TORNARE CON DEI PEZZI TRA LE MANI

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Vi ho lasciati, qualche giorno fa, con una sfilza di parole e di pensieri raccolti in un post pre-partenza. Ora sono sola, in casa, al buio, con una sfilza di panni da lavare e varie cose da mettere via in dispensa. In tutto questo il tempo lascia alquanto a desiderare. Ora, per esempio, sta tuonando e un vento improvviso sta per spazzare via l’ombrellone che ho in giardino. Avrei anche dei panni da stirare, ma sono lì a vegetare nella vaschetta gialla e onestamente non so se rimarranno lì fino a domani – o magari anche di più.

Il fatto è questo. Sono stata a casa per qualche giorno e quando è arrivato il momento di salutare mio padre, una volta rientrata in macchina, ho avuto una specie di crisi di pianto. Come se tutto il dispiacere per non essere lì con loro a condividere la vita mi sia crollato addosso, in quel momento, con quel bacio. Vai a capire poi perché una reazione del genere proprio con mio padre, la persona con la quale ho litigato di più nella mia vita (ovviamente per motivi stupidissimi e fino a che non ho conosciuto Antonio). Sarà che nei suoi occhi ho letto il dispiacere di lasciarmi andare via, quel dispiacere che dalla sua bocca non è mai uscito fuori. E la cosa curiosa è che stato sempre lui a spingermi ad andare via, a stare sola, a fare esperienza, ad essere indipendente, a imparare. Ma i figli sono figli, e così come io soffro ogni volta che parto, posso solo immaginare cosa possa provare lui, da genitore. E questo non vuol dire non essere felici per quello che stiamo cercando di costruire qui, ma vuol dire sentire la mancanza di qualcuno così come si sente la testa attaccata al collo in ogni momento della giornata, con quella potenza e quella pesantezza, come una cosa indispensabile senza la quale sopravvivere è impossibile.

Continuo a dirmi – da diverso tempo ormai – che non ha senso chiedermi se sto facendo le scelte giuste, perché ho capito che la vita è un mix di cose che ti capitano e basta, cose che tu puoi scegliere solo fino a un certo punto. Il resto non puoi fare altro che viverle. Della serie, prendiamo quello che viene. E in fondo va bene così. Lo so e l’ho sempre saputo. E’ solo che ogni tanto me ne dimentico e i miei occhi hanno messo in scena la loro parte peggiore.

Ora devo solo fare la stessa cosa che faccio ogni maledetta volta: prendere i pezzi che mi ritrovo tra le mani e rimetterli a posto, uno per volta. So che domani andrà meglio.

Nel frattempo ho acceso la luce, i panni sono ancora nella vaschetta gialla in attesa di essere stirati e ha iniziato a grandinare.

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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Chiara Nicolazzo ha detto:

    Mi fa piacere! Io, invece, dopo due lutti inaspettati e troppo vicini l’uno all’altro, sono entrata un po’ in crisi. Diciamo che non ne sono ancora uscita, semplicemente perché certi dolori non passano mai. Ma va bene cosi. Basta fare un passo alla volta. Grazie mille per il tuo commento!

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  2. wwayne ha detto:

    Purtroppo abbiamo in comune anche la crisi di ispirazione: ci convivo da Marzo 2015, ed è per questo che da allora pubblico soltanto un post al mese. Talvolta ho rischiato di non pubblicare neanche quello, perché ero arrivato agli ultimi giorni del mese e ancora non avevo la più pallida idea di che cosa scrivere. Poi quest’Estate la situazione è un po’ migliorata, infatti ho già in cantiere 2 post pronti per la pubblicazione. A presto! 🙂

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  3. Chiara Nicolazzo ha detto:

    In realtà l’ho sempre fatto, solo ultimamente avevo un pó “lasciato perdere”. Diciamo che non avevo l’ispirazione. Ma recentemente è tornata. Mettiamola così.

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  4. wwayne ha detto:

    I blog si dividono essenzialmente in due categorie: i blog di recensioni (come il mio e il tuo) e i blog “storytelling”, quelli i cui gestori raccontano in ogni post un differente episodio più o meno recente della loro vita. Apprezzo moltissimo questo secondo tipo di blog, quindi puoi immaginare con quanto piacere io abbia letto questo tuo post tipicamente storytelling.
    Tra l’altro ti dirò che anch’io ultimamente mi sono avvicinato a questo modo di fare blogging: il mio post di Maggio era smaccatamente storytelling, e lo sarà anche il post di Settembre.
    Riguardo al contenuto del tuo post, ho l’impressione che tu sia una persona riservata (tratto caratteriale che abbiamo decisamente in comune), quindi immagino che non sia stata una scelta facile per te aprirti in questo modo. Anche se difficile, te lo assicuro, è stata una scelta vincente, perché questo post è veramente adorabile. E mi farebbe piacere se tu continuassi su questa strada, alternando recensioni e storytelling come ho fatto io negli ultimi mesi.

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