#gdli100libri ventottesimo libro: “Il Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov

Ho tenuto fede al proposito che mi ero posta in questo nuovo settembre e ho continuato in solitaria l’avventura con il gruppo di lettura I 100 libri di Dorfles. Ricordate questo post? Ecco. Ho deciso di leggere questo romanzo e ho perseverato anche quando sembrava troppo incomprensibile e troppo lungo e troppo inverosimile. Che dire? Ne è valsa la pena.

Nell’ora di un afoso tramonto primaverile comparvero ai Patriarsie prudy due cittadini. Il primo, vicino ai quarant’anni, vestito di un completo estivo grigio chiaro, era piccolo di statura, bruno, ben nutrito, calvo e teneva in mano la sua elegante lobbietta, ma sul suo viso, accuratamente rasato, non mancava un paio di occhiali di grandezza sovrannaturale, con una montatura di corno nera. Il secondo, un giovane arruffato, largo di spalle, con i capelli rossicci e un berretto a quadretti di sghembo sulla nuca, aveva una camicia a scacchi, una cowboyka, pantaloni bianchi gualciti e scarpe nere leggere. 

Inizia così il romanzo Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov, grande classico della letteratura russa, pubblicato postumo tra il 1966 e il 1967, lasciandosi alle spalle una storia editoriale  segnata dalla censura. La trama è sicuramente molto diversa da quello che sono abituata a leggere, perché il grande protagonista – o, se si preferisce, co-protagonista – di questa storia è il diavolo. La narrazione si divide in due piani narrativi ben distinti, i quali tuttavia si intrecciano costantemente lungo tutto il romanzo: nel primo siamo a Mosca negli anni Trenta del Novecento, dove si susseguono diversi episodi strani collegati a Satana, il quale si presenta con le sembianze di Woland, e facciamo la conoscenza di un personaggio che si fa chiamare Maestro e della sua amata, Margherita; nel secondo siamo nella Gerusalemme al tempo di Ponzio Pilato, dove assistiamo al processo a Gesù ad opera del procuratore romano e alla sua crocifissione. Bulgakov ci racconta le persecuzioni politiche subite dal Maestro a causa del suo romanzo su Ponzio Pilato – i cui capitoli vengono direttamente riportati nel romanzo, facendo così spostare il lettore sul secondo piano narrativo – e del suo amore per Margherita Nikolaevna, la quale scende a patti direttamente con Satana per far sì che il suo innamorato – chiuso in una clinica psichiatrica dopo l’incontro con il diavolo – torni da lei.

“Ma, insomma, chi è?” domandò Ivan, stringendo i pugni per l’eccitazione.
L’ospite guardò intensamente Ivan e rispose con una domanda:
“Non precipiterà nell’angoscia? Siamo tutte persone instabili qui… Non si dovrà chiamare il medico, non ci saranno iniezioni, e altri scompigli?”.
“No!No!” lo rassicurò Ivan. “Mi dica, chi è?”
“E va bene,” rispose l’ospite, e in tono autorevole, scandendo ogni parola, soggiunse: “Ieri, al Patriarsie prudy, lei si è incontrato con Satana”.

Devo ammettere che questo romanzo, nonostante sia molto diverso da ciò che leggo abitualmente, non mi è dispiaciuto – anche se dopo un po’ l’ho trovato veramente troppo lungo. Ma partiamo da quelli che, secondo me, sono gli aspetti positivi di questo libro. Innanzitutto l’idea di leggere un romanzo su Satana mi ha molto incuriosita sin dall’inizio. Mi ha, infatti, affascinata molto  il personaggio di Woland stesso, il quale quasi gioca a fare il tentatore, a mettere alla prova le persone che trova sul suo cammino e, attraverso di loro, a prendersi gioco di tutti quei difetti del mondo sovietico che lo stesso Bulgakov non amava particolarmente, criticandoli e mettendoli quasi in ridicolo. E proprio questo binomio Woland – Bulgakov l’ho trovato un espediente narrativo azzeccato per permettere allo scrittore di dare voce ai propri pensieri. Allo stesso modo, il Maestro altro non rappresenta se non l’idea che ha Bulgakov dello scrittore – e in fondo di se stesso: lo scrittore che scrive cercando la verità – diventando strumento di questa ricerca – e che è costretto a piegarsi di fonte alla censura, dalla quale non può scappare. Un altro elemento che mi è piaciuto è il fatto di avere a che fare con tantissimi personaggi, tutti diversi, ma i cui destini si incrociano in maniera perfetta, tessendo una trama complicata ma solida. Ultimo elemento che mi sento di evidenziare e che io ho adorato, è la presenza di quei stralci in cui si racconta di Ponzio Pilato e del processo a Gesù, capaci di portare il lettore indietro nel tempo. Lì dove tutto è iniziato, Bulgakov ci regala l’opportunità di guardare una delle storie più raccontate della storia da un’altra prospettiva, quella di Ponzio Pilato, simbolo della giustizia, il quale qui intuisce la grandezza e la bontà del messaggio di Gesù e cerca, alla fine, di salvarlo dal suo destino.

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Margherita, immobile per la paura, cercava di distinguere i particolari di quello che accadeva tra le ombre infide delle candele. Il suo sguardo fu attirato dal letto, sul quale era seduto colui che solo pochissimo tempo prima il povero Ivan, ai Patriarsie, aveva tentato di convincere della non esistenza del diavolo. Il non esistente era seduto sul letto.
Due occhi fissarono Margherita in viso. L’occhio dentro, con una scintilla dorata sul fondo, sarebbe stato capace di trafiggere chiunque fino in fondo all’anima, l’occhio sinistro, vuoto e nero, era come una stretta cruna, l’accesso al pozzo senza fondo d’ogni tenera e ombra. Il volto di Woland era obliquo, l’angolo destro della bocca era piegato verso il basso, sulla fronte alta e senza capelli erano incise profonde rughe parallele alle sopracciglia appuntite. Era come se la pelle del viso di Woland fosse stata bruciata al sole per sempre.
Woland si era comodamente lasciato andare sul letto, indossava una lunga camicia da notte sporca e rammendata sulla spalla sinistra. Teneva una gamba nuda ripiegata sotto di sé, l’altra distesa sulla panchetta. Il ginocchio di questa gamba scura veniva spalmato da Hella con l’unguento fumante.
Margherita vide anche, sul petto scoperto e glabro di Woland, uno scarabeo di pietra scura squisitamente cesellato, appeso a una catenella d’oro, e con delle iscrizioni sul dorso. Accanto a Woland, sul letto, appoggiato a un pesante sostegno, c’era uno strano globo terrestre, che sembrava vivo e illuminato, su un solo lato, dal sole.

E ora passiamo agli elementi che non mi hanno convinta e che mi faranno riflettere bene prima di consigliare questo romanzo a qualcuno (non perché, ovviamente, questo sia per me un libro brutto, ma perché l’ho trovato “complicato” e credo debba essere letto solo da chi è ben cosciente a cosa va incontro e da chi ha voglia di lanciarsi in una lettura in cui bisogna essere presente a se stessi al cento per cento). Innanzitutto la lunghezza. Come dicevo poco fa, i tantissimi personaggi e la trama complicata e lunga – seppur costruita magistralmente – possono destabilizzare un po’ il lettore, soprattutto quando si ha a che fare con nomi russi che io, personalmente, non riesco mai a ricordare e che distinguo poco gli uni dagli altri. Inoltre, l’intreccio di due livelli narrativi che si richiamano continuamente in maniera sottile, a volte può rendere difficile la lettura e la stessa comprensione del romanzo. In questo io sono stata molto aiutata dalle note presenti nel romanzo, le quali mi hanno permesso di scovare i vari richiami disseminati qua e là da Bulgakov – anche qui in maniera magistrale. Infine, la mia difficoltà più grande quando leggo autori russi in genere (mi riferisco, dunque, anche alle mie esperienze con Lev Tolstoj, Boris Pasternak e Fedor Dostoevskij) è avere a che fare con una società – quella russa – che non conosco per niente e del quale ignoro molte sfaccettature.

Dopo aver pianto, Margherita prese i quaderni intatti e trovò il punto che stava rileggendo prima dell’incontro con Azazello, sotto le mura del Cremlino. Non aveva sonno. Accarezzava teneramente il manoscritto, come si accarezza un gatto che si ama, e lo rigirava tra le mani, guardandolo da tutti i lati, fermandosi sulla pagina del titolo, o aprendo quella della fine. All’improvviso fu assalita dall’orribile pensiero che tutto fosse una stregoneria, che adesso i quaderni sarebbero scomparsi, e che lei si sarebbe risvegliata nella camera da letto della palazzina e che non le sarebbe rimasto altro da fare che andare ad annegarsi. Mae era solo l’ultimo pensiero terribile, l’eco delle lunghe sofferenze che la sua vita aveva attraversato. Niente scompariva, l’onnipotente Woland era davvero onnipotente e Margherita avrebbe potuto, almeno fino all’alba, far frusciare, quanto voleva, i fogli dei quaderni, contemplarli, e baciare e rileggere le parole:
“Le tenebre arrivate dal Mar Mediterraneo coprirono la città che il procuratore detestava…”. Sì, le tenebre…

Tutto ciò per dirvi che di certo Il Maestro e Margherita non è un romanzo di facile lettura, ma è uno di quei libri che, uno volta terminati, ti ripagano di tutti gli sforzi che hai fatto per entrarci dentro e andare al di là delle parole.

Così parlava Margherita mentre camminava con il Maestro verso la loro casa eterna, e al Maestro pareva che le parole di Margherita scorressero come il ruscello che sussurrava alle loro spalle. La memoria del Maestro, irrequieta, trafitta di aghi, cominciò ad acquietarsi. Qualcuno liberava il Maestro come il Maestro aveva liberato l’eroe da lui creato. Quell’eroe era sparito nell’abisso, se n’era andato senza ritorno, perdonato nella notte tra il sabato e la domenica, il figlio del re astrologo, il crudele quinto procuratore della Giudea, il cavaliere Ponzio Pilato.

Lasciandoci alle spalle settembre, ho deciso che la prossima lettura – che credo occuperà tutto il mese di ottobre – per il gruppo lettura I 100 libri di Dorfles sarà Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne, storia che ho sempre amato e libro che ho riesumato dalla libreria di mia madre, in una edizione vecchissima, tanto da avere il prezzo in lire. Vi ricordo ancora una volta che chiunque di voi voglia partecipare sarà il benvenuto! Scrivetemi qui sotto e potremo commentare insieme il libro in fase di lettura sotto le fotografie che pubblicherò sul mio profilo Instagram! Vi aspetto!


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Casa editrice: Feltrinelli
Lunghezza: 552 p.  
Formato Kindle: € 1,49
Copertina Flessibile: € 8,08
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5 pensieri su “#gdli100libri ventottesimo libro: “Il Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov

  1. Caffè Doppio ha detto:

    Molto interessante!
    Io sono molto indietro sulla letteratura russa (per farti capire, devo ancora leggere Anna Karenina).
    Molto apprezzabile e sicuramente di estrema soddisfazione per te, leggere e non arrendersi, anche di fronte a trame intricati, stili che non sono “nostri” e diversi.
    A me questa recensione ha incuriosito davvero molto, e ti ringrazio!

    Buona giornata,

    Ale

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