#gdli100libri trentunesimo libro: “1984” di George Orwell

Era una luminosa e fredda giornata d’aprile, e gli orologi battevano tredici colpi. Winston Smith, tentando di evitare le terribili raffiche di vento col mento affondato nel petto, scivolò in fretta dietro le porte di vetro degli Appartamenti Vittoria: non così in fretta, tuttavia, da impedire che una folata di polvere sabbiosa entrasse con lui.

Il gruppo di lettura I 100 libri di Dorfles mi da sempre grandi soddisfazioni e leggere questo romanzo ne è stata l’ennesima prova. Lo scorso mese abbiamo deciso insieme di lanciarci in quest’avventura e nonostante pensassi di sapere cos’avrei letto, sono stata sorpresa – ancora una volta.

Ciò che stava per fare era iniziare un diario, un atto non illegale di per sé (nulla era illegale, dal momento che non esistevano più leggi), ma si poteva ragionevolmente presumere che, se lo avessero scoperto, l’avrebbero punito con la morte o, nella migliore delle ipotesi, con venticinque anni di lavori forzati. (…) Erano settimane che si preparava a questo momento, e aveva sempre pensato che ci volesse solo del coraggio. L’atto della scrittura sarebbe stato facile. Non avrebbe dovuto fare altro che riportare sulla carta quel monologo diuturno e inquieto che da anni, letteralmente, gli scorreva nella mente. Ora, però, anch’esso si era prosciugato. (…) Ancora una volta si chiese per chi stesse scrivendo il suo diario. Per il futuro, per il passato, per un’epoca che poteva essere del tutto immaginaria. E davanti a lui non si parava la morte ma l’annientamento. Il diario sarebbe stato ridotto in cenere e lui, vaporizzato. Solo la Psicopolizia l’avrebbe letto, prima di spazzarlo via dall’esistenza e dalla memoria. Come potevate rivolgervi al futuro quando di voi non sarebbe sopravvissuta, fisicamente, la benché minima traccia, nemmeno una parola, scribacchiata su un pezzo di carta?

1984 di George Orwell fa parte di quella serie di romanzi nati dopo la Prima e la Seconda Guerra Mondiale – un altro esempio è Il mondo nuovo di Aldous Huxley, di cui vi parlai qui – appartenenti alla corrente della distopia e caratterizzati dalla descrizione di una immaginaria società del futuro dai risvolti spaventosi. Pubblicato nel 1949, questo romanzo è certamente il frutto dei totalitarismi che, in quegli anni, stavano affliggendo il mondo. Che si trattasse di comunismo o di fascismo aveva poco importanza, perché quella di Orwell era una critica che andava al di là della corrente politica.

Winston lasciò ricadere le braccia lungo i fianchi e inspirò piano. La mente gli scivolò nel mondo labirintico del bipensiero. Sapere e non sapere; credere fermamente di dire verità sacrosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte; ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si annullavano a vicenda; sapendole contraddittorie fra di loro e tuttavia credendo in entrambe, fare uso della logica contro la logica; rinnegare la morale proprio nell’atto di rivendicarla; credere che la democrazia sia impossibile e nello stesso tempo vedere nel Partito l’unico suo garante; dimenticare tutto ciò che era necessario dimenticare ma, all’occorrenza, essere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo. Soprattutto, saper applicare il medesimo procedimento al procedimento stesso. Era questa la sottigliezza estrema: essere pienamente consapevoli nell’indurre l’inconsapevolezza e diventare poi inconsapevoli della pratica ipnotica che avevate appena posto in atto. Anche la sola comprensione della parole “bipensiero” ne implicava l’utilizzazione.

img_6236

Il protagonista della storia è Winston Smith, un impiegato del Partito Esterno che lavora negli uffici del Ministero della Verità, il cui compito è quello di “correggere” libri e giornali con l’obiettivo di rendere veritiero tutto ciò che viene affermato dal Partito. L’elemento più interessante di questo romanzo è – ovviamente – il contesto storico e sociale con cui ha a che fare il nostro protagonista, il quale viene spiegato in modo molto interessante della prima parte del libro.

(…) Una volta che fossero state raccolte tutte le correzioni che si erano imposte per un particolare numero del “Times”, il numero in questione venia ristampato, mentre la copia originale veniva distrutta e sostituita negli archivi da quella nuova. Un simile processo di alterazione continua non era applicato solo ai giornali, ma anche a libri, periodici, manifesti, film, commenti sonori, cartoni animati, fotografie, insomma a ogni scritto o documento passibili di possedere una qualche rilevanza politica o ideologica. Giorno dopo giorno, anzi quasi minuto dopo minuto, il passato veniva aggiornato. In tal modo si poteva dimostrare, prove documentarie alla mano, che ogni previsione fatta dal Partito era stata giusta; nello stesso tempo, non si permetteva che restasse traccia di notizie o opinioni in contrasto con le esigenze  del momento. La storia era un palinsesto che poteva essere raschiato e riscritto tutte le volte che si voleva. In nessun caso era possibile, una volta portata a termine l’opera, dimostrare che una qualsiasi falsificazione avesse avuto luogo. 

Siamo in un ipotetico futuro (nel 1984 appunto) in cui il mondo è suddiviso in tre grandi potenze totalitarie – l’Oceania, l’Eurasia e l’Estasia – le quali sono perennemente in guerra tra di loro, con lo scopo di mantenere una sorta di equilibrio mondiale. Per la precisione siamo a Londra, città nella quale hanno sede i quattro ministeri che governano l’Oceania, il cui potere è nelle mani di un partito unico chiamato da tutti semplicemente il Partito, con a capo il Grande Fratello – personaggio che nessuno ha mai visto di persona ma che tiene costantemente sotto osservazione la vita di tutti i cittadini e i cui manifesti tappezzano l’intera città. Capirete bene, ora, quanto detto sopra: un mondo simile ha dei risvolti veramente spaventosi. Non c’è libertà, non c’è amore, non c’è individualità, non c’è futuro: quello descritto da Orwell è un mondo portato all’estremo di se stesso, in un ottica talmente negativa da essere inimmaginabile. 

(…) Lo colpì il fatto che ciò che veramente caratterizzava la vita moderna non era tanto la sua crudeltà, né il suo generale senso d’insicurezza che si avvertiva, quanto quel vuoto, quell’apatia incolore. A guardarsi intorno, ci si rendeva conto che la vita non aveva nulla in comune, non solo con quel torrente di menzogne che fluiva dai teleschermi, ma nemmeno con il programma ideale del Partito. Anche per un membro del Partito, infatti, gran parte della vita era un fatto puramente neutro, che non aveva in sé niente di politico: solo un mesto sgobbare, una lotta al coltello per un posto a sedere in metropolitana, un rammendare calzini consunti, un mendicare una pasticca di saccarina, un mettere da parte le cicche di sigarette. L’ideale propagandato dal Partito era qualcosa di immenso, di terribile, di folgorante: un mondo di acciaio e di cemento armato, di macchine mostruose e di armi terrificanti, un popolo di fanatici guerrieri che marciavano in perfetta unità di intenti, tutti pensando allo stesso modo e tutti urlanti i medesimi slogan, impegnati dall’alba al tramonto a lavorare, lottare, trionfare, reprimere…trecento milioni di persone con la stessa, identica faccia. La realtà era fatta invece di città fatiscenti, squallide, in cui uomini e donne malnutriti si trascinavano avanti e indietro nelle loro scarpe sfondate e vivevano in case del secolo prima, rappezzate alla meglio, che salavano un lezzo di cavolfiore e di cesso. (…) 

img_6438

Come vi ho raccontato su Instagram nel corso della lettura, ho amato questo libro in un modo che non credevo possibile. Non mi ha annoiata – cosa che onestamente temevo parecchio  –, ma al contrario mi ha interessata, più che coinvolta. Mi sono immedesimata in Winston, nel suo percepire che c’è qualcosa di sbagliato in quel mondo e nel suo tentativo di provare a vivere in maniera diversa, con la consapevolezza che prima o poi sarebbe stato scoperto e irrimediabilmente ucciso.  Ho vissuto con lui la passione per Julia e la riscoperta del piacere, il brivido di sapere di stare facendo qualcosa di vietato, la voglia di ritagliarsi un pezzo di vita “normale” che sappia di quel passato di cui Winston ricorda qualcosa, ma di cui non ha immagini precise nella mente.

(…) Una volta, pensò Winston, un uomo guardava il corpo di una ragazza, lo desiderava, e questo era tutto; ora non vi era spazio né per il puro amore né per la pura lussuria. Non esistevano emozioni allo stato puro, perché tutto si mescolava alla paura e all’odio. Il loro amplesso era stato una battaglia, l’orgasmo una vittoria. Era un colpo inferto al Partito. Era un atto politico. 

Quella ci racconta Orwell è, infatti, l’esperienza diretta di Winston in questo mondo controllato dal Grande Fratello. Winston che, pur facendo apparentemente ciò che gli viene richiesto, cova dentro di sé la certezza che quel mondo è basato sulla menzogna. La sua “ribellione” inizia quando decide di scrivere un diario al quale confida i suoi dubbi e continua quando intraprende una relazione amorosa con Julia, una ragazza in apparenza ben integrata nel sistema, la quale però usa questa tecnica per mascherare il suo odio per il Partito.

Non voleva accettare che per legge di natura il singolo è destinato a essere sconfitto in ogni caso. Riusciva a capire che anche lei era condannata, che prima o poi la Psicolpolizia le avrebbe messo le mani addosso e l’avrebbe uccisa, ma un’altra parte della sa mente era convinta che in qualche modo  fosse possibile costruirsi un mondo segreto, nel quale vivere assecondando i propri desideri. Ci volevano solo fortuna, astuzia e coraggio. Non capiva che la felicità era qualcosa che non esisteva, che la vittoria poteva essere ottenuta solo in un futuro remoto, molto dopo la propria morte, che una volta dichiarata guerra al Partito era meglio pensare a sé stessi come a dei cadaveri. 

Ma è nel momento in cui Winston decide di entrare a far parte della Confraternita – un’organizzazione segreta che ha come scopo quello di sconfiggere il governo e che in realtà è solo una trappola del Partito per scovare i trasgressori – che viene catturato e imprigionato. I suoi amici si rivelano nemici e l’uomo – nella terza parte del romanzo, quella che mi ha più fatto paura – viene torturato con l’obiettivo di farlo allineare al bipensiero. Il Partito non può permettersi di avere al suo interno persone che la pensano diversamente e attraverso tre fasi – apprendimento, comprensione, accettazione – mette in piedi un vero e proprio lavaggio del cervello grazie al quale Winston ne uscirà “purificato”. Finirà con l’amare il partito e con il diventare tutto ciò che ha sempre odiato.

Sapeva che prima o poi avrebbe obbedito alla chiamata di O’Brien. Il giorno seguente, forse, o dopo un periodo molto più lungo, non ne era certo. Quello che stava accadendo non era altro che il risultato di un processo cominciato anni prima. Il primo passo era stato un pensiero segreto e nato dall’istinto, il secondo iniziare il diario.  Era prima passato dai pensieri alle parole, quindi dalle parole all’azione. L’ultimo passo sarebbe stato qualcosa che avrebbe avuto luogo nel Ministero dell’Amore, ma si trattava di un epilogo che egli aveva liberamente accettato. La fine era contenuta nel principio. E tuttavia tutto ciò lo atterriva: per essere più precisi, era come un assaggio di morte, come essere un pò meno vivi.

img_6364

Inutile dirvi quanto questa terza parte del romanzo mi abbia terrificata. Non lo credevo possibile. Ma è successo. Inizialmente, fermandomi solo alla prima e alla seconda parte del libro, mi ero “illusa” di trovarmi di fronte ad un romanzo con un epilogo positivo, nel quale tutti i misteri attorno a questo ipotetico futuro sarebbero stati svelati e dove Winston avrebbe cambiato qualcosa. Mi sono invece ritrovata di fronte ad un mondo nel quale il cambiamento non è possibile e nel quale tutti si piegano alla volontà e al controllo del Grande Fratello. Winston diventa simbolo di una lotta con un epilogo già scritto, nella quale non c’è possibilità di scampo.

“(….) Vuoi che ti dica perché ti abbiamo portato qui? Per curarti! Per farti riacquistare la ragione! Ma lo vuoi capire, Winston, che nessuno di quelli che cadono in mano nostra esce di qui senza essere stato guarito? A noi non interessano minimamente quei crimini stupidi che hai commesso. Al Partito i fatti manifesti  non interessano. L’unica cosa che ci sta a cuore è il pensiero. Noi non ci limitiamo a distruggere i nostri nemici, noi li cambiamo. (…)

E allora quella che per me era una storia di speranza, è presto diventata una storia triste. Mi sono ritrovata in uno scenario al quale forse abbiamo rischiato tutti di appartenere: un mondo in cui i desideri e i sentimenti non esistono, i sogni vengono cancellati, la felicità e la speranza neanche si conoscono. E la bravura di Orwell è, nell’aver costruito il-mondo-che-poteva-essere, fuori dal comune.

La cosa terribile che aveva fatto il Partito – mentre vi derubava di qualsiasi controllo sulla realtà – era stata quella di convincervi che gli impulsi e i sentimenti non avevano alcun valore. Una volta caduti in balia del Partito, quel che sentivate o non sentivate, quel che facevate o vi astenevate dal fare, non cambiava, letteralmente, niente. In ogni caso scomparivate, e di voi e delle vostre azioni  non restava più traccia.  Venivate sottratti completamente al flusso della storia. E tuttavia, solo due generazioni prima ciò non sarebbe apparso d’importanza fondamentale, perché nessuno, allora, cercava di alterare la storia. Gli uomini e le donne erano guidati da valori privati che non mettevano mai in discussione. A contare erano i rapporti individuali e un gesto inutile, un abbraccio, una lacrima, una parola detta a un morente avevano senso di per sé.  

Colgo l’occasione per comunicarvi che il libro scelto insieme per la lettura di gennaio è un libro che volevo leggere da tanto, ossia L’isola di Arturo di Elsa Morante.

Alzò lo sguardo verso quel volto enorme. Ci aveva messo quarant’anni per capire il sorriso che si celava dietro quei baffi neri. Che crudele, vana inettitudine! Quale volontario e ostinato esilio da quel petto amoroso! Due lacrime maleodoranti di gin gli sgocciolarono ai lati del naso. Ma tutto era a posto adesso, tutto era a posto, la lotta era finita. Era riuscito a trionfare su se stesso. Ora amava il Grande Fratello.


51a3yiv5ohl-_sx320_bo1204203200_1984 – George Orwell

Casa editrice: Mondadori
Lunghezza: 336 p.
Formato Kindle € 7,99    
Copertina Flessibile € 11,90
Annunci

2 pensieri su “#gdli100libri trentunesimo libro: “1984” di George Orwell

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...