Di malinconie estive che durano tutto l’anno.

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Vi parlavo di luglio come di un mese un po’ pieno di malinconie. Niente di grave. Solo il solito dolore al petto che ti prende ogni volta che ti accorgi di essere sempre  quella che manca alle riunioni familiari e agli eventi come battesimi-compleanni-feste varie. Quel tipo di malinconia che, mi dicono, finirà con l’affievolirsi ma non passerà mai per davvero. Vi lascio immaginare quanto mi rallegri questa prospettiva.

In realtà sono quel tipo di malinconie che durano tutta l’anno e che ti colpiscono quando meno te l’aspetti, quando tutto sembra andare bene e quando pensi di essere serena – e forse azzarderesti anche a dire “felice”. Ma vuoi mettere l’intensità con cui ti colpiscono in estate? Quando tu sei qui a sudare e a lavorare con turni che sembrano interminabili e nonostante tutto sei grata di avercelo un lavoro, ma poi apri Facebook e Whatsapp e ti arrivano scatti di acque cristalline, tua nonna che ti manda un bacio, il gelato di tuo cugino, i parenti lontani che tornano a casa per le ferie e tutta la tua positività – che non fa parte di te ma che cerchi disperatamente per cercare di sentirla veramente tua questa vita – va a farsi fottere.

Ecco, allora, ultimamente succede questo. Cammino per una città che non mi appartiene – e che, ad essere onesta, non so se mai mi apparterrà – e penso ai luoghi in cui sono cresciuta. Non ci sono tegole sui tetti, ma bianche e ampie terrazze in cui la tramontana balla al chiaro di luna. Non ci sono antenne a disturbare l’orizzonte, ma un mare sconfinato e muretti a secco che incorniciano un tripudio di fiori selvatici. Passeggio per una spiaggia che non sento mia – pur sentendomi a casa, io, quando sono al mare – e penso alla sabbia di casa mia. Fina e leggera come polvere di stelle, talmente bianca da farci risplendere il sole. Ripenso a quando estate significava tante cose. Talmente tante e tutte insieme, da non farci neanche caso. Il caldo interminabile, la frutta fresca coltivata da mio nonno, le lenzuola che si asciugano al vento di maestrale, le feste di paese e il profumo della copeta appena fatta che riempie l’aria, la salsedine che ti si attacca alla pelle, i tuffi al volo prima di pranzo, le passeggiate in campagna cantando canzoni improbabili, le notti a ballare in discoteca fino all’alba, i bagni al tramonto, le punture di zanzara che ti tormentano nel sonno, il naso rosso, il vento tra i capelli, i bracciali della fortuna da cambiare con le amiche, il tagadà, i pranzi da nonna con patatine fritte e petto di pollo impanato, il canto delle cicale che ti riempie le orecchie, i tuffi nelle onde, il bikini sempre addosso, la crepes alla nutella prima di tornare a casa, la notte di San Lorenzo col naso all’insù per cercare le stelle cadenti, la sensazione – potente – di avere tutta la vita davanti e di poter fare qualunque cosa e di poter essere qualsiasi persona. Oggi, invece, mi ritrovo in un’altra pelle. Ed è una pelle che a volte stento a  riconoscere, mentre altre mi sembra sempre la stessa. Come se, arrivata a questo punto, non ce ne potesse essere una diversa.

Estate dopo estate mi accorgo, improvvisamente, di quanti anni sono passati, di tutte le cose che sono cambiate, di tutte le scelte che ho fatto e che mi hanno portato qui, in questa vita, che ho scelto come unica alternativa possibile e lontana da quelle estati che sono pezzi della mia carne ma che ora mi sono sfuggiti tra le mani.

Anche quest’anno è stata un’estate vuota, un’estate a intermittenza, un’estate fatta di attese di quei pochi e risicati giorni che trascorrerò a casa e che mi ripagheranno, forse, almeno un po’ di tutto quello che, fino ad ora, mi sono persa.

Questa sera si parte per il Salento e io sono felice, ma anche già un po’ triste. Perché tre giorni sono pochi, perché – come sempre – devo dividermi tra due famiglie, perché le cose che vorrei fare sono sempre troppe rispetto al tempo che questa vita mi concede.

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3 pensieri su “Di malinconie estive che durano tutto l’anno.

  1. wwayne ha detto:

    L’elenco di cose che rendevano speciale la tua Estate è davvero bellissimo, e anche a me ha fatto tornare in mente tanti ricordi.
    Mi sono identificato con ciò che scrivi anche perché pure io vivo in una regione (la Toscana) e lavoro in un’altra (la Liguria): tra l’altro le due regioni sono collegate male a livello ferroviario, e quindi per andare da casa mia a dove lavoro ci vogliono 5 ore di treno. Ma come hai detto tu, il punto non è la distanza: il punto è venire scollegati da tutte le persone e le piccole e grandi cose che ti fanno sentire legato/a alla tua terra.
    Adesso che sono in ferie questi legami sto cercando di riscoprirli: ad esempio, il mese scorso ho rivisto più volte alcuni amici che durante l’anno, un po’ per la mia lontananza e un po’ per i loro impegni, sono stato costretto a trascurare.
    Tra l’altro quando usciamo non andiamo in discoteca, ma in una balera. So che in altre parti d’Italia le balere sono frequentate quasi esclusivamente da persone anziane, ma in Toscana non è così: al contrario, qui molti giovani (me compreso) la preferiscono alla discoteca, perché non ci sono code da fare, non devi pagare l’ingresso e soprattutto non ci sono tutti gli squallori tipici della discoteca (uno su tutti la droga).
    A differenza dei miei amici sono completamente inesperto di ballo, quindi a queste serate ci vado soprattutto per il post – balera, quando andiamo in un pub e cominciamo a chiacchierare fino a notte fonda. L’ultima volta abbiamo fatto addirittura le 3: il pub chiudeva prima, ma noi ci siamo spostati sulle panchine fuori e abbiamo continuato la serata lo stesso. Sarebbe valsa la pena di farmi le 5 ore di treno solo per passare una serata come quella! 🙂

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