Autori Emergenti: gli ultimi libri che ho letto – pt.1

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E’ un pò che non vi parlo di autori emergenti. Perché? Dopo questo video ho riflettuto tanto e anche grazie ai vostri commenti e alle vostre esperienze, mi sembrava di aver capito come organizzare questa cosa (quali libri scegliere, come e se parlarvene, in che modo interagire con gli autori, ecc). Come al solito voglio essere onesta con voi e quindi vi dico che purtroppo, dopo un primo – ma breve – momento positivo, sono tornate le situazioni antipatiche che mi avevano spinta a riflettere su questo argomento. Sono stanca di essere presa in giro e di essere utilizzata come “strumento” per avere pubblicità gratuita indipendentemente dalle mie opinioni e per questo motivo ho deciso che la mia esperienza con gli autori emergenti termina qui. Porterò solo avanti le collaborazioni con quegli autori con cui sono già in contatto, che hanno altri progetti in cantiere, e con i quali si è instaurato un dialogo costruttivo e rispettoso.  Mi sembra comunque giusto onorare gli impegni presi ed eccomi allora qui a raccontarvi di tre degli ultimi sei libri di autori emergenti che ho letto.

#1. Il Cammino Di Santiago di Marco Rispoli
In questo libro l’autore ci racconta la sua esperienza lungo il Cammino di Santiago di Compostela, un percorso di 800 chilometri che parte dalla Francia e termina in Spagna, presso il santuario di Santiago di Compostela, e che i pellegrini compiono fin dal Medioevo. Marco ha deciso di compiere questo percorso afflitto da problemi personali, convinto che quella fosse la giusta strada per scoprire, dentro di sé, la verità ed avere le risposte che cercava.
Ho letto questo libro veramente in pochissimo tempo (considerate che sono solo 120 pagine) e nonostante fossi stata da subito affascinata da tutto il discorso sul pellegrinaggio religioso, sono rimasta delusa dal modo in cui è stato raccontato. L’ho trovato, come dire, frettoloso. Mi aspettavo qualcosa di rivelatore e un po’ mistico, qualcosa che in qualche modo mi avrebbe lasciato il segno. E invece ho trovato un elenco di cose fatte, di luoghi visti e di persone incontrate, e un insieme di frasi di circostanza, con un bel po’ di retorica. Termino col dire quello che ho detto all’autore, ossia che credo sia un peccato, perché a mio avviso c’erano tutti gli elementi per scrivere qualcosa di molto più profondo e coinvolgente.

Era in gioco il mio futuro, ero conscio che solo se fossi riuscito ad arrivare a Santiago, avrei avuto la chiara visione di quello che mi avrebbe reso felice, di quello che avrei dovuto fare della mia vita. Se avessi abbandonato a metà, sarei tornato a casa senza la risposta che stavo cercando. Come dicevo agli amici del cammino, io a Santiago di arrivavo con o senza piedi.

#2. Nomi di donna di Gianluca Pirozzi
Di tutti i libri di autori emergenti che ho letto, questo è stato uno dei pochi ad avermi colpita veramente, sia per l’idea che per il modo in cui è scritto. In questo libro troviamo una serie di piccoli racconti nei quali l’autore, partendo dal nome di una donna, lo riempie regalandogli un passato, una vita, un’identità. I racconti in sé sono scritti molto bene e sono estremamente interessanti, anche perché a storie di amori e di perdite e di ricordi (racconti abbastanza comuni, diciamo) sono affiancati temi di un certo spessore come la violenza sulle donne e l’immigrazione, temi tratti con delicatezza e tatto, senza mai cadere in cliques ripetitivi. Mi piace, poi, anche pensare che le storie di Bianca, Monica, Galatea, Fabiana, Stella, Diana in realtà potrebbero essere le storie che sono nascoste nei volti di donna che ogni giorni incrociamo per strada e che non conosciamo. E quante volte, poi, anche dietro alle donne che conosciamo si nascondono storie più profonde che vengono custodite nella propria intimità? Ecco, quando un libro mi fa riflettere e va oltre le pagine scritte, per me quello è un buon libro.

“Non capisco Giò, abbi la pazienza di spiegarmi meglio”.
“Voglio die che probabilmente ciascuno di noi due, per il fatto di avere il nome che ha, è qualcosa in più e, al tempo stesso, in meno di quel che sarebbe stato se come dici tu fossi stata Monica e tu Gianni o altri. I nomi, Sandro, non sono un dettaglio da poco o una casualità! E’ vero, non ce li scegliamo, al massimo tentiamo di adattarli storpiandoli con diminutivi o surrogati, ma sta a ciascuno di noi dargli il senso che ogni nome reca in sé e a riempirli dei nostri significhi e del nostro modo di essere con la nostra vita.”

#3. La vertigine del caso di Vanessa Chizzini
Il terzo libro di cui voglio parlarvi oggi è, invece, quello che di più tra tutti mi ha dato l’impressione di essere un libro “impegnato”, uno di quelli che va al di là della storia che contiene e si pone come pretesto per riflettere sulla vita, sulla nostra identità, sulle nostre percezioni. Il libro è suddiviso in due racconti lunghi, i cui protagonisti sono sempre li stessi. Nel primo racconto, intitolato L’eleganza matta, troviamo Mic e Sam, due amici che si concedono un weekend al mare in occasione dell’inaugurazione delle cabine spalmacrema.

Pensare non è altro che prepararsi. Disegnare una mappa, stabilire un percorso, e un piano di riserva nel caso in cui le cose dovessero andare storte. O salvarsi con la fantasia, immaginando uno scenario che ci corrisponda più di quello reale e magari provando, giorno dopo giorno, a mettere in atto le nostre rivoluzioni, grandi e piccole. Sempre con la convinzione che siano belle, ancora con la speranza che possano essere non violente.
Temo che qualcosa nella mia vita sia da cambiare. Ci vorrebbe un’idea, ma tutto quel che posso fare è pensare. Correggere la mappa. Forse si tratta solo di orientarsi meglio, magari di girarsi di qualche grado verso il sole. O di ripararsi all’ombra.

Qui conoscono Adriana, una vedova arzilla ancora profondamente legata al suo defunto marito, con la quale stringono amicizia. Ritroviamo, infatti, i personaggi nel secondo racconto lungo, intitolato Vertigini e stravedenti, quando i tre decidono di trascorrere un weekend a Venezia, tra mostre e calli piene di gente.

L’identità è un treno del passato che si muove nel presente. Gli altri vedono quello che siamo stati e quasi mai quello che siamo, anche se a volte il passato e il presente quasi coincidono e l’immagine riflessa ci corrisponde ancora. Siamo una locomotiva d’epoca, e il meglio che si possa dire di noi è che siamo messi a nuovo e tirati a lucido, più splendenti dei treni con l’aria condizionata e il wi-fi, più affascinanti perché abbiamo molto viaggiato e molto vissuto, e abbiamo visto chissà quanti posti e persone, e chissà quante cose abbiamo da raccontare.

La Chizzini propone una narrazione “nuova”, “innovativa”- non so quale termine scegliere tra i due – rispetto a quello che leggo abitualmente, nel senso che si tratta di due racconti completamente indipendenti tra di loro, ma, se guardati da un’altra prospettiva, anche complementari: possono essere intesi come racconti a sé, con un inizio, uno svolgimento e una fine, ma anche come passi di un percorso più lungo che non si sa dove porterà il lettore. La vertigine del caso è, infatti, il  primo movimento di un progetto che l’autrice non sa quanto andrà avanti e neanche dove porterà. Il lettore, quindi, si ritrova in un percorso in itinere, dove il weekend al mare e quello a Venezia, con le esperienze che comportano, altro non sono che espedienti grazie ai quali Mic scatena le sue riflessioni più profonde. Riflessioni che hanno a che vedere con la felicità, la diversità, le scelte di vita, i rapporti tra le persone, i ricordi. Credo che questo sia uno di quei libri che non sono alla portata di tutti e che devono essere letti con la consapevolezza che tu, lettore, devi porti nei suoi confronti in maniera attiva, entrare dentro i pensieri di Mic e scatenarne di nuovi, in un continuo dialogo con i personaggi delle storie.

In questa domenica di metà agosto risalgo felice le montagne, mi aggrappo alla roccia, guardo verso il basso e mi dondolo in un moto alternato di vertigini e stravedimenti. Le montagne sono dentro il mare, in un grumo del tempo dove la scoperta è giovinezza e la giovinezza, come l’infanzia, è una stagione che torna e a volte non se ne va, uno di quei momenti che non pensano al futuro perché sono in se stessi futuro, un oggi proiettato nel domani come una goccia di luce azzurrata che cade regolare e cadenza le bracciate, che mi porta sempre un pò più in là e mi avvisa di andare piano, mentre l’acqua si increspa e fa tremolare l’immagine di me e della città che vi si riflette, e ci mette in salvo dagli sguardi di chi ci vorrebbe racchiudere in un’unica occhiata moltiplicandoci come in una scomparsa, come negli sdoppiamenti che precedono gli svenimenti, come nelle confusioni che preparano le rivelazioni.

Come vi dicevo, oltre a questi titoli ne ho altri tre in lettura, dei quali spero di parlarvi presto. Spero anche che la mia decisione riguardo alla mia esperienza con gli autori emergenti sia capita.

In collaborazione con Marco Rispoli, Gianluca Pirozzi e Vanessa Chizzini.

***DISCLAIMER*** Questo non è un post sponsorizzato. Il libro recensito in questo articolo mi è stato inviato gratuitamente. Le opinioni sono frutto della mia onestà intellettuale e della mia soggettiva esperienza di lettura.


41UFA09jnEL._SX331_BO1,204,203,200_Il Cammino Di SantiagoMarco Rispoli
CreateSpace Independent Publishing Platform, 120 p.
Formato Kindle € 5,49
Copertina Flessibile € 12,89

 

 

61aMpJa0z3L._SX319_BO1,204,203,200_Nomi di donnaGianluca Pirozzi
L’Erudita, 172 p.
Copertina Flessibile € 16,00

 

 

 

51TSznXC7-L._SX355_BO1,204,203,200_La vertigine del casoVanessa Chizzini
Vanessa Chizzini, 319 p.
Copertina Flessibile € 16,49

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