunque, cosa aspettarmi, né di cosa avrei letto e tantomeno se l’argomento di fatto mi interessava. Ora che l’ho letto devo dire che sono un po’ confusa riguardo alla mia opinione. E ora vi spiego perché.

Pensavo che il jazz di Chet è così. Non è vorticoso: ondeggia lento, rotola senza una ragione, eppure non smetti di ascoltarlo; ti rapisce come ti rapiscono tutte le cose che ti lasciano sospeso. Sospeso come me, seduto tra due colonne di granito, dentro la stazione Termini ad aspettare un treno. Perché una donna mi aveva detto che Chet era in Italia, e mi aveva detto esattamente dove era. Chet aveva suonato più volte in un paese del Sud che si chiama Giurdignano, al Nostra Signora dei Turchi, un locale amato da molti musicisti jazz, in primis Paolo Conte. Forse non era vero, però era un buon modo per partire.

E nemmeno un rimpianto di Roberto Cotroneo è un romanzo pubblicato nel 2011. Racconta la storia di un uomo – giornalista e scrittore – il quale nel 2006 riceve una telefonata in cui gli viene detto che Chet Baker, il famoso jazzista americano morto ad Amsterdam nel 1988, in realtà sarebbe vivo e vivrebbe in un paese del Sud d’Italia. Inizia da qui la ricerca della verità da parte del protagonista, lungo la quale viene affiancato da Nathalie, una donna che conobbe Chet nella sua gioventù, quando era un ribelle vittima della droga, la quale lo inizierà all’insegnamento del filosofo armeno Georges Ivanovic Gurdjieff, insegnamento che gli cambierà la vita e lo inizio ad un percorso di resurrezione dalla droga.

Possibile che fosse ancora vivo? E che la sua morte fosse stata una messa in scena? Proprio vivo,  e in Italia, e capace di passeggiare, di tanto in tanto, per un reticolo di paesi del Sud senza essere riconosciuto? Un vecchio, con una ragnatela di rughe sul viso simili a un insieme di tracce, di strade da percorrere? Vivo, con un accento straniero, ma fisicamente irriconoscibile, e senza che nessuno gli abbia mai visto una tromba per le mani?

Partiamo con gli elementi negativi. Innanzitutto vi dico che io non sono un’amante del jazz né un’esperta di jazz e jazzisti. Va da sé che sono abbastanza ignorante in materia e quindi posso non aver colto tanti aspetti dell’analisi che fa lo scrittore dei brani di Baker, delle note, dei cambiamenti della sua musica. Parlerei, quindi, direttamente della trama, che io ho trovato molto (ma veramente molto) inverosimile. Praticamente qui ci viene raccontato che un musicista, morto vent’anni prima, in realtà avrebbe architettato la sua morte per poter vivere una nuova vita grazie agli insegnamenti di un mistico/filosofo. A me tutto questo è sembrato molto strano. Il romanzo viaggia su due binari, quello della realtà concreta e quello dell’immaginazione, i quali continuano a scontrarsi e a intrecciarsi, confondendo continuamente le carte in tavole. Questa tipologia di narrazione mi ha lasciata abbastanza perplessa. Fin dove arriva la verità? E dove inizia, invece, la fantasia? Non lo so, magari questa perplessità è colpa mia, nel senso che è dovuta al fatto di non conoscere questo musicista e la sua storia. Mi sbaglio?

Eppure quel primo giorno che lo vidi il suo sguardo era più dolce; come se tutta la dolcezza di quella voce e di quella musica, tutta quella lentezza e bellezza che lui aveva dispensato al mondo, senza mai rinunciare ad avvelenarsi, senza mai rinunciare a soccombere di fronte alla sua inquietudine, fossero torna a salvarlo. Come una riconoscenza della musica di Chet Baker verso quel pover’uomo di Chet Baker.

Parliamo ora degli elementi positivi. Roberto Cotroneo scrive veramente bene. E questo proprio non me l’aspettavo, per il semplice fatto che prima d’ora non conoscevo quest’autore. Cotroneo ha una penna evocativa e leggera, sa toccare i punti giusti dell’anima e riesce non solo a farti vedere le cose in una prospettiva che forse prima non avevi mai considerato, ma anche ha spiegare cose e situazioni che non conosci e che credevi di non riuscire a comprendere. Ecco, dunque, perché almeno per quest’aspetto questo libro è una rivelazione. Inutile dire che ho segnato tutti i romanzi di quest’autore e sto meditando di leggerli piano piano.

Il passato è immobile solo per gli spiriti semplici, e per chi ne ha paura. Per il resto il passato muta e si riscrive di continuo. E le nostre vite cambiano proprio per questo. E il tempo passato non è fermo, non è dato, non è qualcosa di accaduto, qualcosa di sicuro; il passato non è una risposta certa a un presente in continuo movimento, ma un magma inafferrabile, come un terremoto, un’inquietudine che staziona a centinaia di metri sottoterra e si annuncia con piccole intermittenze, scosse della coscienza che cambiano le cose, spostano gli oggetti della nostra mente, e talvolta sembra li disperdano.

Detto questo, come sempre aspetto le vostre opinioni al riguardo, perché mi piacerebbe capire meglio questo romanzo, com’è nato e con che chiave di lettura posso cercare di comprenderlo.

“Io sono troppo vecchio per suonare ancora. Non si scherza con la musica. Però se me lo chiedi anche tu, e me lo hanno chiesto in molti, e mi chiedi dei miei rimpianti, delle mie nostalgie, e soprattutto delle malinconie io ti rispondo in un solo modo. Ho suonato per tutta una vita. Per me suonare era come camminare. La cosa più naturale possibile. Mi sono seduto davanti a un mare che sento addosso anche quando non lo vedo, un mare che vorrei continuare a sognare per tutte le notti che mi rimangono manco. E te lo posso dire. Tutto ha avuto un senso e tutto era necessario. E no, non ho nemmeno un rimpianto…


41s4-ghE1jL._SX317_BO1,204,203,200_

E nemmeno un rimpianto – Roberto Cotroneo
Mondadori, 176 p.
Formato Kindle € 8,99
Copertina Rigida € 15,30

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...