Vent-otto

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Sembra passata una vita da quel 11 novembre 2006 quando, tornata da scuola, trovai la casa avvolta nel buio, illuminata solo da qualche candela, un mazzo di rose sul tavolo e i miei genitori e le mie sorelle, tutti contenti, che mi accoglievano con un forte “buon compleanno!”. Quel giorno compivo 18 anni e tra una serata in discoteca e un bel voto a scuola, speravo di realizzare i miei grandi sogni. Sogni che avevano il sapore del riscatto per i miei genitori che, al contrario di me, non avevano avuto l’occasione di studiare e che sapevano anche di indipendenza. Cresciuta accanto ad una donna che “se l’è vista sempre da sola”, sognavo di essere come lei. Di potermi bastare, di cavarmela da sola, di guardarmi allo specchio e piacermi. A 10 anni di distanza –  non potete capire come il rendermi conto di quanto tempo sia passato da quel giorno mi faccia strano – sono successe tante cose. La mia vita è cambiata. Io sono cambiata. E con loro sono cambiati anche i miei sogni.
Oggi mi guardo allo specchio e sì, sono abbastanza contenta di ciò che vedo. Non ricordo esattamente come pensavo che sarei stata a ventotto anni, ma sono certa che la mia idea si assomigliava molto alla persona che sono oggi. In realtà non è cambiato molto – senza considerare i capelli bianchi che ogni giorno si aggiungono alla mia chioma scura e che, in fondo, mi piacciono da morire, perché mi avvicinano sempre di più all’idea che ho della me del futuro. Il cambiamento, forse, sta nel conoscermi di più e nel accettarmi per quella che sono.
Perché sì, sono ancora quelle insicura e insoddisfatta e malinconica. Ma ho capito che è inutile combattere contro qualcosa che fa parte di me come se fosse una parte del mio corpo.
Spesso sogno ancora ad occhi aperti prima di prendere sonno la sera e mi diverto a immaginare il mio futuro, sapendo bene che non sarà mai come lo vedo nei miei giochi in bilico tra il sonno e la veglia.
Sono ancora quella che si fa in quattro, che sia sul posto di lavoro o davanti al pc per mandare avanti questo blog o nel prendermi cura di questa casa che ci ha accolti e ci ha visto costruire insieme una vita più solida di quella che pensavamo di essere capaci di costruire.
Sono sempre quella impaurita dal cambiamento, ma ho imparato a prendere le misure quando si tratta di affrontare qualcosa di nuovo. Ormai ho capito che vivere immersa nelle mie routine mi aiuta ad avere i piedi ben saldi a terra, a sentirmi radicata in questa vita, a far fronte a tutte le mancanze che vivere lontana da casa – e dal passato, che a distanza sembra sempre più bello di quello che era nel momento in cui era presente – mi costringe a portarmi dietro.
Non so bene cosa augurarmi per il futuro.
Di certo vorrei che la mia vita sia felice, nonostante le perdite.
Vorrei che sia serena, nonostante le difficoltà.
Vorrei che sia piena, nonostante il tempo sembri non essere mai abbastanza.
E vorrei anche avere il dono di continuare a riempirla delle persone che amo.
Buon compleanno, a me.

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