#citazioni – da “Intervista con la storia” di Oriana Fallaci pt.2

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Dopo aver condiviso la prima parte degli stralci delle interviste raccolte in questo libro, oggi continuo con la seconda e ultima parte.

GIORGIO AMENDOLA – Roma, gennaio 1974
“Guardi, a certe conclusioni si arriva anche sulla base della cultura. La politica per me è cultura. Anzi, una delle espressioni più belle della cultura. E’ conoscenza storica, è riflessione. Guai se in politica rinunci alla riflessione, allo studio. Perché i contatti umani sono indispensabili, come sostenevo al tempo della mia polemica con Longo, però se a un certo punto non interviene lo studio e la riflessione… Quando la politica è cultura si capiscono tante cose.”

WILLY BRANDT – Bonn, settembre 1973
“Non fu la patria a riavermi. Fu il caso di un popolo che, dopo esser passato attraverso la dittatura e la guerra e la rovina, tentava di ricostruirsi una vita basata sulla libertà. Sì, fu questo che mi indusse a tornare tedesco. Fu la fantastica voglia di lavorare che v’era in ciascuno di loro, fu quella capacità di concludere, quella volontà di aiutarsi l’uno con l’altro… Una volontà che abbiamo perduto diventando ricchi… V’era nell’aria come una sensazione d’essere tutti incollarsi insieme per fare: malgrado la miseria economica. Capisce? Una questione di valori umani e morali più un fatto nazionalistico.”

AILE’ SELASSIE‘ – Addis Abeba, giugno 1972
“Perfino nei momenti più duri, più dolorosi, Noi non abbiamo rimpianto o maledetto il Nostro destino. Mai. E perché avremmo dovuto? Siamo nati di sangue reale, il comando Ci spetta. Poiché Ci spetta, poiché Nostro Signore Creatore ha pensato che potessimo servire il popolo come un padre serve il figlio, esser monarca costituisce per Noi un grande piacere. Siamo nati per questo, e per questo abbiamo sempre vissuto.”

MOHAMMAD REZA PAHLAVI – Teheran, ottobre 1973
“No, noi iraniani non siamo poi diversi da voi europei. Se le nostre donne hanno il velo, anche voi ce l’avete. Il velo della Chiesa cattolica. Se i nostri uomini hanno più mogli, anche voi ce le avete. Le mogli chiamate amanti. E, se noi crediamo alle visioni, voi credete ai dogmi. Se voi vi credete superiori, noi non abbiamo complessi. Non dimentichiamo mai che tutto ciò che avete ve lo insegnammo noi tremila anni fa.”

AHMED ZAKI YAMANI – Gedda (Arabia Saudita), agosto 1975
“[…] E aggiungo: anch’io crederei nella democrazia, anzi ci credo. Ma il vostro concetto di democrazia non si può applicare a tutti i paesi. Io non voglio la democrazia che porta il caos. E lo stesso discorso vale per la libertà. La libertà che si usa in un certo tipo di società diventa caos quando la si trasporta in un altro tipo di società. Va dunque concessa a piccole dosi, con piccoli passi. E’ impossibile portare cambiamenti drastici a una struttura sociale. Per questo le rivoluzioni non hanno mai successo e in sostanza tutto resta come prima. L’evoluzione non è mai rivoluzione, i cambiamenti veri sono quelli che avvengono lentamente e dolcemente. Certo che i cambiamenti ci vogliono: la vita non è un continuo cambiare?”

WILLIAM COLBY – Washington, marzo 1976
” […] guardi… io ho avuto il telefono controllato tante volte, in tanti paesi, ne sono certo. E non me ne è mai importato. Anche se fosse controllato ora, cosa che escludo, non me ne importerebbe nulla. Almeno sul piano emotivo. Non ci vedo nulla di male a tentar di capire cosa succede nel mondo, cosa pensa la gente e cosa fa. Non si tratta mica di spiare la privacy altrui: si tratta di sapere se lei ha una pistola puntata contro di me, o una qualsiasi altra arma per farmi male. Insomma, lei mi sta chiedendo: una nazione ha diritto o no di usare la sua Intelligence in un’altra nazione, attraverso attività clandestine? Bè, in ogni paese c’è una legge che risponde no. E quasi in ogni paese lo si fa. Perché moralmente si ha il diritto di tentar di scoprire cosa accade, e così proteggerci. E’ illegale ma se ne ha il diritto.”

OTIS PIKE – Washington, marzo 1976
“[…] Senta, io ho fatto  del mio meglio per raccontare la verità come l’ho vista. Ma la verità non è una statistica. La verità è un giudizio. E ciò che io giudico essere la verità potrebbe non essere la verità per Kissinger da una parte e per lei dall’altra. Stiamo parlando di ciò che v’era nella testa di una persona. Né io né lei lo sappiamo, e forse non lo sa nemmeno lui. Perché la mente umana tende, anche in un caso simile, a credere ciò che le fa comodo credere dopo.”

MARIO SOARES – Lisbona, maggio 1975
“Sono un uomo tranquillo, mi piace vivere, e non so nemmeno sparare. Si dice che tutto il paese sia armato ma io, le assicuro, non ho nemmeno una scacciacani. Né in questa casa né altrove. Perché penso che la mia arma sia la penna stilografica, e perché non so sparare, e perché non voglio imparare.”

ALVARO CUNHAL – Lisbona, giugno 1975
“Eh! Eh! Voi giornalisti amate tanto il mistero, ma anche noi comunisti. La differenza è che voi lo amate per il gusto di scoprire le cose e noi lo amiamo per il gusto di nasconderle. E’ un modo per mantenere vivo l’interesse verso di noi.”

SANTIAGO CARRILLO – Parigi, ottobre 1975
“Senta, io sono un uomo politico. Sono un comunista. Sono un rivoluzionario. E la rivoluzione non mi fa paura. Sono cresciuto sognandola, preparandola. Ma quando parlo di rivoluzione non parlo di bombe e di guerriglia: parlo di abolire ciò che si chiama sfruttamento dell’uomo sull’uomo, parlo della libertà degli uomini.”

HELDER CAMARA –  Recife, agosto 1970
“Può risparmiare la domanda: io non riesco neanche a immaginare d’esser qualcosa al di fuori di un prete. Pensi: considero un crimine la mancanza di fantasia eppure non ho la fantasia di immaginarmi non-prete. Per me essere prete non è solo una scelta, è un sistema di vita. E’ ciò che l’acqua è per un pesce, il cielo per un uccello. Io al Cristo ci credo davvero, il Cristo per me non è un’idea astratta: è un amico personale. Essere prete non mi ha mai deluso, né dato rimpianti. Il celibato, la castità, l’assenza di una famiglia nel modo che la intendete voi laici, tutto questo non è mai stato un peso per me. Se certe gioie mi sono mancate, ne ho avute e ne ho altre tanto più sublimi. Se lei sapesse cosa provo quando dico la messa, come mi ci immedesimo! La messa per me è davvero il calvario e la resurrezione, è una gioia folle! Ecco, c’è chi nasce per cantare, chi nasce per scrivere, chi nasce per giocare a pallone, e c’è chi nasce per fare il prete. Io sono nato per fare il prete: cominciai a dirlo all’età di otto anni e non certo perché i miei genitori me lo mettessero in testa. Mio padre era un massone e mia madre entrava in chiesa una volta all’anno. Ricordo anzi che un giorno mio padre si spaventò e disse: “Figlio mio, tu dici sempre di voler diventare prete. Ma lo sai che cos vuol dire? Un prete è qualcosa che non si appartiene perché appartiene a Dio e agli uomini, qualcuno che deve distribuire solo amore e fede e carità…”. E io gli risposi: “Lo so. Per questo voglio diventare prete”.”

ARCIVESCOVO MAKARIOSNew York, novembre 1974
“[…] Non sono un santo. Ma sono un uomo onesto, e non credo che la politica debba essere disonesta. Non credo che, per avere successo, sia necessario ricorrere all’imbroglio. Lo sa perché il mio popolo mi ama? Lo sa perché mi perdona tutti gli errori che commetto? Perché capisce che essi sono causati da cattivo giudizio, non da cattive intenzioni. Lei non deve confondermi coi papi dell’antichità, e infatti se mi chiede un parere su loro io glielo do negativo. L’insegnamento cristiano io cerco di portarlo davvero nei meandri dell’incarico che mi è stato affidato e che ho accettato.[…]”

ALESSANDRO PANAGULISAtene, settembre 1973
“Mi sembri quelli che dicono: “Alekos, sei un eroe!”. Non sono un eroe e non mi sento un eroe. Non sono un simbolo e non mi sento un simbolo. Non sono un leader e non voglio essere un leader. E questa popolarità mi imbarazza. Mi disturba. Te l’ho già detto: non sono l’unico greco che ha sofferto in prigione. Io, ti giuro, questa popolarità riesco a tollerarla solo quando penso che serve quanto sarebbe servita la mia condanna morte. E allora la giudico con lo stesso distacco con cui accettai la mia condanna a morte. Però, anche messa così, è una popolarità molto scomoda. E antipatica. Io , quando mi chiedete “cosa-farai-Alekos”, io mi sento svenire. Cosa devo fare per non deludervi? Ho tanta paura di deludere voi che vedete tante cose in me! Oh, se riuscite a non vedermi come un eroe! Se riuscite a vedere solo un uomo in me!”

tratto da Intervista con la storia di Oriana Fallaci


51GuDBmEoUL Intervista con la storia – Oriana Fallaci
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